Luana D’Orazio, operaia morta sul lavoro: schiacciata da un orditoio “modificato per produrre di più”

0
60

-di Clelia Pistillo-

Si è finalmente arrivati alla chiusura delle indagini sulle cause della morte di Luana D’Orazio, la giovane operaia di 22 anni, madre di un bambino che a dicembre compirà sei anni, che lo scorso 3 maggio rimase schiacciata da un orditoio durante un normale turno di lavoro  presso un’azienda tessile di Montemurlo, vicino Prato.

L’ analisi delle informazioni raccolte dal perito della Procura pare confermare i sospetti iniziali  secondo cui il macchinario che ha ucciso la giovane lavoratrice non era conforme alle norme sulla sicurezza sul lavoro. Secondo la Procura la saracinesca che avrebbe dovuto proteggere la donna non si attivò quel giorno perché era stata manomessa.

Stiamo parlando di un macchinario destinato alla campionatura e neppure alla produzione, per cui è facile dedurre che il guadagno derivato da tale manomissione sarebbe stato del tutto irrilevante per il fatturato dell’azienda,  circa l’8% in più. In considerazione di quanto appena detto non è stata contestata nessuna aggravante sui reati addebitati agli indagati. I reati ipotizzati in capo alla titolare dell’azienda, Luana Coppini, al marito Daniele Faggi, considerato amministratore di fatto, e ad un manutentore, Mario Cusimano sono di omicidio colposo e rimozione dolosa delle cautele anti-infortunistiche.

Dagli accertamenti è emerso che il macchinario funzionava ad una velocità elevatissima al momento dell’incidente ma le saracinesche non erano abbassate. Inoltre una staffa sporgente avrebbe fatto si che i vestiti della giovane lavoratrice rimanessero impigliati e la trascinassero in quello che è stato definito dal consulente tecnico della Procura “un abbraccio mortale”.

Il tema della sicurezza sul lavoro deve tornare ad essere centrale. Nel 2020 dai controlli effettuati dall’ INAIL emerse un dato drammatico: l’86% delle aziende ispezionate risultò essere irregolare. Va ribadito a gran voce che il diritto a lavorare in  un ambiente sicuro è fondamentale.

Adesso una famiglia distrutta dal dolore chiede giustizia, una madre cerca risposte per la propria figlia e per tutte le vittime di incidenti sul lavoro, “ Non è giusto che un operaio inizi il turno di lavoro con la paura di non tornare vivo a casa”, queste le sue parole.

Sin dall’inizio di questa triste vicenda avevamo avuto tutti il sentore che questa tragedia fosse in qualche modo legata alla produttività dell’azienda ed ora all’esito delle indagini non possiamo che uscirne tutti sconfitti.

Questo sistema economico e sociale che non rispetta  l’essere umano ed i suoi diritti fondamentali va cambiato. Un surplus dell‘8%, tanto valeva la vita di Luana, tanto vale una persona che in un meccanismo corrotto e malato come questo viene quotidianamente sacrificato sull‘ altare del Dio denaro.

Nel pieno del lockdown, durante la prima fase della pandemia c’è stato un momento in cui, mentre eravamo tutti chiusi in casa per contenere il contagio, il mondo fuori rinasceva, si rigenerava letteralmente. Gli animali si riprendevano i loro spazi mentre fiumi e città si ripulivano lentamente dall‘ inquinamento  e dallo sfruttamento prodotti dall’uomo. In quei giorni abbiamo preso coscienza di quanto l’essere umano sia il più ingrato ospite di questo pianeta e la promessa fu“ Ne usciremo migliori”.  Se solo ne avessimo tratto una lezione.

 

 

 

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui