Covid 19: rischio biologico e tratti genetici di HIV.

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di Cosimo Di Filippo- ( Medico di base)

Il DL  81/08 stabilisce che l’ambiente di lavoro deve essere il più possibile, stando ai miglioramenti tecnologici, scevro di rischi per il lavoratore ed è compito del datore di lavoro renderlo sicuro. Quest’ultimo ha il compito di valutare tutti i rischi presenti negli ambienti di lavoro e nel ciclo produttivo. Laddove le misure di prevenzione collettive  sono insufficienti  occorre  intervenire con quelle individuali.

In ospedale uno dei rischi da valutare è quello biologico. L’allegato XLVI del succitato decreto stabilisce i criteri di classificazione degli agenti patogeni. Ci sono quattro gruppi, dal primo al quarto, in ordine di crescente pericolosità per la salute umana.

-Il gruppo più pericoloso è il quarto, in cui sono inclusi gli agenti infettivi che causano malattie gravi nei soggetti umani che possono propagarsi nelle comunità e non sono disponibili misure profilattiche e terapeutiche. In questo gruppo ricordiamo il virus Ebola. Tutti noi abbiamo avuto modo di vedere l’elevata pericolosità per l’uomo, sia in termini di virulenza che di patogenicità.

E’ questo un virus che ha messo in ginocchio alcune vaste aree del continente africano. Fu definita la peste del Terzo Millennio.

-Nel terzo gruppo, meno pericoloso del quarto, sono inclusi gli agenti infettanti che causano gravi malattie negli uomini. Possono diffondersi ma sono disponibili efficaci misure profilattiche e terapeutiche. Tra questi possiamo menzionare il bacillo della tubercolosi e dell’antrace, i virus dell’epatite B e C, il batterio del tifo. Tutti sono responsabili di gravi malattie  che in passato davano prognosi infauste o esiti gravi.

-Ma la sorpresa più grande la troviamo nel secondo gruppo. Qui, infatti, ci sono agenti che possono causare malattie in soggetti umani, ma con scarsa probabilità di diffusione con efficaci misure profilattiche e terapeutiche. Ricordiamo tra l’altro: la Bordetella Pertussis (Pertosse), Haemophilus Influenzae (Influenza),Rubivirus (Rosolia). 

Il Corona Virus è inserito in questo gruppo.

E qui qualcosa per me non va: come può la comunità scientifica considerare i Corona Virus Coronaviridae, alla stessa stregua di virus appartenenti al gruppo 2?

Di recente ho rivisto l’intervista di qualche mese fa, in piena emergenza Covid nel nostro paese,al prof Luc Montagneir (https://youtu.be/-gRAIIG8U8.).

Il premio Nobel, scopritore del Virus HIV, ha fatto delle affermazioni che dovrebbero farci riflettere  con attenzione senza giungere a conclusioni affrettate e compiacenti.

Assodato l’alto valore scientifico del professore Montagneir e la sua possibilità di critica libera, lo scienziato asserisce che, dal punto di vista, diciamo morfologico, questo virus presenta delle anomalie, dovute alla presenza di alcuni tratti genetici uguali al virus HIV. Questi tratti genetici sono responsabili della elevata virulenza e patogenicità.

Tutto ciò non può essere assolutamente un fatto naturale, ma si tratta di situazioni create in laboratorio da biologi molecolari.Secondo Montagneir, tutto ciò probabilmente è dovuto al tentativo di creare un vaccino anti HIV.

Sempre secondo lo scienziato francese, poichè si tratta di situazioni innaturali, il virus nel propagarsi, andrà incontro a trasformazioni genetiche con perdita di materiale genico (delezioni). Il materiale genico che per primo andrà perso sarà dato proprio da questi tratti derivanti dall’HIV.

C’è da augurarselo!

Le manipolazioni geniche sono ormai all’ordine del giorno, fanno parte della nostra quotidianità, ma come sempre, tutto ciò pone grossi problemi di etica professionale e morale e soprattutto di controllo.

Infine, sono interessanti le battute finali dell’intervista, quando gli viene chiesto quali sono le armi in nostro possesso per debellare il virus.Il professore offre così una nuova visione ed  un nuovo spunto di riflessione, asserisce infatti che la propagazione potrebbe avvenire anche con le onde specificando che intende  quelle elettromagnetiche, tant’è che Whuan, la città epicentro della propagazione del virus, è la città cinese dove è maggiormente diffuso il 5G, con la presenza di innumerevoli antenne per la propagazione selettiva del 5G. Queste onde potrebbero essere usate a scopo protettivo.

Pareri ed idee innovative di un Premio Nobel.

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