Dal 12 maggio la magia travolge Milano con “Harry Potter, The Exhibition”

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Milano diventa Hogwarts – di Rosanna Palumbo-

“Solo coloro che possono vedere l’invisibile, possono compiere l’impossibile!” Una di queste persone è sicuramente J. K. Rowling. Il suo vero nome è Joanne Rowling, soprannominata Jo fin da piccola. In un mondo maschilista come il nostro, il suo editore le consigliò di usare solo le iniziali del suo nome per poter essere scambiata per un maschio ed avere una maggiore possibilità di successo. Come se un maschio potesse mai avere una fantasia e un’immaginazione pari a quella di una donna! Perché nessun grande artista vede le cose così come sono. Infatti, se lo facesse, cesserebbe di essere un artista. E Joanne era una artista già all’età di sei anni, quando scrisse “Rabbit”, il suo primo racconto. La Rowling è riuscita a creare l’incanto di un mondo “altro”.

Con il suo Harry Potter, come per magia, ci ha trasportato in una realtà parallela più reale di quella quotidiana. Tutto è iniziato dal binario 9e3/4 della stazione londinese di King’s Cross, da cui parte il treno per Hogwarts. Tutto è iniziato su un treno perché è lì che Joanne ha creato il maghetto con i capelli neri, gli occhiali rotondi e una fatidica cicatrice a forma di fulmine sulla fronte!

La scrittrice ha dichiarato che la stazione di King’s Cross per lei è il posto più romantico del mondo, perché è lì che si incontrarono e si innamorarono i suoi genitori. L’immaginazione a volte dispiega ali grandi come il cielo, anche se si è chiusi in un vagone ferroviario, specialmente se il treno porta 4 ore di ritardo come capitò a Joanne. Dunque, tutto inizia dalla Platform 9e3/4 con un treno in partenza per Hogwarts dove c’è la Scuola di Magia e di Stregoneria, in un castello nel mezzo di una catena di montagne in Scozia. Quella di Harry Potter è una saga high fantasy, ambientata principalmente nel “Mondo Magico”, durante gli anni ’90 del ventesimo secolo. L’opera è divisa in sette libri, sette quanti sono gli anni di studio del maghetto ad Hogwarts: “Harry Potter e la Pietra filosofale”, “Harry Potter e la camera dei segreti”, “Harry Potter e il prigioniero di Azkaban”, “Harry Potter e il calice di fuoco”, “Harry Potter e l’Ordine della Fenice”, “Harry Potter e il principe mezzosangue” e “Harry Potter e i Doni della Morte”.

La saga non appartiene solo al genere fantasy, ma anche al genere classico, perché può essere definita romanzo di formazione in quanto le storie non sono ambientate in un’epoca immaginaria o differente dalla nostra, né tantomeno in un altro universo. La saga è ambientata nel mondo reale e nei decenni che vanno dal 1981 al 2020. In altre parole, il “Mondo Magico” conviverebbe da sempre con quello delle persone comuni, non magiche e che vengono chiamate “Babbani”, ma da esse si nasconderebbero per motivi di sicurezza e di ordine. Perciò, con un po’ di fortuna, anche noi Babbani potremmo prendere il treno al binario 9e3/4 ed arrivare alla Scuola di Magia, solo che l’unica cosa che troveremmo sarebbe un ammasso di rovine e un cartello con scritto: ” Attenzione, non entrare, pericolo di morte”. Tutto vero perché se come disse Antoine de Saint – Exupèry : “Un ammasso di roccia cessa di essere un mucchio di roccia nel momento in cui un solo uomo la contempla immaginandola, al suo interno, come una cattedrale”, anche noi potremmo essere in grado di vederlo. Ma a contemplare questo Castello è stata una donna che ha creato non una cattedrale, ma la più famosa scuola per maghi del mondo.

Nel discorso finale che nel 2017 ha tenuto ai laureandi di Harward, la Rowling ha esaltato l’importanza cruciale dell’immaginazione, ricordando quando i suoi genitori la rimproveravano proprio per la sua immaginazione iperattiva. “Anche se personalmente difenderò il valore delle favole della Buonanotte fino all’ultimo respiro, ho imparato ad apprezzare l’immaginazione in un senso molto più ampio!” Così affermava, perché per Joanne l’immaginazione non è solo la capacità unicamente umana di immaginare ciò che non esiste, e quindi la fonte di ogni invenzione e innovazione; nella sua capacità più trasformativa e rivelatrice, l’immaginazione è il potere che ci consente di entrare in empatia con quelle persone le cui esperienze non abbiamo mai condiviso. Questo è molto importante per la scrittrice, in quanto ha lavorato per 20 anni per Amnesty International e ogni giorno ha visto prove sui mali che il genere umano infligge ai propri simili per ottenere o mantenere il potere. Eppure, ha imparato di più sulla bontà umana lavorando con Amnesty International di quanto non avesse mai saputo prima. Non abbiamo bisogno della magia per cambiare il mondo esterno, abbiamo già dentro di noi tutto il potere di cui abbiamo bisogno, il potere di immaginare meglio.

Lo afferma anche Plutarco: “Ciò che conseguiamo interiormente cambierà la realtà esterna”. Tutto ciò lo ritroviamo nell’Opera della Rowling. Harry Potter, un esile bambino dagli occhi verdi e dal cuore puro, al quale è stato distrutto il suo nido familiare dalle forze del male (rappresentate da Lord Voldemort che può essere paragonato ad Hitler per l’ossessione per la purezza della razza) riesce a sconfiggerle. I libri di Harry Potter sono una prolungata argomentazione per la tolleranza, una prolungata preghiera di porre fine ad ogni forma di fanatismo. La magia non è solo quella che fa da sfondo ai libri, ma è soprattutto quella sintonia che si crea tra il lettore ed il romanzo.

Alcuni lo considerano un libro per bambini, altri un libro come un altro; per molti, anzi per moltissimi, è una passione vera e propria. Una passione così grande che verrà celebrata anche a Milano con una mostra dedicata al famoso maghetto, che aprirà le porte al pubblico il 12 maggio alla Fabbrica del Vapore, che diventerà una piccola Hogwarts. Milano sarà l’unica tappa italiana del tour europeo.

La mostra “Harry Potter, the exhibition”, sarà una mostra immersiva, nel vero senso della parola. I visitatori si troveranno immediatamente catapultati nel mondo di Harry Potter, ne diventeranno i protagonisti e potranno, come lui, passeggiare per il Salone e nei dormitori dei Grinfodoro, seguire le lezioni nelle aule di “erbologia” per poter preparare le pozioni, e spingersi fino alla Foresta Proibita. La mostra presenta ambientazioni tratte dalle più famose location dei film, che traboccano di oggetti di scena autentici, costumi e creature usati durante le riprese. E non è tutto; si potrà interagire durante una partita di “Quidditch”, lo sport che si pratica ad Hogwarts, ma che ha ispirato tornei nella realtà e che viene giocato da noi “Babbani”. Anche questo sport, con tutte le sue regole, è stato inventato dalla Rowling!

Inoltre, Milano celebra la famosa saga fantasy con quattro importanti ambientazioni in quattro bellissime piazze. A piazza Cadorna ci sarà la gigantesca statua della famosa “Ford Anglia Volante” del signor Weasley , con la quale Harry e Ron, il ragazzo pel di carota suo migliore amico, raggiungono il Castello di Hogwarts. In piazza Missori svetta Il Cappello Parlante con i suoi tre metri di altezza. A piazza Moscova ritroviamo la “Nimbus 2000”. E a Piazza Argentina non poteva mancare l’Elfetto domestico Dobby nel pieno delle sue mansioni.

E, se non riuscite ad incontrarli, vuol dire che, come affermava Axel Munthe, “c’è da restare meravigliati di sapere che c’è gente che non ha mai visto uno gnomo e non si può fare a meno di provare compassione per costoro. Qualcosa non va. Sicuramente la loro vista non funziona bene. Perché, come è un racconto, così è la vita: non quanto dura, ma quanto è bella è ciò che conta!”

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