Il personal trainer, questo grande noumeno scientifico

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Nonsolofitness- di Marco Nitto-

È scientificamente provato ormai da tempi biblici che l’allenamento sia una vera e propria manna per il nostro organismo a tutte le età, sia dal punto di vista fisico che psicologico. La sedentarietà è il più ostico demone che la nostra salute può trovarsi a fronteggiare ed essa va contrastata sin dall’infanzia con la regolare attività fisica.

Ogni situazione, però, va gestita con la corretta attenzione sotto vari profili di carattere prettamente analitico e funzionale. Ebbene, la figura che si occupa di assicurare una programmazione di allenamento adeguata e, soprattutto, ritagliata sul proprio cliente è quella del personal trainer. Quest’ultimo,  detto anche più brevemente PT, è un allenatore personale a tutti gli effetti, come suggerisce il termine, e si occupa di analizzare i propri clienti sotto vari punti di vista, spazianti  dallo stile di vita alla loro conformazione fisica, al fine di programmare il miglior allenamento possibile per questi ultimi.

Andiamo per gradi.

Il primo step che il personal trainer deve adoperare con il suo cliente è un  colloquio iniziale con lo scopo di comprendere le varie dinamiche mediche, fisiche e di vita quotidiana caratterizzanti il soggetto in questione.  In seguito vi sono tutte le valutazioni funzionali del caso in oggetto e la preparazione innanzitutto psicologica e poi schematica del percorso da attuare per raggiungere l’obiettivo stabilito.

Adattare un allenamento su un determinato soggetto, basandosi ovviamente su cosa riferisce la scienza, è una questione davvero molto delicata da non prendere sottogamba. Il mio più caldo consiglio infatti è quello di evitare di cimentarsi in allenamenti “fai da te” o trovati navigando alla meno peggio sul web senza essere grandi conoscitori della materia.

Il personal trainer deve disporre di un background culturale davvero molto variegato. Questo professionista può formarsi tramite la laurea in scienze motorie con annesse specializzazioni oppure presso varie federazioni inerenti ad esempio al fitness ed al bodybuilding affiliate al CONI. Questa “noumenica” figura professionale, che tutti sentono nominare ma che quasi nessuno ha avuto modo di conoscere a fondo, deve portare con sé un superlativo bagaglio di conoscenze scientifiche: la fisiologia, l’anatomia, la biomeccanica, la biochimica degli alimenti sono solo alcune delle necessarie competenze che andranno a fondersi con una importantissima componente che deve caratterizzare ogni PT, ovvero la capacità di infondere motivazione, essere al contempo un istruttore ma anche un compagno con cui affrontare gioie e dolori con una grinta inossidabile. Il saper insegnare che dietro una vittoria ci sono migliaia di sacrifici, il saper trasmettere il sano messaggio  che l’allenamento (ed anche la vita) è un do ut des.

Tutto ciò si tradurrà in un’immancabile espressione di efficienza e precisione che andrà ad allestire e strutturare l’essenza del sapersi allenare. Reputo, però, che il motore scatenante di tutti questi aspetti, ossia la conoscenza approfondita degli esercizi, sia dal punto di vista  pratico che teorico, la conoscenza delle varie materie scientifiche che ruotano intorno all’allenamento e la capacità di smuovere gli animi anche dei più pigri e svogliati sia a tutti gli effetti la passione.

Ebbene sì, qualora trovaste un PT non alimentato dal fuoco della passione per questa disciplina, rivolgetevi ad un altro collega! Chi ama questa disciplina, assapora attimo dopo attimo ogni minimo sforzo per il raggiungimento dei propri obiettivi, non sarà mai approssimativo nelle proprie conoscenze, in quanto l’allenamento e la promozione di esso riguardano non più un semplice lavoro o un hobby, ma uno stile di vita!

E’ questa la grande differenza tra il piacere e l’amore: se ti piace un fiore, lo cogli immediatamente; se lo ami, lo annaffi e te ne prenderai cura per sempre.

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