Epicondilite ed Epitrocleite: due “problemini” da non trascurare.

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Nonsolofitness-di Marco Nitto-

Nell’immagine riportata è possibile osservare a sinistra la zona laterale del gomito ed a destra quellamediale. Nella prima si manifesta l’epicondilite, conosciuta anche come “gomito del tennista”, mentre nellaseconda si manifesta l’epitrocleite , definita anche “gomito del golfista”.

L’epicondilite e l’epitrocleite sonospesso indicate come tendiniti (in realtà è più corretto definirle tendinosi, in quanto sono degenerazioni tendinee di tipo infiammatorio cronicizzate). L’epicondilite interessa appunto i tendini dei muscoli che
partono dall’epicondilo laterale, ovvero una sporgenza ossea facente parte dell’omero. I muscoli che partono dall’epicondilo sono muscoli estensori della mano e del polso.

L’epitrocleite, invece, interessa i tendini dei muscoli flessori che partono dall’epitroclea, ossia un processo osseo della parte mediale del gomito. Entrambe le patologie sono molto comuni anche in sedentari e sportivi di vario genere, non per forza tennisti o golfisti. Le cause di queste due problematiche sono da attribuire a movimenti scorretti
ripetitivi. Al fine di facilitare il recupero da queste situazioni fastidiose sono necessari esercizi stimolanti sia i muscoli estensori che i muscoli flessori, gestendo la mobilità del polso. Bisogna, inoltre, (quando presente) eliminare la rigidità dei muscoli della spalla e del collo, in quanto creano delle condizioni di lavoro scorrette per tutto l’arto. Risulta fondamentale per queste due problematiche stimolare la vascolarizzazione dei tendini (i quali non sono tessuti molto irrorati di sangue) e la loro resistenza al fine di
riprendersi al meglio.

Vien da sé dunque che solo in fase acuta bisogna riposare totalmente ed applicare ghiaccio, subito dopo bisogna cimentarsi nella rimodulazione dei carichi e delle esecuzioni e quindi allenarsi! Un esempio di “vascolarizzazione” favorevole in caso di problematiche di questo tipo al gomito può configurarsi nell’incrementare il numero di ripetizioni su un esercizio che ci causava dolore, diminuendone sensibilmente il carico. Poi ovviamente si dovrà gradualmente ritornare a quel carico in maniera corretta ed appropriata e diventare sempre più forti. Alla base di questi infortuni al gomito vi possono essere ulteriori cause di fondo: gli arti hanno bisogno di essere attaccati ad un corpo dotato di ottima stabilità del core, forte e ben mobile, pena lo squilibrio nei movimenti e, dunque, il sicuro incremento delle probabilità di infortunarsi.

Quindi, oltre che sul gomito in sé, bisogna occuparsi di curare la muscolatura stabilizzatrice, costituendo così delle solide fondamenta di aggancio. Attenzione a non confondere queste problematiche con altre di tipo del tutto diverso: un dolore al gomito potrebbe addirittura essere anche causato da problemi gastrointestinali! Solitamente, questo è un tipo di dolore non persistente e non riconducibile a gomito infiammato. Ciò deriva dal fatto che, qualora si soffra di problemi gastrointestinali, il nervo frenico o il famosissimo nervo vago possono risentirne creando problemi ad altri nervi che si trovano in zona cervicale. Tra questi ultimi ci sono ovviamente quelli che dalla zona cervicale si irradiano fino alla mano, passando dunque per il gomito e creando la situazione citata sopra. Riassumendo, quindi, sono fondamentali sia l’allungamento che il rinforzo, è davvero importante tenerlo bene a mente.
La priorità è sempre curare la causa, altrimenti i sintomi torneranno sempre.

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