La dignità di morire e la tutela dei principi fondamentali dell’uomo

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Ancora una volta una decisione della Cassazione scatena il popolo –

Nella vita bisogna decidere da che parte stare, per la legalità e il diritto oppure per la ferocia e la vendetta.
Come sempre più spesso accade, l’opinione pubblica si lascia scaldare dalle sentenze della nostra Corte di Cassazione, che sembra perdere in questi anni il connotato di supremo organo di giustizia per assurgere a predicatore o moralizzatore. E, invece, non si deve mai dimenticare che negli Stati di diritto esistono dei baluardi che servono a sancire principi uguali per tutti, e che differenziano la vittima dal carnefice. Uno Stato non può assumere come modello la reazione di pari intensità, né tantomeno fondare la punizione sul principio “occhio per occhio, dente per dente”.

Non è così che si crea una società migliore e più equa, che, al contrario, va ricercata salvaguardando le conquiste raggiunte in secoli di civilizzazione. Questo non rappresenta garantismo, ma attuazione della tutela dei diritti fondamentali dei cittadini. Le battaglie servono a tutti, e anche a dimostrare che nessuno deve cadere nel tranello della violenza, da cui, sempre e in ogni momento, va presa la distanza.

Detto questo, la Cassazione non ha assolutamente rimesso in libertà Totò Riina, ha solo valutato un’istanza degli avvocati difensori che chiedeva la revisione del provvedimento emesso dal Tribunale di Sorveglianza. I gradi di giudizio sono stati previsti per tutti, anche per i più efferati criminali, lo sosterrebbero con forza anche Falcone e Borsellino, che per la giustizia hanno sacrificato la loro stessa esistenza. La Suprema Corte ha solo chiesto una motivazione in più al Tribunale di primo grado, tenuto conto di una serie di circostanze che vanno meglio valutate: l’età, la pericolosità, la malattia, la dignità del fine vita.

La Giustizia va amministrata nel nome del popolo, ma non con la sua pancia, piuttosto seguendo le linee direttive dei codici a tutela dei pari diritti di tutti i cittadini, che rimangono uguali davanti alla legge.
Resta che lo Stato deve salvaguardare, a questo punto, anche la dignità di tutti gli altri, soprattutto di coloro che da anni chiedono una normativa sul testamento biologico, adesso che le annunciate elezioni autunnali rischiano di far cadere nel vuoto la faticata battaglia per ottenere l’introduzione delle disposizioni anticipate di trattamento nel nostro ordinamento.
E questo non deve accadere.

Giorgio Coppola

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