Referendum costituzionale 2020 sul taglio dei parlamentari. Come funziona

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 “La vera fonte di potere non è il denaro nelle mani di pochi, ma l’informazione nelle mani di molti”. John Naisbitt.

Il 20 e 21 Settembre si vota per il referendum confermativo…che confermativo non è- di Irene La Mendola-

Il prossimo 21 e 21 Settembre, oltre alle elezioni regionali, che interessano gli elettori di 7 Regioni (Campania, Liguria, Marche, Puglia, Toscana, Veneto e Val D’Aosta), e alle elezioni comunali che interessano 1.177 Comuni, gli italiani sono chiamati a votare per il Referendum costituzionale che riguarda il così detto “taglio” dei parlamentari.

Questo referendum era stato indetto ad inizio anno per il 29 Marzo 2020 e posticipato a causa dell’emergenza Covid-19.

Il 20 Settembre si voterà dalle 07.00 alle 23.00, mentre il 21 dalle 07.00 alle 15.00 osservando l’obbligo del distanziamento sociale e della mascherina.

Il Referendum definito impropriamente “confermativo” è previsto dall’art. 138 della Costituzione che disciplina il meccanismo di approvazione delle leggi di revisione costituzionale: “Le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione. Le leggi stesse sono sottoposte a referendum popolare quando, entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali. La legge sottoposta a referendum non è promulgata, se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi.

Non si fa luogo a referendum se la legge è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti.

In data 08/10/2019 è stata approvata dalle Camere a maggioranza assoluta (e non di due terzi) una legge di revisione costituzionale fortemente voluta dal Movimento 5 stelle, che prevede la modifica degli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione e, rispettivamente: la riduzione dei seggi da 630 a 400 alla Camera dei Deputati, da 315 a 200 al Senato e la riduzione a 5 del numero dei senatori a vita che il Presidente della Repubblica può nominare.

Questa legge di revisione costituzionale deve superare il “vaglio” del voto referendario. Pertanto, la definizione di Referendum “confermativo” può ingenerare confusione, in quanto votando “si” non verrà confermata la Costituzione, ma questa legge di revisione costituzionale.

Qui di seguito, si riporta il quesito su cui siamo chiamati ad esprimerci:

“Approvate il testo della legge costituzionale concernente «modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari», approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana N. 240 del 12 Ottobre 2019?”

A differenza del referendum abrogativo, previsto dall’art. 75 della Costituzione, per cui è necessario che si presenti alle urne la maggioranza degli aventi diritto al voto e che venga raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi, per il referendum costituzionale di cui all’art. 138 non è previsto alcun quorum. Con la conseguenza che la legge di revisione costituzionale risulta confermata se i “si” sono maggiori dei “no” anche per un solo voto.

L’attuale numero dei seggi deriva da una legge costituzionale del 1963 (Governo Fanfani) che è stata più volte oggetto di proposte di modifica da parte di vari Governi: Aldo Bozzi, Massimo D’Alema, Silvio Berlusconi, Luciano Violante, Matteo Renzi, che a vario titolo e per ragioni politiche diverse, sono solo alcuni dei capofila di questa annosa lotta che, apparentemente, indebolisce la “casta”.

La riduzione del numero dei parlamentari potrebbe comportare benefici per le casse dello Stato in virtù della riduzione delle indennità di carica (stimato in circa 100 milioni di euro lordi per anno), ma le minoranze rappresentate dai partiti più piccoli potrebbero perdere voce, con conseguente danno alla democrazia.

La legge costituzionale oggetto di voto al prossimo Referendum appare immediatamente utile sul piano del risparmio, ma non è in grado di incidere sul senso di responsabilità dei nostri rappresentanti, sui loro privilegi, e neppure può correggere la piaga dell’assenteismo nel più importante emiciclo del Paese.

 

 

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