Al Ghirelli di Salerno Ada Montellanico racconta Abbey Lincoln

Maggio 18, 2019 0 Comments Salernomusic , Teatro 160 Views
Al Ghirelli di Salerno Ada Montellanico racconta Abbey Lincoln

Al “Music Factory” di Stefano Giuliano  una serata di jazz e impegno sociale- di Sergio Del Vecchio-

E’ un privilegio poter ascoltare a Salerno questo interessantissimo progetto nato ne 2016 dalla poliedrica Ada Montellanico che da alcuni anni affascina le platee dei più importanti palchi d’Italia.

Entra nel vivo la rassegna salernitana “Music Factory”, ultimo prodotto della sapiente direzione artistica di Stefano Giuliano, che nel ritrovato Teatro Ghirelli del Parco dell’Irno, dal 15 al 19 maggio vede l’alternarsi di concerti d’eccezione e laboratori musicali tematici curati dal Maestro Giuseppe Ler.

“Abbey’s Road”, questo il titolo del nuovo album di Ada Montellanico, con un simpatico gioco di parole riassume bene l’intento della vocalist romana: ripercorre il cammino della leggendaria Abbey Lincoln, cantante, compositrice e attrice statunitense attiva dalla metà del secolo scorso, è come riportare in vita, attraverso la sua musica e i suoi testi, il suo profondo impegno sociale – tristemente attuale – a favore dei diritti degli afroamericani, vittime di una schiavitù senza fine.

Anna Maria Wooldridge, questo il suo vero nome, si è trasformata più volte nella sua vita, seguendo il cambiamento della società, così come la sua voce che, senza perdere la sensualità e il suo tipico colore soul, è divenuta di volta in volta più aspra, straziante, passando dal lamento all’urlo, quasi ad essere essa stessa la voce del popolo di colore.

Fondamentale il suo incontro nel 1960 col celebre batterista Max Roach, con cui intraprese un percorso artistico e di vita che la portò a produrre dischi di grande impatto sociale, quantomai scomodi nel contesto storico e politico del tempo, che le procurarono anche la condanna e la riprovazione della società bianca, fino alla messa al bando quando abbracciò la causa del movimento Black Power.

In effetti il sodalizio con Roach portò Abbey ad intraprendere un percorso di coscienza in cui ella rivide e apprezzò il suo essere di colore e comprese come la musica potesse essere usata, quasi come un’arma, per rivendicare i diritti.

Ada Montellanico, che già in passato ci ha regalato splendide riletture di autori classici di cui abbiamo ancora tanto da scoprire, come ne “L’altro Tenco” o in “Omaggio a Billie Holiday” (che immaginiamo possa aver gettato più di un seme in questo progetto), con “Abbey’s Road” cerca di approfondire ed esaltare la musicista americana mettendone in risalto i testi e la loro forza espressiva e lo fa con un organico insolito che la priva del sostegno di uno strumento armonico guadagnando d’altro canto un sound particolarmente suggestivo e adatto al tema.

Giovanni Falzone, eclettico trombettista, prosegue con questo disco la sua collaborazione artistica con Ada, scrivendo gli arrangiamenti dei brani e regalandoci il brano di overture dell’album.

Lui e Filippo Vignato al trombone, a colpi di virtuosismo e di sordina, contrappuntano i diversi brani, supportati da una validissima sezione ritmica composta da Matteo Bortone al contrabasso ed Ermanno Baron alla batteria.

Di grande impatto emotivo i pezzi proposti dal repertorio, fra cui ci piace citare “Driva Man”, ispirato a un sorvegliante di schiavi, “Freedom Day”, che rappresenta un anelito verso l’uguaglianza, e i brani, come “Talking to the Sun”, ispirati a quell’Africa che Abbey ha sempre avuto nel cuore, tanto che nel 1975 ritornandovi con Miriam Makeba,  i leader di allora della Guinea e dello Zaire le attribuirono il nome di Aminata Moseka che lei decise di portare con sé per sempre.

Non possiamo considerare Ada Montellanico solo una splendida interprete jazz, qui in grado di cantare senza supporto armonico e di destreggiarsi con maestria passando dalla voce calda di brani melodici all’improvvisazione be bop, fino alle coloriture africane, dopo questo ascolto la consacriamo musicista sensibile e preparata, di grande spessore culturale in grado di lanciarci un messaggio che dobbiamo assolutamente cogliere.

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