All’Ordine dei Medici di Salerno riflettori puntati sulla violenza di genere.

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Ordine dei Medici di Salerno e AIDM contro la violenza-di Claudia Izzo-

 

Grande interesse per il convegno organizzato presso l’Ordine dei Medici della provincia di Salerno dal titolo “Violenza di genere- Riconoscimento, interventi e percorsi di uscita”, organizzato dall’Ordine stesso e dall’Associazione Italiana Donne Medico, Sezione di Salerno.

Un incontro fatto di riflessioni e confronto sul tema della violenza tra le mura domestiche, sul posto di lavoro o nell’esercizio della professione di medico, un incontro con professionisti e addetti ai lavori perché la violenza è notizia di cronaca quotidiana, è sopruso, è carenza di valori, espressione di crudeltà, di degradazione di costume.  I temi affrontati hanno coinvolto la folta platea, sottolineando l’urgenza della centralità della rete antiviolenza, delle indagini e l’importanza delle misure cautelari, dei percorsi di uscita dalla violenza.

“Sono 80 le sezioni operative dell’Associazione AIDM,  (Associazione Italiana Donne Medico), nata nel 1921 ed attiva da Nord al Sud Italia”, ha commentato Giuseppina Plaitano, Presidente AIDM e Consigliere Nazionale che ha dato il via all’incontro. “Non possiamo più tollerare tutto ciò che accade. Le donne tollerano, perdonano, non decidono di denunciare. Dobbiamo cercare di fare una rivoluzione di tipo culturale, di tipo sociale. L’esigenza è di fare rete contro la violenza, di qui la centralità proprio di una rete antiviolenza con interventi della Polizia di Stato e  con percorsi di uscita”

Per Giovanni D’ Angelo, Presidente dell’Ordine dei Medici di Salerno, “è il ruolo della donna nella società ad essere cambiato con la parità dei sessi; la donna non è più esclusivamente moglie e madre ma cerca anche una sua affermazione professionale, dei suoi spazi. Il felice connubio tra uomo e donna sfocia spesso in tragedia. Noi dobbiamo cercare di fare prevenzione affinché queste tragedie non avvengano. L’essere femminile è maggiormente capace di soffrire rispetto all’uomo, in nome di una speranza, del recupero del rapporto con l’altro, è questo uno dei motivi per cui le donne non denunciano subito le violenze subìte”.

Cosimo Maiolino, Direttore Sanitario Azienda Opsedaliera San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona,  si è soffermato sullo sbarco dei migranti, sulle tante donne che in Italia giungono cadaveri. Sulla violenza in genere ha evidenziato l’importanza che hanno i segnali che ci giungono per prevenire il peggio. “C’è bisogno di sinergia tra medici, psicologi, assistenti sociali, psichiatri, c’è bisogno dell’aiuto delle istituzioni. La violenza si può arginare solo se c’è una rete di aiuto vero nella quotidianità”

La Presidente del “Centro Antiviolenza” dell’ Azienda Ospedaliera San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona, Rosa Esposito, ha parlato del “percorso” presente al centro, per cui la violenza è una vera e propria malattia con i suoi codici fatti di ammissioni e dimissioni. Importante diventa la consulenza psicologica e la rete per cui, a seconda dell’entità delle lesioni fisiche, può scattare la dununcia  d’ufficio. Come ospedale si procede da un punto di vista fisico e psicologico, poi bisogna vedere come procedere in modo tale che una donna che ha subìto violenza possa andare in un luogo sicuro e sentirsi protetta ed aiutata.”

L’Assessore alle Pari Opportunità del Comune di Salerno, Gaetana Falcone,  ha focalizzato l’attenzione sulla violenza che nasce tra le mura domestiche perché non c’è più rispetto. ” Come assessorato stiamo creando una casa rifugio per le donne in difficoltà e stiamo realizzando un progetto pilota nelle scuole dal nome “Lo scrigno di Alice” per proteggere l’ adolescenza dal bullismo e cyberbullismo.”

Il Professore Luigi Kalb, Ordinario di Procedura Penale presso l’Università degli Studi di Salerno, ha parlato di prevenzione che non funziona, della rete di sinergie che va migliorata quanto le professionalità coinvolte nei casi di violenza. “Le molestie, ferendo le coscienze, costituiscono realtà inaccettabili”,  ha affermato, per poi analizzare i dati del rapporto sui femminicidi della giornalista Milena Gabanelli su il Corriere della Sera,  parlando così dei dati pubblicati dall’EURES, Istituto di Ricerche Economiche e Sociali. Il Professore Kalb ha riferito che nel 2016  su 355 omicidi, ben 140 sono stati femminicidi;  tre vittime su quattro sono in famiglia, con un aumento di femminicidi di prossimità (amicale…) e non sono mancati i riferimenti all’articolo 612 bis sugli atti persecutori, al 572 riguardante i maltrattamenti in famiglia ed al  570 sulla violazione degli obblighi di assistenza familiare. Nel 2017, secondo dati sul nostro territorio, i procedimenti sono stati 443, le misure cautelari 20, definiti 280, le richieste di archiviazione 87, la richiesta di azione penale 125. Per il Professore Kalb, “a mancare non sono le norme, ma la professionalità, una iniziativa adatta al caso di specie dove la Polizia può agire di sua iniziativa senza attendere le denunce”.

Per Lorena Cicciotti, dirigente della Squadra Mobile di Salerno” c’è necessità di capire dove c’è una violenza, dove ci sono problemi di sudditanza psicologica, problemi economici, sensi di colpa. Ci sono difficoltà di natura culturale da superare”.

                         

 

Per lo psichiatra Giulio Corrivetti, Direttore Unico del Dipartimento Salute ASL di Salerno, “le azioni violente sono legate ad una vulnerabilità per cui oggi i ragazzi sono incapaci di controllare le frustrazioni”, mentre per lo Psicologo e Psicoterapeuta Fabio Martino, Presidente di “A Voce Alta Salerno” Centro Time Out ASL Salerno, ha illustrato il Centro Time Out dove vi sono professionalità diverse che, con competenza e passione, operano in un contesto pubblico.  Le donne vittime di violenza, infatti, in genere, non percepiscono un sistema di aiuto di sistema integrato, di rete, il che  spiega perché le denunce  siano bassissime”.

Pasquale Errico, Questore di Salerno, ha spiegato l’iter della Pubblica Sicurezza per aiutare le donne in difficoltà: dal momento in cui viene contattato il 113, la pattuglia della Polizia si reca sul luogo per constatare cosa sia successo. In atto vi è la procedura EVA per cui gli agenti stilano relazioni, i cui dati vengono monitorati per stabilire se il comportamento aggressivo sia un  caso isolato o  un comportamento rituale. Nel CED Centro Elaborazioni Dati, devono cioè risultare i fatti pregressi. C’è infatti una sentenza della Cassazione per cui è legittimato l’arresto in flagranza di reato tutte le volte in cui il fatto risulti non isolato e l’episodio delittuso sia avvenuto poco prima che il reo si sia dato alla fuga. Certo entrare tra le mura domestiche e cercare la verità non è una cosa semplice, per questo è stato introdotto il Provvedimento di Ammonimento da parte del Questore per cui, sulla base di una segnalazione che resta anonima, si procede ad un’attività istruttoria e, se si acclara la sussistenza delle forme di violenza, si procede con questo provvedimento.

Laura Landi,  della Camera per i Minori di Salerno, Presidente di un’associazione che si occupa della difesa dei minori, “sono proprio i minori a dover essere oggetto di tutela perché, come recita il video di Save the Children, un bambino che assiste ad una atto di violenza, lo subisce”.

Fotografie a cura di Claudia Izzo

 

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