Diario di un Natale a Cannalonga tra “scauratielli” e “pastorelle”

Gennaio 7, 2019 0 Comments Gusto 1205 Views
Diario di un Natale a Cannalonga tra  “scauratielli” e “pastorelle”

Dal cuore del Nord al cuore del Cilento- di Rosanna Palumbo-

Dal cuore del Nord al cuore del Cilento  la strada per Rovaniemi è lunga e passa anche per Cannalonga. E’ vero che la “residenza” ufficiale di Babbo Natale è in Lapponia, la cui posizione esatta è nota solo a pochi eletti, ma, per fortuna, ce ne sono molte altre sparse per il mondo, dove volenterosi aiutanti di Babbo Natale, identici a lui,  aspettano tutti i bambini ancora capaci di sognare. Cappello rosso, barba bianca, un po’ sovrappeso e con un sorriso meraviglioso, Babbo Natale incarna più di ogni altro lo spirito delle feste natalizie.

La notizia sensazionale è che per la prima volta Babbo Natale ha deciso di fermarsi anche nel piccolo Borgo di Cannalonga, nel Cilento, in una casa così piccina che i suoi aiutanti Elfi sono costretti a starne fuori. Nella grande piazza  del castello, gli Elfi hanno aiutato ad allestire un “Mercatino di Natale” nel più puro stile nordico ma con tradizioni cilentane. Grazie alle luci, alle decorazioni e agli addobbi, sembra proprio di essere avvolti dalla magia del Natale, immersi in un’atmosfera indimenticabile. E non dobbiamo dimenticare, comunque, che il Natale non è fatto solo di regali ma che ci riporta anche alle tradizioni natalizie che sono simbolo di valori veri e sinceri.

In queste sere natalizie  a Cannalonga, l’aria è stata frizzante e limpida, profumava di caldarroste che, insieme ai dolci, sono le protagoniste delle feste. Piccoli fuochi con accanto piccole cataste di legna sono state sparse per la piazza, dove sono state cotte le castagne. E per gli appetiti più robusti salsicce e  dolci.

Uno dei dolci caratteristici di Cannalonga, che era quasi scomparso e che giovani donne del posto hanno ripreso a fare, sono gli: “ Scauratielli”. Gli Scauratielli sono dei dolci da preparare con molta attenzione, in quanto “esplodono” nell’olio bollente e ciò potrebbe essere pericoloso se non si usano le necessarie accortezze. L’antica ricetta della loro preparazione recita:

  • 500 Gr. di “farina antica”, cioè niente farine auto lievitanti o molto raffinate o esclusivamente per torte, perché assorbirebbero troppa acqua e i dolci risulterebbero duri!
  • 450 ml. di acqua, più o meno il volume di una grande tazza
  • 50 grammi di olio extravergine di oliva
  • 50 grammi di vermouth, considerato una volta una bevanda molto signorile da sorbire in ogni casa che si rispetti!
  • la scorza grattugiata di un limone raccolto in giardino o almeno non trattato!
  • la scorza di metà arancia…, almeno non trattata
  • la scorza di metà mandarino…, almeno non trattato
  • un profumatissimo rametto di rosmarino fresco
  • ½ cucchiaio, abbondante, di zucchero
  • un immancabile pizzico di sale.

Si mettono in una pentola l’acqua, l’olio, il vermouth, le scorze grattugiate, le bucce intere degli agrumi, il rosmarino, lo zucchero e il sale. Quando il tutto inizia a bollire, ci si accorge che la miscela è pronta quando le foglie di rosmarino iniziano a staccarsi, ed allora la si toglie insieme alle bucce degli agrumi. Poi si abbassa il fuoco al minimo e, in un sol colpo, si versa la farina setacciata mescolandola energicamente con un cucchiaio di legno. Incombenza che potrebbe essere svolta egregiamente dal marito della cuoca, visto la forza che ci vuole!

Non appena l’impasto si staccherà dalle pareti della pentola, occorrerà versarlo su di un ripiano di marmo o di legno precedentemente unto con l’olio. Il cuoco dovrà ungersi le mani con lo stesso olio e lavorare l’impasto fino a renderlo liscio, il tutto, possibilmente, senza ustionarsi! Si lavorerà, quindi, la pasta realizzando un lungo cilindro di un centimetro o un centimetro e mezzo di spessore e gli si darà la forma di un Nodo d’Amore o delle lettere greche alfa e omega. E questo, perché? Perché questi antichissimi dolcetti hanno un grande significato simbolico. Essi venivano preparati dai coloni greci durante la notte più lunga dell’anno, quella del solstizio d’inverno, per celebrare il ritorno alla luce, il sopravvento del giorno sulla notte e la riapertura di un nuovo tempo ciclico, da cui sarebbe ripreso un nuovo inizio: Alfa e Omega, appunto!

Comunque, dopo la preparazione bisognerà friggerli in abbondante olio di oliva finché non diventino dorati. Gli “Scauratielli” si consumeranno, esclusivamente, ricoperti di miele fatto sciogliere in un pentolino con un po’ di zucchero, cannella ed il succo di un limone. Nel frattempo i bimbi  corrono per la piazza passando da una casetta di legno all’altra, che espongono prodotti di artigianato locale, chiedendo a gran voce questo o quell’oggetto che li ha più incuriositi. Si recano poi, passando dal sacro al profano e con la disinvoltura propria dei bimbi, in chiesa ad ammirare il presepe, ed alla casa di Babbo Natale, che si trova proprio di fronte, per imbucare la loro letterina. Nel frattempo l’aria sempre più fredda diventa sempre più profumata.

Le donne iniziano a friggere gli struffoli e creano delle deliziose composizioni in piccoli cestini di carta colorata. A dispetto di quanto si sostiene da sempre, e cioè che quando si preparano gli struffoli non bisognane farsi vedere né sentire dalla gente invidiosa perché altrimenti finirebbero per scoppiare, gli struffoli vengono fatti in piazza. Ciò vuol dire che o a Cannalonga non ci sono persone invidiose o che le donne sono talmente brave che non corrono rischi!

Le “Pastorelle”, invece, sono un altro dolce tipico molto apprezzato in questo periodo. Esse sono fatte con le castagne e, essendo Cannalonga un paese di montagna circondato da fantastici castagneti, sono i frutti che lo rappresentano maggiormente. Hanno la forma di una stella dell’albero di Natale ed il nome del personaggio del Presepe. La ricetta è la seguente:

1Kg di farina di castagne che normalmente ogni famiglia si fa da sola, non si compra!

500Gr. Di cioccolato fondente, non al latte, rigorosamente fondente!

200 Gr. Di zucchero

1 Buccia di limone grattugiato, purché sia profumatissima!

Impastare gli ingredienti fino a formare un composto cremoso e morbido che servirà come ripieno per la Pastorella.

Per fare la sfoglia:

1Kg. Di farina

Olio extravergine di oliva, q.b.

Acqua

Un pizzico di sale

Tirare la sfoglia possibilmente con il mattarello, poggiare e premere sulla sfoglia un bicchiere per ricavare dei cerchi di pasta. Mettere al centro di ogni cerchio di pasta un cucchiaio di crema di castagna, poggiandoci sopra un altro cerchio di pasta pizzicando bene i bordi per chiudere la pastorella dandogli la forma di una stella. Friggere la pastorella in abbondante olio bollente  e, dopo averla asciugata con carta assorbente, cospargerla di scuro e profumato miele di castagno arricchito con i “diavoletti”, confettini coloratissimi. In alternativa, si possono spolverare le pastorelle con lo zucchero a velo…,  ma non è la stessa cosa.

E così, al suono delle zampogne e delle ciaramelle, illuminati dai fuochi e dalle luci, in un’atmosfera suggestiva ricca di un fascino particolare nell’antica piazza del Castello di Cannalonga, si  gustano ogni Natale   dolci della tradizione cilentana talmente buoni che Babbo Natale si potrebbe fermare qui! E in quest’atmosfera vien proprio da pensare, come scrisse Dino Buzzati: “ E se invece venisse per davvero? Se la preghiera, la letterina, il desiderio espresso così, più che altro per gioco venisse preso sul serio? Se il Regno della Fiaba e del Mistero si avverasse?”. Questo sarebbe il luogo adatto!

About author

Related articles

0 Comments

No Comments Yet!

You can be first to comment this post!

Leave a Reply