Quando il male porta via i ricordi.

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I malati di Alzheimer da amare e proteggere

L’8 marzo è la festa della donna ed una piccola grande donna, presidente dell’Associazione Femminile “Pro Salute” ha inteso festeggiare questa ricorrenza con un convegno medico tenutosi nell’Aula Magna dell’Ospedale San Luca di Vallo della Lucania. Convegno di grande attualità dedicato non solo alle donne. La signora Lilia Quaranta, presidente di questa associazione già da 15 anni, è presente sul territorio di Vallo della Lucania con grande impegno ed entusiasmo. Organizza di volta in volta convegni medici di ampio respiro e grande interesse, avvalendosi sempre della collaborazione di professionisti molto validi e noti. Quest’anno il tema trattato è stato : l’Alzheimer.

L’ Alzheimer è la malattia che sconvolge la vita quotidiana e che ruba  la percezione del tempo. La crudeltà di questa malattia consiste nel non farti riconoscere quando ti guardi allo specchio e, cosa ancor più terribile, non riconoscere le persone che ami e che ti amano. Infatti, l’amore nutrito verso le persone affette da questo terribile morbo è l’amore più grande perché incondizionato: le ami senza che esse ti riconoscano neanche.  

Chico Buarque de Hollanda, famoso chansonnier brasiliano e raffinato scrittore, nel suo libro “ Latte versato” ci parla della memoria ed in modo molto poetico, ma reale, dei problemi dell’Alzheimer:  “la memoria è un vero pandemonio, eppure là dentro c’è tutto, dopo aver scartabellato un po’ il proprietario riesce a trovare qualsiasi cosa…”. Immaginiamo però quando il proprietario non riesce a trovare più niente, quando tra le ingannevoli pieghe dei ricordi trova solo imitazioni di ricordi, ricordi di ricordi e poi …il nulla.

Attenzione però, i malati hanno una perdita di cognizione non di affettività, perché possono non riconoscere le persone ma riconoscono l’affettività e l’anaffettività. Il valore di una carezza per loro è ancora più grande, il tocco della tua mano che passa lieve può essere un sostegno, in un abisso di solitudine. Ho imparato che ogni giorno dovremmo spingerci a toccare qualcuno, la gente ama una carezza e, per gli ammalati, la carezza è il gesto d’amore più intenso di tutti.

Sino ad oggi abbiamo interpretato  e pensato a questa condizione solo in termini di assistenza e sacrificio, non di amore. Eppure è l’amore  che deve dominare, anche se unilaterale,  proprio quando il malato inizia a perdere  il contatto con il mondo esterno e  con i visi noti; quando tutto è cancellato…

Tutto ciò è ben presente nel cuore e nell’anima di tutti gli operatori del Centro Diurno Alzheimer Villa Maria di Battipaglia. Al convegno sono stati presenti il dottor Giancarlo Albano, direttore di questa struttura, e la dott.ssa Rosa Scarpa, che hanno reso  questo centro un fiore all’occhiello della Sanità Campana. Sono coadiuvati da una folta e bellissima squadra di giovani volontari dell’AIMA che offrono un duplice sostegno, sia per il miglioramento delle  condizioni dell’ammalato, sia per dare sollievo alle famiglie  così gravemente penalizzate. Opera ed attività meritoria che, però, dovrebbe essere ampiamente incrementata con la creazione di nuovi centri. Cosa veramente molto difficile a causa dei costi, come ha spiegato con grande chiarezza e professionalità il dottor Riccardo Coppola, relatore della serata. Poi il dottor Vincenzo Pizza, responsabile del Centro Demenze U. O. Neurofisiopatologia P.O San Luca, ha illustrato in modo semplice e chiaro le cause e la progressione della malattia. Ha tenuto a sottolineare l’importanza di una diagnosi precoce, quando il deficit cognitivo incomincia ad interagire con la vita di relazione, quando si ha un’alternanza del pensiero, del comportamento, dell’umore : è allora che bisogna correre ai ripari. I farmaci, purtroppo, non sono di grande utilità, anche se possono servire per un rallentamento della malattia.

Un’alternativa l’ha data la dott.ssa Silvana Stifano, psicologa, esponendo ed identificando le aree di intervento psicologico, come ad esempio: l’aiuto e la collaborazione attraverso la metodologia dell’analisi del caso, le dinamiche suscitate dalla situazione specifica, le possibili conseguenze sul piano relazionale e organizzativo, facendo presente che un intervento psicologico può favorire un rapporto di collaborazione con i familiari del malato ed una maggiore competenza assistenziale e relazionale. Infine, anche se questa è una malattia che è stata diagnosticata per la prima volta solo nel 1906, don Damiano Modena, un sacerdote direttore spirituale del Centro di Igiene Mentale di Padova, si è preso la briga di cercarne le tracce nella Bibbia e nelle Antiche Scritture. Ebbene, c’è riuscito . In un versetto del Libro di Sirach- il Siracide- c’è scritto: “ sii indulgente anche se perde il senno mentre tu sei nel pieno del tuo vigore…”. Perciò, da sempre è l’indulgenza,  l’amore verso questi malati a non dover mai venire meno. Serata speciale questa, resa possibile anche grazie al coordinamento ed all’impegno del dottor Luigi Di Gregorio, medico di base, uomo dai tanti interessi e dalla vasta cultura, sempre pronto a spendersi in iniziative di valore e di grande attenzione alle molte problematiche non solo nel campo medico. L’interessamento, l’indulgenza e l’amore, dunque, possono aiutare il mondo specialmente se è vero che “ I dinosauri si sono estinti perché non li accarezzava nessuno”! Allora, cerchiamo di non estinguerci e di amare il nostro prossimo, soprattutto i malati di Alzheimer.

Rosanna Palumbo

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