Gustus 2019: Agrocepi auspica investimenti sempre maggiori nel comparto

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Agroalimentare in rete: si può fare, si deve fare.

Si è concluso martedì 19 novembre Gustus, il salone professionale dell’agroalimentare, dell’enogastronomia e della tecnologia. L’evento, svoltosi a Napoli, presso la Mostra d’Oltremare, si conferma manifestazione di riferimento per il settore in tutto il Mezzogiorno.

Nell’ambito dell’expo, Agrocepi, sindacato agroalimentare e di filiera, ha curato la conferenza, tenutasi nella Sala Accademia del polo fieristico, dal titolo “L’Agroalimentare in rete”.

I lavori hanno avuto inizio con il collegamento telefonico presso il Ministero delle Politiche Agricole. In sua rappresentanza, Alessandro Apolito, dirigente delle Politiche di filiera, ha più volte sottolineato l’impegno del Ministero a sostegno delle filiere, anche attraverso l’attuale legge di bilancio, al fine di rendere più competitivo il settore. Un impegno, quello del Ministero, diretto a ridare centralità al comparto. In questo contesto, ha sottolineato Apolito, il contributo di Agrocepi, diretto alla promozione di accordi di filiera e contratti di rete, è qualificabile come strategico.

I saluti introduttivi sono stati affidati al Presidente Nazionale Agrocepi, Corrado Martinangelo, il quale ha indicato nella “competitività”, nel “credito” e nella “commercializzazione” i cardini dell’operato del sindacato agroalimentare. Ha parlato di un sistema “TFC” (Tempo/Funzioni/Competenze) come valore assoluto di riferimento da ottimizzare per il raggiungimento degli obiettivi di Agrocepi. Partendo dal presupposto che il settore agroalimentare è attualmente centrale nel sistema dell’economia nazionale, il Presidente ha auspicato un investimento sempre maggiore nel comparto, ipotizzando anche, sul lungo termine, con riferimento a Gustus, una simbiosi con le esperienze di Cibus a Parma e TuttoFood a Milano. Con riferimento poi a nuovi progetti di investimento, Martinangelo ha anche preannunciato un convegno in programma con il sistema bancario e le istituzioni che apra spiragli ad un vero e proprio nuovo umanesimo delle banche.

Alla conferenza ha preso parte l’on. Carmine Mocerino, consigliere regionale e componente della Commissione Agricoltura. Il suo contributo è stato diretto ad evidenziare come l’agroalimentare in rete sia una vera e propria sfida in grado di consentire l’apertura del settore a nuovi mercati. Un obiettivo questo raggiungibile solo attraverso l’impegno della politica tutta, senza distinzioni di partito, a cooperare nella medesima direzione. Mocerino ha inoltre marcato la necessità di predisporre risorse per sostenere l’internazionalizzazione delle imprese agroalimentari: in tale ottica, l’Europa deve essere intesa come una fondamentale opportunità per il settore, ossia  la prima alleata.

A Giovanni Samela, coordinatore Agrocepi Basilicata, è stato affidato il primo intervento. Samela si è soffermato sulla necessità, innanzitutto, di far comprendere il concetto di filiera alle parti interessate, per poi procedere all’organizzazione della materia prima, il tutto nell’interesse in primo luogo delle piccole imprese. Ha, inoltre, sottolineato che il vantaggio del brand “Made in Italy” non durerà per sempre e lo strumento della filiera appare essere quello più concreto per una crescita del settore.

Il secondo intervento è stato di Paolo Fiorentino, Presidente Nazionale Assinrete (Associazione Nazionale Professionisti Reti d’Imprese). Fiorentino è partito da due concetti chiave: da un lato, la considerazione che le nostre imprese, da sole, non riescono a fare rete; dall’altro il risultato obiettivo, dati alla mano, del tasso di crescita delle reti in Italia ad oggi. Se i fatti parlano di un notevole aumento va comunque considerato che non esiste un quadro nazionale che delinei in concreto la situazione delle reti d’imprese. A tutto ciò si aggiunga che il contratto di rete sancisce giuridicamente, ossia rappresenta la fase conclusiva: maggiore attenzione, anche da parte della politica, deve essere rivolta alla fase precedente, in altre parole a tutto il lavoro svolto per trovare accordi tra le imprese.

Gli interventi sono stati intervallati dai contributi di Salvatore Diglio, per la rete d’impresa “Il sole del Sannio”, Daniele Stolfi, presidente OP Latte, e Giuseppe Moccia, per il gruppo Parisi – Soleo, i quali hanno raccontato la loro esperienza con il contratto di filiera. In particolare, Diglio ha evidenziato come, senza il contributo di Agrocepi, una piccola azienda non avrebbe potuto partecipare ad un evento come Gustus, se non con grandissimi investimenti personali. “Il sole del Sannio”, infatti, ha esposto a Gustus, insieme ad altre quattro aziende campane, sotto il marchio identitario di Agrocepi “La bella/buona Italia”. Si può in tal senso portare a modello l’esperienza positiva di queste cinque piccole-medie imprese nei tre giorni dell’expo all’interno dello stand “La bella/buona Italia” come rete di un paniere di eccellenze.

Stolfi, invece, ha parlato, della difficoltà degli agricoltori di ragionare insieme. In questo senso, la filiera appariva, per lui e gli altri produttori di latte, come un miraggio. Oggi, invece, si stanno iniziando ad ottenere i primi risultati sul piano nazionale.

Moccia, da ultimo, ha evidenziato la necessità di capire la filiera a 360 gradi. Fare aggregazione, nel caso di specie, sta portando a risultati inaspettati non solo sul piano nazionale ma anche internazionale, a patto che si conoscano tutti i passaggi della filiera stessa.

L’intervento conclusivo è stato affidato a Giancarlo Caiazza, titolare del pastificio “Antica maccheroneria” e responsabile nazionale Giovani Imprese Agrocepi. Caiazza ha parlato di una grande filiera del grano, sottolineando l’enorme richiesta da parte del mercato estero di grani della filiera italiana. Ha, inoltre, evidenziato che il mercato estero guarda con attenzione a tutti i passaggi della produzione, anche all’aspetto storico-culturale del prodotto.

Un bilancio positivo per la filiera è dunque quanto emerso dalla conferenza sull’agroalimentare in rete, fermo restando un impegno comunitario di tutti gli appartenenti al settore, ognuno nel ruolo di specie.

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