Le scelte, il tuo successo

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La scala del successo – di Antonio Milite-

Angela Duckworth racconta che durante il primo anno di università si era iscritta al corso di Neurobiologia. Studiava diligentemente e si sedeva regolarmente al primo banco per seguire le lezioni. Si era resa conto che la materia era difficile e stava incontrando delle difficoltà. Sia la prima che la seconda prova scritta andarono male e l’assistente le consigliò caldamente di lasciare il corso per non rovinare il suo percorso scolastico e ridurre il danno, perché forse non era portata per quella materia.

Dopo averci pensato un po’ e aver bene riflettuto su quei consigli, lei tirò dritto in segreteria e non solo non si ritirò, ma decise di cambiare il piano di studi: si sarebbe addirittura laureata in Neurobiologia. E così fece.

Angela aveva fatto la sua scelta, nonostante non avesse la certezza del risultato. Una scelta coraggiosa, ferma e risoluta. Si era presa la responsabilità anche del risultato incerto, perché riteneva che  quella decisione fosse giusta, a qualsiasi costo. Non stava agendo solo per reazione a un dolore emotivo ma la sua scelta era stata frutto di una valutazione consapevole e ragionata. Lei aveva un’idea di se stessa e del suo futuro  già preso da tempo ed è stato questo a darle la forza e il coraggio di tirare dritto per la sua strada.

Solitamente, quando siamo in difficoltà in un compito nuovo ci proviamo e riproviamo ma non ci riusciamo, potremmo pensare che non ne siamo capaci o che semplicemente quella determinata attività o attitudine non è nelle nostre corde.

Se poi qualcuno ci valuta dall’ esterno, questi andrà a considerare i nostri risultati del momento e confermerà quello che noi presupponevamo, cioè che non siamo tagliati per quella situazione. Ce ne facciamo una ragione, pensiamo di avere dato il massimo, e molliamo.

Colui che sa non ti dirà mai che non sei capace quella determinata cosa, ma ti dirà sempre come fare. Quindi attenzione ai consigli che vengono dispensati, anche in buona fede. Inoltre se tu hai voglia di imparare una cosa vuol dire che ne sei capace e hai la potenzialità per farlo, questa è una certezza.

A Londra, come racconta Carol Dweck, c’è la Edwards, un’insegnante d’ Arte che in solo 5 incontri promette di insegnare alle persone a dipingere e fare dei quadri interessanti. E ci riesce! Parliamo di persone inizialmente negate per l’arte, come si suol dire “incapaci anche a fare la O con il bicchiere”, ma tutte con una gran voglia di dipingere e imparare. Interessante è il ragionamento a cui è giunta la pittrice. Per disegnare bisogna possedere altre abilità visive, come ad esempio saper vedere e gestire gli spazi, le relazioni, le luci. Queste sono le componenti che ti permettono di disegnare e quindi, andando a lavorare su questi elementi, si riesce, come per magia, nell’ “impresa” di dipingere. La differenza tra le persone che riescono o non riescono a fare un disegno è che alcune tra queste hanno queste componenti ben allenate grazie ad esperienze avute nel corso della loro vita e altre persone non l’hanno mai fatto.

Immaginate per esempio uno studente che non riesce ad avere risultati perché ha difficoltà nello studio. Potrebbe pensare che non sia la materia o il percorso adatto a lui. Ma se seguiamo il ragionamento della Edwards e scomponiamo l’attività dello studente nei suoi componenti principali, potremmo scoprire che lo studente ha problemi di concentrazione oppure non ha un metodo di memorizzazione efficiente.Queste sono tutte attitudini che non solo lo studente non ha allenato nel corso della crescita, ma che, viceversa, ha allenato “al contrario”.

Questo è un procedimento da tenere sempre presente prima di prendere una decisione e abbandonare le scene. Scomporre in piccoli pezzi e capire qual è quella parte non allenata che ci impedisce di proseguire. Agendo su quelle parti e mettendoci un po’ di fatica buona, ecco che come per miracolo tutto funziona.

Il bello è che questa tua competenza o attitudine, dopo che hai deciso di conoscerla meglio e apprenderla, allenarla e farla tua, non solo ti permetterà di agire con soddisfazione e avere risultati, ma può addirittura diventare la tua migliore qualità. Tutto questo perché, a differenza di coloro che possiedono queste capacità naturalmente senza averle mai studiate o approfondite, tu, per necessità e per volontà, le studierai, ti allenerai e avrai di queste competenze, con il tempo, una conoscenza diversa e maggiore rispetto agli altri.

Prendete per esempio una persona mono-tono: un commerciale che quando parla non riesce a dare giusta enfasi alle cose da dire e rischia dopo pochi secondi di fare annoiare la persona di fronte, o un padre che racconta delle favole ai suoi bambini ma non riesce a trasportarli nella fiaba, perché non sa usare bene i toni e le voci, o ancora l’innamorato che vuole esaltare un momento importante con la sua amata e rischia di rendere quell’istante magico piatto, perché tutte le sue fatiche non sono accompagnate dalle giuste intonazioni.

Ci sono persone che naturalmente usano bene la loro voce e non hanno problemi eppure non hanno mai studiato professionalmente come usarla. Solo gli attori, i cantanti, gli oratori e altri professionisti, per esigenze lavorative, lo fanno.

Nel momento in cui una persona imparerà a conoscere come usare i toni nella realtà, avrà una competenza di quella materia migliore della maggioranza che non l’ha mai studiata e passerà da una situazione in cui era carente rispetto agli altri in una dove sarà lui stesso a poterla insegnare anche ad altri.

Ciò che ostacola diventa la strada da percorrere”. Lewis Howes

Quando prendi una scelta importante stai decidendo chi diventerai anche se oggi non lo sei ancora. La scelta ti dirà dove arriverai, come ci arriverai ma, principalmente, chi diventerai. Attenzione, perché la scelta può essere la tua meta ma anche il tuo limite.

Stai tracciando un percorso che ti condurrà in una certa direzione dove incontrerai persone ed esperienze che ti trasformeranno quotidianamente lungo il cammino. Quando decidiamo stiamo dicendo sì a qualcosa e no qualcos’altro. Ed è così importante questo momento che dobbiamo essere in grado di valutare in maniera consapevole ed oggettiva a cosa stiamo rinunciando oppure a cosa stiamo andando incontro.

Se possediamo un sistema o un metodo per fare delle scelte, possiamo permetterci di rallentare, pensare e prendere consapevolezza di altri aspetti che, colti dalla fretta, da aspetti emotivi e dai pregiudizi, non riusciamo a cogliere, così da avere un quadro generale per muoverci con consapevolezza all’ interno di esso.

Eric Johnson psicologo della Columbia University dice che il nostro cervello vuole trovare un inquadramento semplice e vuole restarvi fedele. Opera in modalità binaria e sono solo due le opzioni che prende in considerazione e non altri punti di vista. Esempio: “lo amo o non lo amo?” e non “Voglio una relazione duratura o voglio andare all’università?”.

Ma quando insegniamo alle persone un processo di riformulazione delle scelte, quando formiamo una serie di passaggi grazie ai quali una scelta sembra un po’ diversa rispetto a prima, le aiutiamo a prendere più controllo di ciò che sta succedendo dentro la loro testa.Un metodo usato dal Prof. Edwards noto come “processo di progettazione ingegneristica” aiuta a scomporre in pezzi più piccoli problemi che a prima vista sembrano insormontabili o difficili da risolvere. Renderli più comprensibili per noi e vederli nella loro manifestazione. Si raccolgono dati, si pensa a delle soluzioni si testano fino a che non emerge una risposta che ci chiarisca la dinamica. Il modello si basa sul principio di imparare dalle esperienze passate e trarne dei dati e dei processi. Abbiamo una certa tendenza a dimenticare gli esperimenti che abbiamo fatto in passato, o che abbiamo visto fare ad altre persone, e che hanno già prodotto delle risposte. Partendo da queste azioni del passato, però, sapremmo farci un’idea di cosa succederà in merito alle nostre decisioni e se gli esiti che produrranno saranno in linea con quanto desiderato.

Essere realisti e non confondere quello che vorremmo che accadesse con quello che accadrà veramente.

Il vero pericolo è che gli effetti di scelte sbagliate non si vedono subito e quando ce ne accorgiamo, il più delle volte, è già tardi per tornare indietro. Svegliarci un giorno e trovarci in posti e in vite che non volevamo prendere e che mai avremmo pensato potessero accadere a noi.

Una scelta serve a punteggiare la strada con limiti sotto i quali non scenderemo. Potrà essere la nostra guida e darci la forza di dire NO a cose che ci porterebbero fuori strada, ci darà la tranquillità di scegliere le azioni giuste perché siamo consapevoli che sono quelle migliori per noi in quel momento. Di solito facciamo l’esatto contrario… Portiamo avanti azioni su azioni senza saper bene dove ci stanno portando.

Scegliere chi voglio diventare, essere ciò che mi fa stare bene, aver chiara la mia scala di valori, possedere gli strumenti giusti per prendere buone decisioni: questo mi aiuta a fare le azioni corrette.

La differenza tra la carriera o la qualità di vita tra due persone simili è data dalla qualità delle loro scelte. La differenza tra il successo e il fallimento, molte volte, è solo questione di scelte.

 

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