Il caso Resinovich

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di Michele Bartolo-

Si sono da poco riaperte le indagini su un altro caso avvolto nel mistero: quello di Liliana Resinovich, la 63enne scomparsa il 14 dicembre 2021 dalla sua casa di via Verrocchio a Trieste e il cui corpo fu ritrovato il 5 gennaio 2022, a poca distanza dall’abitazione, nel parco di San Giovanni.

La scoperta del corpo non aveva però chiarito le cause della morte: la donna giaceva a terra con due sacchetti per alimenti trasparenti uno dentro l’altro avvolti intorno alla testa e stretti alla gola. Il resto del corpo era invece chiuso in due grandi sacchi di quelli utilizzati per i rifiuti, uno infilato dall’alto, uno dal basso. Giaceva in posizione fetale, rannicchiata, con le mani incrociate sulla felpa.

Da pochi giorni, infatti, è stata disposta la riesumazione del cadavere per effettuare una nuova autopsia.

Chi la conosceva non avrebbe mai immaginato che quella donna così mite e riservata sarebbe balzata agli onori della cronaca per una vicenda tanto complessa quanto misteriosa.

Liliana Resinovich, infatti, non è solo il nome della defunta sessantatreenne triestina, ma il caso di nera che nell’ultimo anno ha riempito pagine di giornali, testate online e trasmissioni televisive, oltre ai social.

Per il marito Sebastiano, con cui aveva condiviso la vita per oltre trent’anni, era una “donna di casa” e insieme avevano avuto una vita “solare”. Qualche giorno dopo l’annuncio della scomparsa, è spuntato un nuovo personaggio: l’ottantaduenne Claudio Sterpin.

Sterpin, ex podista triestino e personaggio molto conosciuto a Trieste e dintorni, è un vecchio amico di Liliana ma da un po’ di tempo, stando a quanto lui stesso racconta, il loro rapporto si era evoluto in qualcosa di più, dopo un incontro che viene definito fortuito. Nonostante fosse una donna abitudinaria, anche Liliana aveva i suoi segreti, a partire dai suoi due cellulari, gli stessi rimasti in via Verrocchio il giorno della sua scomparsa.

Ci sono poi le ricerche immortalate nella cronologia dei telefoni: “come divorziare senza avvocato”, “quanto tempo per ottenere un divorzio” e la ricerca di un “Appartamento a Trieste, di piccole dimensioni, tra i 40 e i 60 metri quadrati”. Sul rapporto con Sterpin, tuttavia, come emerge dalle analisi dei cellulari, una certa relazione tra Liliana e Claudio sarebbe andata avanti da ben prima del loro incontro fortuito. Alcuni incroci telefonici risalgono almeno a qualche anno prima.

Come mai, dal momento della scomparsa, nessuno o quasi,  cerca Liliana, sino al ritrovamento del cadavere ben 22 giorni dopo la sua scomparsa? Se è vero che il suo decesso risale a 48, 60 ore prima del ritrovamento, dove è stata Lilly in quella finestra di tempo? Tutte domande alle quali, a distanza di oltre due anni, non c’è ancora una risposta.

Dal movente passionale, a quello dei soldi, il tutto condito da un velenoso scambio di accuse e contro accuse tra familiari. Tuttavia, dopo una serie di analisi cliniche, sempre più approfondite, la perizia eseguita dalla Procura di Trieste ha dato un responso univoco sulla vicenda: la donna si è suicidata. E la morte, avvenuta ben 19 giorni dopo la sua scomparsa, risalirebbe a due o al massimo tre giorni prima del 5 gennaio, data del suo ritrovamento.

Esclusa la pista dell’omicidio, anche per l’assenza di  segni di colluttazione sul corpo. Escluse, dunque, tutte le altre piste, ma sono troppe le cose che non tornano. Liliana sarebbe morta per asfissia, una fine drammatica.

Resta ignoto, però, dove sia stata la donna dal 14 dicembre al 2-3 gennaio, soprattutto considerando che era uscita di casa senza i due telefoni cellulari e senza la fede nuziale. Né si capisce neanche perché si sia suicidata. Tantomeno nel singolare modo scelto. Possibile che possa aver fatto tutto da sola? Tanti ancora i misteri irrisolti, nonostante la Procura abbia deciso di chiudere il caso.

La famiglia della donna, compreso il marito, non ha però creduto a questa ipotesi e si è battuta per non fare archiviare il caso. La procura di Trieste ha disposto così di recente nuove indagini: la riesumazione del cadavere nel cimitero Sant’Anna e ulteriori esami autoptici, affidati all’antropologa forense Cristina Cattaneo dell’Istituto di Medicina legale di Milano.

Solo così il corpo di Liliana potrà raccontare la sua verità, che cosa è successo veramente alla donna dal giorno della sua scomparsa al ritrovamento nel parco, avvenuto una ventina di giorni dopo.

                          

 

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