“Caro nipotino mio…”

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Un nonno che scrive una lettera al suo nipotino: che cosa bella! Oggi non si scrivono più molte lettere: giustamente, solo un nonno può ancora desiderare di mettere su carta le parole scritte nel suo cuore e nella sua mente. Come è importante dare un segno tangibile di ciò che proviamo, prendere una penna e creare su un foglio bianco un mondo di parole, non semplicemente dette ma fissate, fermate nello spazio e nel tempo. Un nonno ha tanto tempo e tante opportunità per parlare con il nipotino, eppure scrive. Scrive una lettera forse per lasciare una traccia, per dire quello che conta veramente, per trovare le parole adatte, per non lasciare che il tempo cancelli i ricordi… E, soprattutto, credo che si scriva una lettera perché le parole scritte danno un senso a quello che si vive e che si percepisce. E poi, fra anni la lettera si può riprendere e rileggerla! Infine, la lettera è una cosa bellissima perché è un contatto fisico indiretto: sia il destinatario che chi l’ ha scritta hanno tenuto in mano lo stesso foglio di carta. Il nonno di cui parlo si chiama Umberto Eco, il nipotino Emanuele. Bellissima lettera, scritta da un nonno non certo “barbogio”, ma uno dei più importanti uomini di cultura italiani e del mondo. Un nonno che dà al suo nipotino vari consigli, dall’uso dell’I pad al sesso (sconsigliando quello virtuale e spingendolo ad uscire per conoscere le ragazze vere!), anche se il consiglio più importante ed un po’ inaspettato per me è quello di esercitare la memoria. Umberto Eco si preoccupa che il continuo uso del computer possa far perdere il gusto di mettere in testa il sapere. “La memoria è un muscolo come quello delle gambe, se non lo eserciti si avvizzisce e tu diventi (dal punto di vista mentale) diversamente abile e cioè (parliamoci chiaro) un idiota!”. Secondo me, in queste parole c’è tutto Umberto Eco. In questa lettera, che ogni nipotino dovrebbe avere la fortuna di leggere e di averla a lui dedicata, ci sono tanti consigli di vita, di crescita umana ed intellettuale, di insegnamenti fatti con arguzia e con sagacia. La chiusura poi la trovo veramente stupenda, un inno alla cultura fatto con spirito pratico ma poetico: ”Verrà il giorno in cui sarai anziano e ti sentirai come se avessi vissuto mille vite, perché sarà come se tu fossi stato presente alla battaglia di Waterloo, avessi assistito all’assassinio di Giulio Cesare e fossi a poca distanza dal luogo in cui Bertoldo il Nero, mescolando sostanze in un mortaio per trovare il modo di fabbricare l’oro, ha scoperto per sbaglio la polvere da sparo, ed è saltato in aria (e ben gli stava). Altri tuoi amici, che non avranno coltivato la loro memoria, avranno vissuto invece una sola vita, la loro…” In questa lettera traspare un Umberto Eco diverso dai vari Umberto Eco a cui eravamo abituati: il filosofo, il saggista che ha scritto numerosi saggi di semiotica, estetica medievale, linguistica, oltre a romanzi di successo, il fondatore dell’Università di San Marino e professore emerito e presidente della Scuola Superiore di Studi Umanistici dell’Università di Bologna. Umberto Eco uomo, nonno che ribadisce fino all’infinito l’importanza della lettura : ”Leggere allunga la vita e la lettura è un’immortalità all’indietro.” Condivido e spero che queste parole abbiano…ECO.

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