Soffrono gli utenti dei treni regionali: trasporto ferroviario ko

Dicembre 20, 2018 0 Comments Ambiente 400 Views
Soffrono gli utenti dei treni regionali:  trasporto ferroviario ko

 Rapporto Pendolaria 2018: 26 opere incompiute– di Vincenzo Iommazzo-

La “cura del ferro” nel nostro Paese, indispensabile per rendere il trasporto ferroviario regionale e locale moderno e le città meno inquinate e più vivibili, non sortisce ancora i risultati attesi da anni. Lo certifica il rapporto Pendolaria 2018 di Legambiente che calcola in Italia ben 26 opere incompiute che, se completate, potrebbero migliorare la qualità degli spostamenti e della vita di oltre 12 milioni di connazionali, un quinto della popolazione.

Come ogni anno, all’entrata in vigore dell’orario invernale, Legambiente presenta una analisi della situazione del trasporto ferroviario nelle regioni italiane. L’obiettivo è di sottolineare l’importanza e l’urgenza di migliorare il trasporto pubblico su ferro, offrendo un’alternativa più competitiva, economica e sostenibile all’auto privata.

Purtroppo mancano le risorse per le opere più urgenti e importanti per i pendolari. Rispetto allo scorso anno, si confermano le dieci linee ferroviarie peggiori d’Italia. In testa la ferrovia Roma-Lido i cui convogli in esercizio, età media 17 anni, sono diminuiti di sei unità rispetto ai 23 dell’anno scorso.

In Campania record negativo per la Circumvesuviana, seconda nella classifica generale dell’insufficiente gradimento degli utenti. treni vecchi, lenti, affollati, ritardi, corse cancellate, stazioni in degrado, disagi di vario tipo: soffrono i pendolari di un ‘area di due milioni di abitanti servita da circa 142 Km. di linee. Non decolla il bando per l’acquisto di nuovi treni pari ad un consistente investimento annunciato di 220 milioni. Per Sepsa, l’altra costola di Eav, si registrano forti ritardi nei lavori per il raddoppio della tratta Pisani-Quarto e per la bretella di collegament Cumana- Circumflegrea.

Inserite in questa classifica al ribasso, le ferrovie Reggio Calabria-Taranto, Campobasso-Roma, Bari-Corato-Barletta (tutti ricordano lo scontro frontale tra due treni, avvenuto nel tratto a binario unico tra Andria e Corato a luglio del 2016 con il tragico bilancio di 23 vittime), Agrigento-Palermo.  Non sta molto meglio il Nord, con la Verona-Rovigo, la Brescia-Casalmaggiore-Parma, la Genova-Savona-Ventimiglia, la Settimo Torinese-Ponte Canavese. Tutte afflitte, chi più chi meno, da vetustà dei treni, tagli delle corse, scarsa puntualità, carenza di informazioni all’utenza, abbandono delle piccole stazioni, rete da potenziare ed ammodernare. Buone notizie, viceversa, pervengono dalla domanda di servizio pubblico che, nonostante tutto, si rivela in crescita, dovuta anche alla congestione sempre in agguato del traffico dei mezzi privati che in alcune città, come per es. Napoli, costringe gli automobilisti a trascorrere alla guida in media 97 minuti al giorno.

Stando ai dati del Ministero delle Infrastrutture, dal 2002 ad oggi i finanziamenti statali hanno premiato per il 60% gli investimenti in strade e autostrade, non i collegamenti ferroviari, decisamente più sostenibili rispetto all’auto privata.

A quando la sempre annunciata inversione di tendenza?

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