Giuliano Sarti: il campione dimenticato per un errore

0
97

 

Un ricordo del portiere della mitica Inter degli anni sessanta

  1 giugno 1967, ultima gara del campionato di calcio della Serie A.
Al vertice della classifica c’è, come sempre, l’Inter con 48 punti. È vicinaal terzo scudetto consecutivo, dopo le vittorie nelle due precedenti stagioni. La squadra milanese domina anche la scena internazionale, avendo conquistato la Coppa dei Campioni nelle stagioni 1963/1964 e 1965/1966, e due Coppe Intercontinentali, sempre nel ’64 e nel ’65. Il presidente, Angelo Moratti, aveva fatto sedere sulla panchina il mago Helenio Herrera, che poteva disporre di Burgnich e Facchetti in difesa, di Sandro Mazzola e Domenghini a centrocampo, e di Corso e Suarez in attacco. Una squadra praticamente imbattibile.

Ad un solo punto di distacco c’è la Juventus: 47 punti.
Quel giorno l’Inter affronta la tranquilla sfida con il Mantova, la Juventus quella difficile con la Lazio, a rischio retrocessione.
Dopo i primi 45 minuti entrambe le partite sono inchiodate sullo 0 a 0. Poi, succede l’incredibile.
Dopo appena quattro minuti dal fischio iniziale del secondo tempo, il mantovano Gege Di Giacomo s’invola sulla fascia, contrastato da Picchi, poi si gira e crossa un innocuo pallone verso il centro dell’aria. L’Internazionale schiera tra i pali il miglior portiere sul mercato. Giuliano Sarti vede la palla, le corre incontro, salta e sbaglia la presa. La sfera gli scivola tra le mani e lenta s’infila nella rete.
Nel frattempo, in pochi minuti, la Juventus segna due gol, spingendo la Lazio nella serie cadetta.
A Mantova l’Inter tenta il tutto per tutto, ma senza esito.

La squadra torinese vince il titolo con 49 punti. L’Inter, pochi giorni dopo, perde anche la finale di Coppa dei Campioni contro gli scozzesi del Celtic.
Il portierone Giuliano Sarti resterà un altro anno nell’Inter, che terminerà il campionato ‘67/’68 al quinto posto, dietro Milan, Napoli, Juventus e Fiorentina. Poi, si trasferisce proprio lì dove non doveva andare, alla Juventus, dove resterà seduto in panchina per due anni, prima di abbandonare il calcio.
Nella sua carriera Sarti ha vinto: 3 campionati, 1 Coppa Italia, 1 Coppa Grasshoppers, 1 Coppa delle Coppe, 2 Coppe dei Campioni, 2 Coppe Intercontinentali, indossando per otto volte la maglia della nazionale.
Ma di lui è rimasta solo la papera di quel dannato 1 giugno 1967, e il sospetto che si fosse venduto ai rivali juventini.
L’ironia della sorte ha voluto che morisse proprio a giugno (il 5, precisamente) di quarant’anni dopo, lontano dal calcio, solo e infangato da un errore che non è costato solo uno scudetto, ma una intera vita spesa sui campi di calcio ad afferrare palloni scagliati contro la porta.

Era talmente forte lui e l’intera squadra, che venne inventata una filastrocca che iniziava proprio con il suo cognome: Sarti…Burgnich…Facchetti…
Di lui si sono dimenticati tutti. Tranne la morte.

Giorgio Coppola

 

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui