Halloween non ci appartiene …

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Sedimenti-

-di Giorgio Coppola-
Ogni anno, in questi giorni, ascoltiamo sempre la stessa litania.
Ripetizione assidua della negazione della tradizione nostrana della festa dei morti, che nasconde ovviamente una tristezza interna che induce a non festeggiare, negando ogni allegria.
Ma, detto questo, è vero che non ci appartiene?

 

 

Faccio una premessa:
il termine Halloween deriva dal nome “All-Hallows-Eve”, cioè in lingua inglese (meglio ancora scozzese) notte prima di Ognissanti. La prima festa folkloristica cui si fa derivare poi il rito internazionalmente riconosciuto risale alle popolazioni celtiche (sembra in Irlanda). Stiamo parlando ovviamente di riti pagani (detti Samhain) tesi a celebrare i morti per festeggiare la vita. Di lì si è diffuso in tutte le zone anglosassoni, sino all’840 quando il Papa riconobbe la festa di Ognissanti.

Con i secoli si è evoluta, e negli USA sono nate le tradizioni della zucca e dei travestimenti nella notte del 31 ottobre.
Potrei citarvi numerosissime tradizioni secolari italiane, diverse da Regione a Regione, ma mi soffermo su Napoli dove è antichissima la festa “dei morti”, legata ovviamente al loro secolare culto.

 

Credo che tutti siano andati almeno una volta a visitare il “Cimitero delle Fontanelle”.
Collegata al culto vi era la festa dei bambini che giravano la città “intenti a richiedere offerte di dolci con fare più o meno minaccioso e canzonatorio, mascherati elegantemente o con quattro stracci” (citazione).

 

 

L’invocazione era “fate bene i santi morti”.
I bambini giravano con una cassetta a forma di bara chiamata “‘u tavutiello” cantando questi versi:
“Famme bene, pe’ li muorte:
dint’a ‘sta péttula che ‘ce puórte?
Passe e ficusecche ‘nce puórte
e famme bene, pe’ li muorte
Forse non ci appartiene il nome anglosassone Halloween (come forse non ci dovrebbero appartenere neanche l’esclamazione Ok, oppure doping, oppure Stop, Game Over, On/off, Hostess, Casual, Top, Manager, Puzzle, Play-boy, Software, Dessert, Gay, Boss, ecc….), ma la tradizione di celebrare i morti con una festa appartiene anche a noi (allo stesso modo di come è antichissima la nostra tradizione dolciaria di questo periodo con il torrone al cioccolato).
Quindi, per favore, finitela con questa litania, e fate divertire i bambini, che poi, se vi concentrate, vi divertite anche voi genitori.
Infine, se potete, insegnate loro la filastrocca, così conserviamo anche le nostre tradizioni e la nostra lingua.
Ve lo direbbe anche Eduardo, che in questo giorno, 30 anni fa, se ne andò.

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