Pompeii Theatrum Mundi

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Cinque tragedie greche a luglio nell’anfiteatro pompeiano

 

“L’esperienza che lo spettatore vive durante la tragedia rende la vita possibile e degna di essere vissuta” scriveva Friedrich Nietzsche nellaNascita della tragedia. E da sempre gli studiosi si interrogano sulla genesi di questa straordinaria arte drammaturgica, che contribuì a rendere immortale la civiltà dell’antica Grecia.

Per portare in scena le opere dei grandi drammaturghi classici, il Teatro Stabile di Napoli – Teatro Nazionale insieme alla Soprintendenza di Pompei hanno scelto l’anfiteatro pompeiano, dove dal 22 giugno al 23 luglio si terrà la prima edizione della rassegna di drammaturgia antica dal titolo “Pompeii Theatrum Mundi”.

Si parte con la trilogia di Eschilo “Orestea”, l’unica pervenuta per intero fino a noi, che verrà rappresentata in due parti, Agamennone e Coefore-Eumenidicon la regia di Luca De Fusco, premiata come spettacolo dell’anno del maggior premio teatrale italiano. Sempre Eschilo sarà protagonista dal 30 giugno al 2 luglio con il “Prometeo”, riadattato da Massimo Luconi e interpretato da Luca Lazzareschi.

Il 5 e 6 luglio toccherà al capolavoro di Sofocle “Antigone”, nella versione proveniente dal Senegal di Jean Anouilh, interamente recitata in francese, sempre con la regia di Luconi.

Dal 14 al 16 luglio andrà in scena le “Baccanti” di Euripide, una delle più misteriose tragedie che sia a noi pervenuta, ricca di misticismo e contrapposizioni di cori, per la regia di Andrea De Rosa.

Il programma si chiude con “Fedra” di Seneca il 22 e 23 luglio, per la regia di Carlo Cerciello.

L’Anfiteatro di Pompei fu costruito nel I secolo a.C. sul declivio della collina, ed è diviso in tre zone e cinque settori, ciascuno riservato a spettatori di diversa estrazione sociale. Fu tra i primi luoghi del sito archeologico ad essere liberato dai residui della colata lavica del 79 d.c. che ha permesso di lasciare immutata nel tempo un’intera città, e le sue costruzioni simbolo, che in queste sere d’estate si accenderanno nuovamente.

Giorgio Coppola

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