I Have a Dream: un sogno diventato realtà

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Il coraggio delle idee-di Rosanna Palumbo-

“I Have a Dream” , Io ho un Sogno e questo Sogno ha brillato come una stella nella notte. I Have a Dream e questo Sogno, simile alla fiaccola di Olimpia, non si è mai spento. I Have a Dream e questo Sogno ha sfidato il tempo ed è arrivato fino a Yolanda Renee King che, con la sua voce squillante di bimba, lo ha ripetuto 50 anni dopo suo nonno! Yolanda è comparsa a sorpresa alla “Marcia per le nostre vite” ed emulando suo nonno, il grande Martin Luther King, ha gridato al mondo “ I Have a Dream”, e continuando:” Mio nonno aveva un sogno : che i suoi quattro figli non fossero giudicati per il colore della loro pelle ma per il loro carattere. Io ho un Sogno: che questo sia un mondo senza armi.”

E, con la semplicità e l’immediatezza proprie del nonno, Yolanda ha trascinato l’immensa folla in un canto. La bimba di 9 anni, che ha raccolto il testimone del nonno, è stata anche la protagonista ad Atlanta di uno degli eventi dedicati ai giovani attivisti in favore dei diritti umani: “The Centennial Generation of King Children”. L’America il 4 aprile si è ricordata del suo martire a 50 anni di distanza: alle ore 18 e un minuto decine di campane, non solo negli USA, hanno suonato all’unisono con trentanove rintocchi. Trentanove rintocchi pari agli anni che aveva M.L.King quando il suo sogno, insieme alla sua vita, si interruppero bruscamente a Memphis, nel Tennessee, per mano di James Earl Ray. Un colpo di fucile che gli trafisse la guancia e lo trapassò fino alla spalla, lo colpì mentre era affacciato al balcone del Lorraine motel, stanza 306 ,uno dei pochi motel che accettavano i neri.

I veri motivi del gesto di J.E.Ray non si conoscono ancora, il fatto è ancora oggi circondato da misteri in circostanze non chiare. Addirittura, i figli di King credono che J.E.Ray sia innocente e che sia stato solo un capro espiatorio. Martin Luther King nacque il 15 gennaio del 1929 ad Atlanta, in Georgia, ed ebbe una vita piuttosto agiata per un afroamericano, anche se fin da bambino conobbe le discriminazioni razziali che negli anni ’30 e ’40 erano quotidiane nel Sud degli Stati Uniti. Studiò con l’elite nera al Morehause College e si laureò in Teologia al Crozer Theological Seminary in Pennsylvania, conseguendo poi il dottorato alla prestigiosa Boston University. Diventato Pastore, divenne uno dei più promettenti leader afroamericani e nel 1955 fu tra i principali organizzatori dello sciopero dei mezzi pubblici di Montgomery in Alabama a seguito della protesta pacifica della sartina nera, Rose Parks, che si era rifiutata di cedere il suo posto ad un passeggero bianco su un autobus. Gesto “veramente inconcepibile!”  che portò ad uno sciopero che durò quasi un anno e che pose fine alla segregazione razziale sugli autobus.

King divenne, così, il più visibile leader per i diritti degli afroamericani. Insieme a Ralph Abernathy, fondò e poi divenne il Capo della Southern Christian Leadership Conference, la cui strategia era la disobbedienza civile, cioè l’insubordinazione pacifica alle leggi ritenute ingiuste, accettandone le conseguenze penali. Infatti, M.L.King fu arrestato più volte a sit-in e a manifestazioni. “One man. One march. One speech. One dream”, (Un Uomo, Una Marcia, Una Parola, Un Sogno), fu la sua filosofia.

“I Have a Dream” dal 28 agosto 1963 divenne una frase universalmente nota: queste parole furono incise nel marmo vivo della Storia. Sono diventate un simbolo e la lotta contro il razzismo e la segregazione non è stata più la stessa. L’anno successivo King ricevette il Premio Nobel per la Pace, ma purtroppo stava per giungere al termine della sua vita! Il 3 aprile del 1968 tenne un discorso diventato famoso e ricordato per i suoi toni premonitori. Le parole che pronunciò quella sera fanno venire i brividi, sapendo quello che è successo il giorno successivo. Martin nel suo discorso afferma che, come tutti, vorrebbe vivere una vita lunga perché la longevità ha la sua importanza, ma non gli interessa ora, ora vuole solo fare il volere di Dio. Continua poi dicendo:” E lui mi ha permesso di salire in cima alla montagna. E ho guardato giù e ho visto la Terra Promessa. Potrei non arrivarci con voi, ma voglio che sappiate stasera che noi, come popolo, arriveremo alla Terra Promessa. Sono così felice stasera. Non sono preoccupato di niente. Non temo nessuno.” Il giorno dopo, Martin Luther King ha raggiunto la Terra Promessa. Gloria!

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