La logica dell’Amore

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-di Michele Bartolo-

Secondo gli ultimi dati forniti dall’ISTAT, continua a diminuire la popolazione, soprattutto nel Mezzogiorno e, in modo particolare, aumenta il divario tra nascite e decessi, in quanto per 100 persone decedute  arrivano soltanto 67 bambini (dieci anni fa erano 96).

La fase di calo della natalità avviatasi nel 2008 sembra quindi aver assunto caratteristiche strutturali, interessando peraltro maggiormente i nati da coppie coniugate. In un contesto di nascite decrescenti, cioè, quelle che avvengono fuori del matrimonio aumentano, arrivando quasi ad un terzo del totale. Questi dati impongono qualche riflessione sul momento storico in cui stiamo vivendo. Sarebbe facile, infatti, imputare tutto alla crisi economica, alle difficoltà occupazionali, all’ età avanzata in cui spesso si diventa genitori. In realtà, oggi difficilmente le scelte di vita sono dettate da un vero sentimento d’ amore, inteso come amare qualcuno di diverso da se stessi.

Molto spesso l’amore è confuso con l’appagamento di un desiderio meramente egoistico, sia esso sessuale, economico o sociale, quando invece l’essenza di questo sentimento dovrebbe partire prima dal cervello e poi dal cuore, altrimenti, come diceva Oscar Wilde, quando si è semplicemente innamorati si comincia con l’ingannare se stessi e si finisce con l’ingannare gli altri.

Nel corso della mia esperienza professionale di avvocato, mi è capitato spesso di occuparmi di controversie in ambito familiare, ove diventa molto delicato per un operatore del diritto entrare nell’intimità di equilibri interpersonali, condizionati da un coacervo di emozioni, sentimenti, rancori e ripicche, difficilmente controllabili ed orientabili con gli strumenti normativi e giudiziari. Vi sono casi, infatti, in cui un padre rifiuta di fare il padre, cioè identifica la separazione coniugale dalla moglie con la separazione anche dai figli, situazioni in cui si strumentalizzano i minori rispetto alle proprie personali rivendicazioni e, infine, situazioni di apparente fisiologia del rapporto in cui i figli diventano quasi scomodi, soggetti estranei al legame di coppia e quasi con esso confliggenti. Tutti questi esempi hanno, a mio avviso, un denominatore comune: i figli non sono stati desiderati e voluti per una scelta di amore, ma rappresentano il frutto di uno sbaglio oppure costituiscono la proiezione del proprio egoismo, che poi riaffiora e prende il sopravvento.

Non a caso, allora, i dati statistici citati all’inizio ci parlano di calo delle nascite, strettamente collegato anche al calo dei matrimoni, perché sia per sposarsi che per avere un figlio bisogna compiere una scelta, sicuramente libera, ma soprattutto consapevole, responsabile e coraggiosa, perché orientata al futuro e non al presente, ponendo al centro del proprio interesse la compagna di vita insieme con i figli che verranno.

Difatti, pur ritenendo legittime e a volte inevitabili le scelte che portano a decretare lo scioglimento del vincolo matrimoniale e quindi la fine di un amore, a me sembra che il ruolo di coniuge e quello di genitore debbano tendere in egual modo alla costituzione di un legame infinito, a prescindere da ogni diversità di carattere o di aspirazioni, perché, per andare d’accordo, non è necessario avere le stesse idee, basta avere lo stesso rispetto.

Se proprio vuole trovarsi una differenza, possiamo immaginare che una risoluzione consensuale di un rapporto coniugale, magari nato per errore o troppo in fretta, possa anche derivare da una opzione libera e condivisa, ma certamente non ci si può separare da un figlio, perché essere padri o madri è una vocazione, una missione, un impulso naturale, non può e non deve essere il frutto di un errore o di uno sbaglio.

Amare, quindi, rinunciando al proprio io, alle proprie passioni, alla propria libertà, al proprio benessere? No, amare proprio per vivere compiutamente la propria felicità, appagati nella mente e nell’animo,  perché, come diceva il grande scrittore portoghese e Premio Nobel per la letteratura,  Josè Saramago,Dio benedica sempre i nostri figli, perché a noi ci ha benedetto già con loro”.

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