“Per rendere felice un uomo, riempi le sue mani di lavoro…”

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Storia di lavoratori speciali-

Per rendere un uomo felice, riempi le sue mani di lavoro, il suo cuore di affetto, la sua mente con uno scopo, la sua memoria con conoscenze utili, il suo futuro di speranza, e il suo stomaco di cibo. Queste sono parole di Frederick E. Crane e secondo me sintetizzano alla perfezione ciò di cui ha bisogno l’uomo per essere felice. Come vediamo, al primo posto mette il lavoro perché nel lavoro c’è la possibilità di trovare se stessi, la propria realtà- per se stessi, non per gli altri – ciò che nessun altro potrà mai conoscere.

Per il 1° Maggio, festa dei Lavoratori, trovo che possa essere bello ed interessante parlare di una particolare categoria di lavoratori: i detenuti. A Sant’ Angelo de Lombardi c’è una casa circondariale molto particolare, fiore all’ occhiello per l’Italia nel suo settore. Questo istituto, ricostruito dopo il sisma del 1980 è stato testimone di un comportamento di alto valore umano da parte dei detenuti che proprio in occasione del terremoto, invece di approfittarne per riconquistare la libertà, si prodigarono per estrarre dalle macerie i corpi degli agenti.

Nella ricostruzione della casa circondariale il piano pedagogico ne è un esempio perfetto, in cui i protagonisti sono i colori ed i murales realizzati dagli stessi detenuti. Molto ironico e simpatico è il murales che rappresenta la famosissima Banda Bassotti che evade e degne di nota sono anche le belle illustrazioni della ludoteca , creata per ospitare le famiglie con bambini in visita ai detenuti.
Ci sono poi una cappella ed una sala dedicata ai vari culti, una sala conferenze e le aule per le scuole primarie e secondarie perché ciò che ti rende veramente libero è la cultura.

In questo istituto , grazie soprattutto al direttore Massimo Forgione, si è realizzato ciò di cui tratta l’art. 27 della Costituzione della Repubblica: “ le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”. Ebbene, qui si tenta di fare ciò attraverso il lavoro e si può affermare con gioia ed orgoglio, che ci stanno riuscendo. Si cerca di insegnare loro un mestiere ed uno stile di vita proprio del cittadino comune che la mattina si alza e va a lavorare.
I detenuti vengono pagati in modo che quando avranno scontato la loro pena e torneranno ad essere liberi avranno messo da parte qualcosa oltre ad aver imparato un mestiere. La casa circondariale di Sant’Angelo dei Lombardi è molto ben organizzata, sono diventati autosufficienti per tutte le lavorazioni che qui si fanno.
Essendo questa una realtà territoriale di tipo appenninico, l’amministrazione ha pensato bene di sviluppare l’agricoltura e l’allevamento riuscendo anche a coinvolgere una cooperativa esterna – Il Germoglio -, costituita da giovani che collaborano con i lavoratori detenuti. Il tenimento agricolo è completamente organizzato e attrezzato sia con strumenti che con mezzi meccanici. Hanno una buona produzione di miele, funghi, frutti di bosco, olive, nocciole e vino.
Vino che hanno presentato all’ Expo 2015 a Milano e che hanno donato al Papa.
Papa Francesco lo ha molto apprezzato, ha apprezzato specialmente l’implicito valore aggiunto alla produzione vinicola poiché il “ vino dei detenuti “- la cui etichetta ” Il Galeotto “lo incuriosì e lo divertì molto – si fa portavoce di un rilevante messaggio sociale, veicolando l’attenzione sulle classi deboli e svantaggiate.

Recandosi in questo istituto sembra di arrivare in una officina fervente di attività. Infatti vi troviamo una tipografia, dal nome veramente suggestivo e significativo – Le Ali di Carta- creata con l’utilizzo di macchinari dismessi, raccolti in giro per l’Italia e rimessi in funzione dai detenuti stessi. Oggi essi sono in grado di stampare cartelline ( più di 1600 al giorno) che vengono utilizzate dal Ministero della Giustizia, con un risparmio di migliaia di euro per lo Stato.

C’è anche una sartoria che realizza cravatte, ma la cosa che più mi intriga e mi sembra singolare è l’autofficina. Cosa fa questa autofficina? Ripara i mezzi della Polizia! Sublime soluzione: i detenuti lavorano per fare in modo che la Polizia possa lavorare!

Questo carcere ha dimensioni contenute e non ospita detenuti condannati per delitti di particolare pericolosità, perciò qui si può avere un soggiorno civile ed una speranza di reinserimento , non solo nella società civile, ma anche nel mondo del lavoro, perché anche da noi sta prendendo piede la filosofia che , quando si assume una persona, si assume un uomo e non la sua storia. Come diceva Voltaire : “non fatemi vedere i vostri palazzi ma le vostre carceri, perché è da esse che si misura il grado di civiltà di una nazione. “

E , se è vero che il lavoro nobilita l’uomo, tutti hanno il diritto di essere “ Nobilitati “

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