Ottilie, “Tilly” von Faber Castell, una donna e il suo coraggio

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-di Giuseppe Esposito-

Cosa vi accade, ancor oggi al sentir pronunciare quel doppio cognome dal sapore vagamente teutonico di Faber Castell? Credo che alla maggior parte di coloro che oggi hanno superato gli “anta” succeda di avvertire in maniera quasi fisica, l’odore del legno tagliato che emanava il vecchio temperamatite quando si doveva rifare la punta al proprio lapis. Oggi forse si fa più uso dei portamine e quindi il temperamatite è caduto in disuso, ma anche sul fusto portamine moderni vi è sovente il vecchio logo che si poteva vedere sul corpo esagonale delle vecchie matite di legno.

E di matite l’azienda Faber Castell ne produce ancora tante, più di due miliardi all’anno e ve ne sono di 16 gradazioni di durezza e di 120 tonalità di colore. Ma la produzione odierna è estremamente differenziata. Vi sono oltre ai già citati portamine, compassi, pennarelli, stilografiche e penne a sfera, insomma tutto quanto occorre alla scrittura e al disegno.

La Faber Castell ha stabilimenti in ben vove diversi paesi, un fatturato di oltre 630 milioni di euro e più di 8.000 dipendenti. Vende i suo prodotti in tutti i continenti, in più di 120 paesi. È insomma un colosso nel proprio campo, ma è allo stesso tempo, forse, l’azienda più longeva del mondo, ma il suo cuore continua a pulsare sempre nel luogo dove essa vide la luce, a Stein, nei pressi di Norimberga. Fu fondata nel 1761 da Kaspar Faber, un falegname di Stein, il quale aveva appreso a costruire matite e mise su una piccola attività aiutato dal figlio e dalla moglie.

Dopo meno di un secolo, alla guida dell’azienda che continuava a crescere, vi era la quarta generazione, rappresentata da Lothar Faber che, alla metà del XIX secolo aveva portato la fabbrica di matite ereditata ad essere un’azienda di livello internazionale. L’espansione continuò anche quando al vertice della società entrò Wilhelm, il figlio di Lothar, nato nel 1851. Wilhelm sposò Bertha Faber ed ebbe da lei cinque figli, due maschi e tre femmine. Purtroppo i due maschi morirono entrambi in giovanissima età ed i Faber restarono senza nessun erede maschio. Nel 1885 Wilhelm morì precocemente per un infarto ed alla guida rimase solo il vecchio Lothar. Questi consapevole di non avere eredi maschi designò Ottilie, detta Tilly, la figlia maggiore di Wilhelm alla guida della società ma impose per testamento che le organizzazioni introdotte da lui nella gestione dell’azienda non potessero essere modificate.

Dopo soli tre anni dalla morte del figlio, anche Lothar morì ed Ottilie, che aveva all’epoca solo 19 anni si ritrovò oberata dal difficile compito di portare avanti l’azienda. Si circondò di uomini esperti e fidati da cui imparare il mestiere e sacrificò la sua esistenza ad apprendere la difficile arte della gestione di una azienda così importante. Si tenga conto che si era in un’epoca in cui le donne erano tenute al margine soprattutto nelle vicende economiche. Il femminismo muoveva i suoi primi passi, ma interessava esclusivamente le donne della borghesia ed in misura minore quelle delle classi operaie. I movimenti che cominciavano a richiedere la parità di diritto tra uomini e donne vivevano solo grazie al coraggio ed all’iniziativa di figure isolate. Inoltre, nelle classi aristocratiche le donne erano completamente al di fuori di queste logiche, esse si accontentavano di quella libertà loro concessa nell’ambito di matrimoni spesso di interesse ed avevano il compito precipuo di mettere al mondo l’erede maschio cui affidare poi i titoli ed i beni di famiglia. Si può, pertanto, immaginare quale fosse il clima in cui la giovane Ottilie era costretta a muoversi. A tutto ciò si sommava la pressione di sua nonna, che portava il suo stesso nome , affinché si decidesse a sposare un uomo che fosse degno di prendere in mano le redini dell’azienda.

Infine il candidato che avesse tutte le caratteristiche ritenute necessarie si presentò e fu ben accolto da nonna Ottilia. Era il conte Alexander zu Castell Rudenhausen. Le nozze furono celebrate e Alexander su nominato amministratore delegato della ditta. Avendo però il vecchio Lothar lasciato scritto nel suo testamento che, anche in caso di matrimonio, la nipote dovesse mantenere il cognome di famiglia, Ottilie ed Alexander divennero il conte e la contessa von Faber Castell. Tilly tuttavia non era il tipo che potesse rimanere ferma; ella mantenne il suo ruolo manageriale all’interno dell’azienda e, prima di partire per il viaggio di nozze, mise a punto il nuovo marchio dell’azienda, quello, cioè che ancora oggi osserviamo stampigliato sui prodotti della Faber Castell.

Il viaggio di nozze li portò in Italia, in Francia e al di là dell’Atlantico, negli Stati Uniti e in Canada e al  ritorno la coppia mise al mondo, nel 1902, un maschio cui fu imposto il nome di Wolfgang, ma il piccolo, dopo pochi mesi morì. Fu un brutto colpo, ma finalmente nel 1905 nacque un altro maschio cui diedero il nome di Roland.

Nell’Europa del secondo decennio però la situazione politica si mise al peggio e quando vi fu la scintilla di Saerajevo, deflagrò il primo conflitto mondiale.

Alexander fu richiamato alle armi e inviato in Belgio. Le sue visite alla famiglia, rimasta a Stein, si fecero mano a mano sempre più rare e la relazione tra i due coniugi prese a raffreddarsi. Nel 1916 Ottilie scriveva al marito, con una sincerità quasi brutale, per una donna del suo tempo: “Durante l’anno ho notato che i nostri sentimenti reciproci non sono più gli stessi.” Era il preludio di un allontanamento definitivo, ma sul corso degli eventi ebbe però influenza il riavvicinamento di Ottilie ad un suo amore giovanile, cui, per la volontà della nonna aveva dovuto rinunciare, avendo la Ottilie senior deciso che Alexander fosse il candidato adatto alla guida dell’azienda. Ora però Tilly, in assenza del marito,  aveva rincontrato il suo antico amore Philipp von Brand zu Neidstein e quella fiamma che non si era mai spenta la spinse a scrivere,  in quella stessa lettera già citata, di voler: “essere felice con lui che ho imparato a conoscere molto bene in questo anno e mezzo.” Poco dopo il marito accondiscese al divorzio.

Nel frattempo il mondo intorno a loro cambiava radicalmente. La sconfitta aveva rivoluzionato la società tedesca da sempre gestita da una ristretta élite aristocratica, ma  quel potere così a lungo detenuto fu perso e si crearono le condizioni perché la Germania si infilasse nel più buio periodo della sua storia.

Mentre tutto questo avveniva Ottilie, che aveva dovuto in gioventù sacrificare la propria vita in cambio delle responsabilità dell’azienda, aveva trovato il coraggio di decidere della propria esistenza, abbandonare l’azienda e crearsi una nuova vita, quella forse già sognata in gioventù accanto a Philipp. Passò le sue quote di proprietà al figlio Roland che assunse la guida aziendale nel 1928 e tenne per sé solo un vitalizio tratto dal fondo di famiglia. Nel 1918 sposò Philipp ed andò a vivere con lui nel castello di Etzelwand, dove visse fino alla morte, avvenuta nel 1944.

Quella di Ottilie von Faber Castell sembra essere una storia esemplare di una donna, costretta dalle convenzioni, a rinunciare al suo sogno a soli 19 anni e che infine, alla soglia dei quaranta, decide di riappropriarsi di quel sogno e ribellarsi ad ogni condizionamento. Un comportamento che richiedeva a all’inizio del secolo scorso una notevole dose di coraggio e che fanno di Ottilie una sorta di emblema nella lotta delle donne sul difficile cammino della parità di diritti. Parità  ancora oggi non pienamente raggiunta.

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