Intervista a Totò, laureato in Discipline dello Spettacolo

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La Federico II rende onore al Principe della Risata

Il 5 aprile del 2017 l’Università Federico II di Napoli ha conferito ad Antonio De Curtis, in arte Totò, la Laurea ad Honorem in “Discipline dello spettacolo”. Abbiamo così deciso di incontrarlo, per raccogliere i suo pensieri, subito dopo la cerimonia e l’onorificenza conferita.

Questa non è una intervista impossibile, ma una possibile intervista.

 

Allora, Totò, felice?

Di cosa scusi?

Come di cosa? Della Laurea in “Discipline dello spettacolo”, un grande rinascimento.

Ho preso una Laura? Ah, le donne, le donne.

Non faccia lo spiritoso, come sempre.

Non faccio lo spiritoso, io non sono uno studente che studia.

Ma la testa al solito posto, ovvero sul collo, l’avrà, o no?

Quello certamente. E il mio collo è modellabile, è il collo di una marionetta.

Allora anche la sua testa?

Giovanotto, quella no. Non abusi, ogni limite ha una pazienza.

Scusi, scherzavo. Insomma, da oggi la chiameremo Dottor Totò.

Ma mi faccia il piacere.

Ma lei è laureato.

Scusi, lei sta parlando con Antonio de Curtis o con Totò?

E non è la stessa cosa?

E no, proprio no. Vede, Totò è una maschera, una finzione. Una carnevalata. Poi, c’è l’uomo, Antonio de Curtis.

Ma sulla pergamena c’è scritto: Ad Antonio de Curtis in arte Totò.

E hanno sbagliato. L’avrebbero dovuta dare o all’uno o all’altro. A tutti e due non va bene. Facciamo così, Totò si prende la Laura e De Curtis si prende la Laurea. Le sta bene?

Contento lei. Comunque, c’era sua nipote alla cerimonia

Come è gentile per essere una parente: sembra una estranea.

Ah, la ricordo questa battuta.

Bravo giovanotto. Ora che hai aperto la parente, chiudila.

Mi sembra di capire che lei non è contento di questa laurea.

Lei è ignorante?

Penso di no

Male, molto male. Viva l’ignoranza. Tutti dovrebbero essere così, ignoranti. E se ha dei figliuoli, non li mandi a scuola, per carità.

Ma lei ha studiato per essere un grande attore.

L’attore non è un laureato, e poi io sono una macchietta. Sono nato per far ridere gli altri, mica perché debbo ridere io.

Allora lei è un clown?

Giovanotto, io ogni sera recito una poesia, “noi ti ringraziamo, buon nostro protettore…c’è tanta gente che si diverte a far piangere l’umanità, noi dobbiamo soffrire per divertirla; manda, se puoi, qualcuno su questo mondo capace di far ridere me come io faccio ridere gli altri”. Scriva scriva

Prendo appunti.

E scriva bene, ogni limite ha una pazienza. Non se lo dimentichi.

Certo, forse ha ragione, una laurea proprio a lei che prendeva in giro l’Italia dei politici e dei professori.

Presente. Li prendo in giro. Lei è imperfetto. E io sono un libero cittadino, libero la cittadinanza.

L’Onorevole Trombetta

Non lo conosco, conosco solo quel Trombone del padre.

Prima di salutarla, mi levi una curiosità. C’è chi dice che lei improvvisava sul set, e chi dice che non era vero, modificava i copioni prima di girare le scene. Qual è la verità?

E cosa vuole che importi. Io sono morto, e la morte è una livella, anche per noi, attori da cabaret. Se le tengano pure le loro Mostre, cosa vuole che mi importi. Di saltimbanchi ce ne son già tanti, e io, modestamente, lo nacqui. Più di questo, cosa vuole che le dica. Mi lasci la Laura, purché sia una malafemmena, altrimenti come scrivo le mie poesie?

Giorgio Coppola

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