La difesa: un diritto inviolabile

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di Michele Bartolo-

In qualsiasi tipo di dibattito pubblico, di carattere politico o di altra natura, quando qualcuno vuole difendere il proprio punto di vista o portare la ragione dalla sua parte si appella alla Carta Costituzionale.

E’ un po’ la stessa visione di un cristiano, che quando deve trovare il fondamento dei suoi valori e dei suoi principi  li ricerca nel Vangelo. Ebbene, dal punto di vista laico, la Costituzione Repubblicana è il nostro Vangelo, dalla nascita della nostra democrazia in poi. Spesso, però, si cita ciò che non si conosce oppure non si considera appieno la portata delle previsioni di garanzia e di tutela contenute nella nostra Costituzione.

E’ il caso, ad esempio, del  diritto inviolabile della difesa, che pur garantito ed espressamente enunciato nella nostra Carta fondamentale, viene nella pratica bistrattato o contrastato attraverso la diffusa pratica di associare l’avvocato al suo assistito. Da qui derivano pure gli attacchi degli haters sui social. Nei casi più gravi, si arriva all’invio di lettere di minaccia.

Di recente è balzato agli onori delle cronache il caso di Massimiliano Orrù, penalista di Rimini, difensore di fiducia del cittadino di origine albanese Klajdi Mjeshtri, accusato dell’omicidio di Giuseppe Tucci.

Quest’ultimo, vigile del fuoco, è deceduto lo scorso 11 giugno a seguito di una lite con Mjeshtri, buttafuori di un noto locale di Rimini. In una lettera minatoria, inviata ad alcune testate giornalistiche, si preannunciano ritorsioni nei confronti dei proprietari del locale in cui è avvenuta la lite, che ha poi portato alla morte di Tucci, e, seppur non si indichi espressamente il nome dell’avvocato Orrù, un passaggio è a dir poco farneticante in merito alla difesa di Mjeshtri: «E che nessun avvocato provi a difenderlo perché saranno guai anche per lui».

Diciamolo chiaramente: se ogni avvocato dovesse prendere in considerazione una lettera come quella che è stata fatta recapitare nei giorni scorsi ad alcuni giornali, non farebbe più il proprio lavoro. Si tratta, comunque, come è stato rilevato da più parti, di una lettera scritta molto bene. Non è il frutto dell’elaborazione di uno sprovveduto o di un disgraziato che dà sfogo ad una serie di pensieri.

Equiparare l’avvocato al proprio assistito è una chiara distorsione della realtà ed una  ferita profonda alle garanzie che la Costituzione concede e prevede per ogni cittadino e, in generale,  per ogni persona che venga coinvolta in un procedimento penale nel nostro Paese. Si vuol dire, cioè, che i fatti vanno sempre interpretati da un punto di vista tecnico-giuridico. Garantire il diritto di difesa distingue uno Stato di diritto da uno “Stato barbaro”.

È ormai una triste consuetudine che, in occasione di ogni fatto di sangue, si scatenino puntualmente delle violentissime campagne d’odio, non soltanto nei confronti di coloro che sono accusati del reato, ma anche dei loro difensori.

Ciò che differenzia uno Stato civile da uno Stato barbaro è proprio l’inderogabilità del diritto di difesa: chiunque sia accusato di qualsiasi reato, anche il più grave, per essere punito deve prima avere un processo giusto con un difensore che lo assista, perché il suo diritto di difesa sia garantito.

Come ha giustamente dichiarato il Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Rimini, intervenuto a difesa del professionista, «l’avvocato svolge una funzione voluta dalla nostra Costituzione come sacra, non può e non deve mai essere assimilato al suo assistito, così come non vi è alcuna differenza tra l’avvocato che assiste l’imputato e l’avvocato che assiste le persone offese. Non è un caso che ci siano stati avvocati uccisi dagli stessi terroristi che erano chiamati a difendere d’ufficio, perché per un terrorista riconoscere il difensore significa riconoscere l’esistenza di uno Stato di diritto. La frase “che nessun avvocato provi a difenderlo perché saranno guai anche per lui” è vile e inaccettabile. L’Ordine degli avvocati di Rimini auspica che l’autore di queste minacce sia individuato e, ovviamente, assistito da un difensore in un giusto processo, equamente punito. Manifesta tutta la possibile solidarietà al difensore minacciato, così come manifesta assoluta vicinanza per il dolore dei famigliari della vittima del reato oggetto del giudizio».

Appare forse superfluo aggiungere che l’avvocato, quando presta giuramento, non si obbliga a selezionare con criteri etici gli assistiti da difendere, ma solo a svolgere il proprio lavoro con lealtà e rettitudine, nel rispetto della Costituzione e delle leggi.

                                                  

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