When They See Us, una storia vera del 1989… molto attuale

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Viviamo tempi difficili, la pandemia, la conseguente crisi economica, ma c’ė chi sta messo peggio, come gli Stati Uniti d’America, che vivono anche una crisi sociale epocale a causa dell’omicidio Floyd.
I media parlano da settimane delle tante manifestazioni contro il razzismo e la violenza della polizia verso cittadini, soprattutto se di colore, conseguenza di quello che è stato definito, a tutti gli effetti, un omicidio di un poliziotto eccessivamente solerte nello svolgimento delle proprie mansioni.
La situazione è esplosiva, e si sta allargando a macchia d’olio in tutto il mondo. È come se fosse stato tolto il tappo ad una bottiglia che da tempo aspetta solo di esplodere. E cisì è stato.
Ma il problema del razzismo negli USA non è un problema di oggi, come ben sappiamo, purtroppo di episodi gravi e disprezzabili ne è piena la loro storia.
Nel 1989 ne accadde uno che fece parlare la stampa e l’opinione pubblica per anni, perché alla fine si è trattato di un caso di razzismo ancora una volta da parte della polizia di New York nei confronti 5 adolescenti i quali solo dopo molti anni verranno completamente scagionati dalle infamanti accuse di stupro avvenuto in Central Park. Nel frattempo le loro vite furono devastate e cambiate per sempre… ed erano solo degli adolescenti.
La mini serie TV, When They See Us, in programmazione su Netflix, racconta molto bene, in quattro episodi più lunghi della media, la vera storia dello stupro di Central Park, che vide coinvolti cinque adolescenti (quattro di colore ed un ispanico) e una vittima, Trisha Meili.
È una storia difficile da digerire, soprattutto perché si conoscono i fatti e si sa che i ragazzi non erano colpevoli. Ma la politica gioca un ruolo determinante sullo svolgimento delle indagini.
In quegli anni in città si verificarono molte aggressioni violente e la cittadinanza era piuttosto preoccupata, pertanto, pur di recuperare credibilità, la polizia e gli investigatori volevano dei colpevoli ad ogni costo e dare loro delle condanne esemplari. Addirittura lo stesso Trump, sì proprio quello che oggi è il presidente degli Stati Uniti, comprò un’intera pagina di giornale per appoggiare la polizia… Quando si dice il Karma… chi avrebbe mai detto che trent’anni dopo proprio lui avrebbe dovuto gestire (senza riuscirci al momento) la più grave crisi sociale degli ultimi decenni a causa della violenza e del razzismo della polizia.
La serie è bella, avvincente e fatta molto bene, ma è pugno nello stomaco, soprattutto quando racconta il vigliacco trattamento che investigatori e procuratore riservano ai giovani ragazzi. Fortunatamente è anche una storia a lieto fine, che compensa l’amarezza e la frustrazione che lo spettatore deve subire seguendo la storia di quei ragazzi ai quali è stata negata la giovinezza, costretti a diventare uomini in ambiente decisamente ostile e non adatto a loro.
Se non conoscete i fatti guardate la serie fino alla fine, e sarete ricompensati perché c’è tanta speranza e positività. Non è una serie spensierata, ma di questi tempi rappresenta un’ulteriore testimonianza del fatto che il razzismo esiste, ma che può essere sconfitto, anche se il prezzo richiesto è molto alto.
Nicola Olivieri

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