L’arte del saluto

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-di Clotilde Baccari-

Un saluto è il primo atto di una relazione non sempre esclusiva anzi, talvolta, anche occasionale ma utile a stabilire un legame estemporaneo o duraturo con l’altro.

“Il saluto è salutare” tanto  per chi lo rivolge quanto per chi lo riceve poiché, diventando una  opportunità mediatica per uscire dall’isolamento, ci aiuta nella quotidianità, offrendoci riferimenti utili perché essa venga vissuta nella migliore maniera possibile.

In questi due ultimi anni, funestati da una solitaria  e dolorosa  pandemia, con lo squallido pugno o con il meno distaccato porsi la mano sul cuore, il salutarsi  ha rappresentato un’ancora di salvezza, una soluzione alla solitudine e alla invisibilità, un fugace ritrovarsi, una conferma di vita, un viatico per un’esistenza più leggera, una affettuosa azione di comunicazione, una esternazione di emozioni.

Se il saluto è un ponte di attenzione per l’altro non può essere frettoloso, distaccato ma deve dare al nostro sguardo la forza di cercare quello dell’altro per entrare con lui in sintonia; pertanto è importante salutare sempre e chiunque, ma cosa più importante è come salutare…

Il “buongiorno” fa di noi una persona educata ma il sorriso che l’accompagna ci designerà come una persona gradevole, simpatica; pertanto quando ci capita di essere poco disponibili bisognerà recuperare la maschera del sorriso che avevamo tenuto da parte e  indossarla per essere sempre cordiali.

Il saluto è educazione cioè l’occasione di portare fuori i  nostri valori, le nostre conoscenze, le nostre tradizioni; ci consente di penetrare  l’interiorità e la sensibilità, investigare la dignità e l’umanità di chi ci ha rivolto un semplice sorriso, un lieve cenno del capo o un caloroso abbraccio.

Da un primo saluto nasce sempre un percorso di conoscenza che ci impone precise regole…

Se siamo noi ad introdurre persone che non si conoscono tra loro ricordiamo sempre di presentare l’uomo alla donna, il subalterno al superiore, con le dovute eccezioni del caso: una gentile signora ad un pelato o ad un personaggio di rango.

Il cerimoniale non è più  complesso come un tempo: oggi  è sufficiente pronunciare correttamente nome e cognome onde evitare malintesi e soprattutto escludere  titoli nobiliari  e accademici; la presentazione è  lasciata alla nostra discrezione, decideremo noi il momento e  la formula migliore, tenendo presente che la spontaneità è la chiave per renderci subito graditi.

Se l’ incontro avviene per strada l’uomo ricorderà di togliere il cappello, sempre che lo porti; invece, ad un ricevimento si alzerà qualunque sia la personale presentata.

Alla donna invece è  concesso rimanere seduta a meno che non abbia di fronte una persona più anziana o di riguardo.

Nelle occasioni come ricevimenti in piedi o cocktail ,in cui gli invitati sono soliti avere le mani occupate dal bicchiere e  piattino, è sufficiente accennare un saluto con il movimento del capo.

Viene permessa, anzi è d’obbligo l’autopresentazione nei grandi parties con centinaia di invitati: nelle presentazioni bisognerà evitare frasi troppo pompose e fuori moda; si potrà tralasciare anche il comune “piacere” o ” fortunatissimo”; basterà un semplice sorriso, sufficiente a renderci cordiali, gradevoli e simpatici. Nel  rituale della presentazione sarà la persona più giovane o  inferiore di grado a salutare per prima, così come l’uomo si rivolgerà alla donna.

Infine la persona presentata non dovrebbe porgere per prima la mano ma, se ciò accadesse si  farà  in modo di contraccambiare immediatamente il saluto per evitare che si noti la manchevolezza imbarazzante per le  persone vicine: una stretta di mano non corrisposta è gesto di grande villania.

 

 

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