Trivelle e futuro energetico.

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Il 17 aprile cittadini alle urne-

Mancano sedici giorni al referendum sulle trivelle e la campagna per il SI cerca di entrare nel vivo.

Comitati, associazioni e ambientalisti lavorano per spingere i cittadini al voto del 17 aprile, affinché si possa raggiungere il quorum del cinquanta più uno per cento degli aventi diritto al voto. Ma l’opinione pubblica, per varie ragioni, non risulta ancora ampiamente al corrente della questione.

E allora, di che si tratta in sintesi?

Tutto nasce da una norma dell’ultima legge di Stabilità che permette alle attuali concessioni di estrazione e di ricerca di petrolio e gas a mare, entro le 12 miglia dalla costa di poter operare “sine die”, cioè di non avere più scadenza fino all’esaurimento dei pozzi.

Immediatamente si sono mobilitati nove Consigli regionali e si è giunti, dopo un iter piuttosto travagliato, a proporre il referendum nel quale si chiede sostanzialmente se si voglia che, quando scadranno le concessioni, vengano fermati i giacimenti in attività nelle acque territoriali italiane anche se c’è ancora gas o petrolio.
Il quesito riguarda solo la durata delle trivellazioni già in atto entro le 12 miglia dalla costa, e non riguarda le attività petrolifere sulla terraferma, né quelle in mare che si trovano a una distanza superiore alle 12 miglia.

Le ragioni del SI sono sostenute dalla visione ecologista che ritiene necessario per il bene dell’umanità, l’abbandono progressivo dell’impiego degli idrocarburi che rappresentano una attività inquinante con rischi notevoli per l’ambiente e l’ecosistema.

Anche la ricerca dei giacimenti con la tecnica dell’air gun (esplosioni continue di aria compressa) sconvolge l’habitat e la fauna marina. E’ necessario puntare, invece, al perseguimento di una nuova strategia energetica nazionale in linea con le decisioni assunte a Parigi Cop21. Lo sviluppo di un modello energetico rinnovabile e pulito salvaguarderebbe biodiversità, pesca e turismo dei nostri mari e porterebbe alla nascita di centinaia di migliaia di nuovi posti di lavoro.

Le principali associazioni ambientaliste italiane affermano che tutto il petrolio e il gas presenti nei nostri mari basterebbero all’Italia al massimo per pochi mesi, mentre già oggi si sono affermate energie rinnovabili per circa il 40% del totale.
Emergono anche la ragioni del NO. In questo caso si sostiene che l’estrazione di gas e petrolio offshore evita il transito per i porti italiani di centinaia di petroliere e che l’inquinamento da incidenti è stato limitato negli ultimi anni a sporadici episodi subito controllati.

Una vittoria dei sì avrebbe poi delle conseguenze negative sull’occupazione, visto che migliaia di persone lavorano nel settore e la fine delle concessioni significherebbe la fine dei loro posti di lavoro.
Nella provincia di Ravenna il settore dell’offshore impiega direttamente o indirettamente quasi settemila persone.

Anche in questo caso però i referendari ribattono che gli impianti delle attuali concessioni non dovrebbero chiudere subito, ma in un lasso di tempo dai cinque ai vent’anni; ci sarebbe perciò tutto il tempo per ricollocare i lavoratori.

Una esaltante responsabilità per gli italiani, non c’è che dire.

Il referendum assume una forte valenza politica se si riuscirà a non radicalizzare le posizioni.

Occorre vederlo nell’ottica della scelta energetica per il futuro della nazione e della facoltà dei cittadini di riappropriarsi delle decisioni che li riguardano, come già hanno fatto alcune Regioni.

Far esprimere gli italiani sulle scelte energetiche strategiche che deve compiere il nostro Paese, in ogni settore economico e sociale, è la vera posta in gioco. L’oggetto della decisione è messa bene in evidenza dal gruppo di docenti e ricercatori che ha lanciato l’appello “Energia per l’Italia”.

L’indipendenza energetica del Paese può essere cercata ancora nel petrolio attraverso ricerche e trivellazioni inquinanti per una quantità di carburante destinato comunque all’esaurimento?

Oppure conviene impegnare sempre di più agevolazioni e investimenti verso le fonti di energia rinnovabili, pulite, inesauribili, distribuite su tutto il pianeta, non pericolose per l’uomo e per l’ambiente, capaci di sostenere il benessere economico, di colmare le disuguaglianze e di favorire la pace?

Nei pochi giorni che mancano al 17 aprile si gioca la partita di diffondere capillarmente informazioni sul referendum in tutti i territori e far crescere la consapevolezza di chi viene chiamato alle urne.

Domani non è un altro giorno.

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