Ha accompagnato il cammino delle donne verso l’emancipazione: il tailleur

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Il tailleur, capo immancabile nel guardaroba femminile, ha segnato il cammino delle donne verso l’emancipazione.

La sua forte connotazione di libertà nei movimenti e il rappresentare il corrispettivo dell’abito completo da uomo hanno influenzato il costume fin dalle sue prime apparizioni.

I primi modelli risalgono alla fine dell’Ottocento, ma è mademoiselle Coco Chanel negli anni Venti a plasmarne le forme morbide rendendolo assolutamente femminile. Il termine stesso tailleur è l’omologo di quello usato dai francesi per definire il maestro sarto maìtre tailleur, ad indicare la maestria sartoriale necessaria per realizzare un abito composto da giacca e gonna o giacca e pantaloni.

Il successo del tailleur negli anni ’60 è legato all’immagine di Jacqueline Kennedy, ma, prima di lei, sul grande schermo hanno indossato impeccabili tailleur Greta Garbo e Marlene Dietrich.

Dopo un calo di popolarità negli anni ’70, il tailleur è tornato prepotentemente in auge grazie al talento creativo di grandi stilisti: il fenomeno del Made in Itay  degli anni ’80 identifica lo spirito creativo di Giorgio Armani nella tipologia femminile della donna in tailleur, accompagnando così il rampantismo professionale della donna in carriera di quegli anni.

Sempre giusto negli ambienti di lavoro, dove resta il capo d’abbigliamento che ispira eleganza, professionalità e competenza, il tailleur, come le donne, è trasformista e versatile, sempre pronto a rispondere alla domanda “cosa mi metto?”. Perfetto nelle occasioni formali per far sentire una donna femminile e sofisticata, è un’ottima opzione per ogni look grazie al cambio degli accessori. Ma, più di ogni altra cosa, il tailleur ha quella capacità tutta sua di donare alle donne coraggio e fiducia in se stesse.

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