18 novembre 1989, il caso Bergamini: elogio di un magistrato

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-di Michele Bartolo-

Spesso abbiamo seguito casi di cronaca giudiziaria per portare all’attenzione della pubblica opinione misteri irrisolti o, peggio ancora, pronunce discordanti e confliggenti di giudici diversi, che non hanno fatto emergere la verità e la giustizia e hanno gettato nello sconforto le famiglie delle vittime.

Il giallo Bergamini

Di recente, però, è tornato all’attenzione mediatica, anche grazie allal trasmissione televisiva “Chi l’ha visto”, un caso lungo trentadue anni: è il giallo della morte di Denis Bergamini, ventiseienne calciatore del Cosenza, allora squadra di serie B, che la sera del 18 novembre 1989 trovava la morte sulla strada statale 106 Jonica, nei pressi di Roseto Capo Spulico (CS), dove avrebbe deciso di suicidarsi lanciandosi sotto un camion in transito.

Le indagini.

Infatti le indagini, all’epoca, chiusero il caso come suicidio.  Sin qui nulla di nuovo o nulla di strano, anche se l’inchiesta, come emerge dagli atti, fu condotta in maniera superficiale, tanto da non considerare che il corpo di Denis, che sarebbe stato trascinato per una sessantina di metri da un camion, appariva incredibilmente intatto, con ferite presenti dove invece non dovevano esserci e oggetti, come l’orologio, senza  neanche un graffio.

Il passare degli anni, però, non ha condannato all’oblio la morte del calciatore né ha mai condotto alla rassegnazione la famiglia di Bergamini, che tenacemente ha creduto nella verità e nella giustizia, confidando che un giorno sarebbe finalmente emersa.

Il giudice scupoloso.

Ma la tenacia e la costanza nella ricerca della verità è stata questa volta la bussola che ha orientato il lodevole impegno di un magistrato, il già procuratore capo di Castrovillari, Eugenio Facciolla, di cui bisogna tessere un pubblico elogio.

Spesso, infatti, la magistratura è vista come una casta e molte volte il lavoro del magistrato viene considerato un sopruso, un capriccio e, in numerosi casi, espressione di una giustizia monca, inadeguata, tardiva ed inconsistente, tale da alimentare la sfiducia nelle istituzioni e nella possibilità  di trovare la verità nelle aule giudiziarie. Ma il caso del procuratore Facciolla è un caso esemplare, di un magistrato umile, serio, riservato, lontano dalle telecamere e proprio per questo concentrato solo sul proprio lavoro, nel gravoso impegno di ricostruire l’accaduto e dare una risposta alla famiglia della vittima.

Negli anni, infatti, più volte, l’inchiesta si è riaperta, ma senza alcun fruttuoso sviluppo, sino a quando, nel giugno 2017, nel corso della terza inchiesta, venne riesumato il corpo del calciatore. Il procuratore Facciolla, infatti, aveva sempre ammonito i suoi sostituti: “Lavorate come se il caso fosse successo ieri”. Ed è grazie a questa tenacia che, a seguito della riesumazione, Bergamini viene trovato integro, con pelle e tessuti intatti.

Le indagini.

L’esito dell’incidente probatorio, condotto con l’ausilio della glicoforina, una proteina che colora la parte di osso, muscolo o tessuto su cui viene posta, ma solo se trova tracce di sangue di una ferita di una persona viva, confermò quelli che sino ad allora erano stati solo sospetti. La glicoforina, infatti, si illuminò nella zona della trachea, restando invece “buia” nella ferita che sarebbe stata causata dal camion. Come a dire che quella ferita è stata procurata quando il calciatore era già morto.

I periti, quindi, conclusero che Bergamini era stato prima stordito con del cloroformio o sostanza simile, poi soffocato, forse con un sacchetto di plastica e, infine, fatto sormontare parzialmente dalla ruota del camion nell’intento di  simulare il suicidio. L’incidente probatorio avrebbe  anche stabilito che Denis fu ucciso da almeno due persone.

Ciò che è certo  è che l’unica persona presente con sicurezza sul luogo dell’omicidio era la sua ex fidanzata, Isabella Internò, appena diciannovenne. Tra i due ragazzi vi era stato un rapporto sempre travagliato, scandito da abbandoni e ripensamenti e anche da un aborto praticato a Londra dalla giovane.

La ricostruzione.

La sera del 18 novembre 1989, per motivi ancora da chiarire, vi fu un ennesimo incontro chiarificatore tra i due. I ragazzi, sull’auto del calciatore, si sarebbero fermati in una piazzola della strada statale 106 Jonica, non lontano da Cosenza, per fare una passeggiata. A questo punto, secondo il racconto che fece all’epoca la sua ex fidanzata, Denis avrebbe deciso di suicidarsi lanciandosi sotto il camion in transito.

L’incidente probatorio.

Quanto oggi emerso dall’incidente probatorio, voluto dal procuratore Facciolla, ha nuovamente acceso i riflettori sul caso, sgretolando il castello di bugie, coperture ed omissioni, sorretto da indagini superficiali e verità di comodo.

Il 20 settembre scorso, infatti, dopo più di tre ore di udienza preliminare e quasi due ore di camera di consiglio, il GUP del Tribunale di Castrovillari, dott. Lelio Festa, disponeva il rinvio a giudizio di Isabella Internò, oggi cinquantaduenne, per omicidio volontario in concorso con ignoti, come richiesto dal PM in aula, dott. Luca Primicerio.

Si è aperto dunque il processo per accertare cosa è veramente accaduto la sera del 18 novembre 1989, a trentadue anni dalla morte di Denis Bergamini. Ma questo processo, la cui prima udienza si è tenuta il 25 ottobre 2021, è stato il frutto dell’instancabile impegno umano e della straordinaria dedizione professionale di un magistrato: il dott. Eugenio Facciolla, oggi in pensione. Solo grazie a lui, infatti, oggi sappiamo con certezza che Denis Bergamini non si è suicidato ma è stato ucciso. Uomini come il dott. Facciolla ci fanno sperare che la Giustizia con la G maiuscola esista e che la morte non tolga la voce alle vittime, basta solo trovare un magistrato disposto ad ascoltarla. Il dott. Facciolla ricorda l’impressione di vitalità che gli diede quel corpo: “Sembrava come se ci stesse aspettando”.

 

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