Siti minerari dismessi, nuova miniera di occasioni per il Paese

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L’Ispra accende i riflettori su un patrimonio da tutelare e valorizzare-di Vincenzo Iommazzo-

L’Italia “invisibile” dispone di un potenziale economico – culturale non indifferente: esistono infatti sul territorio nazionale circa 3000 siti minerari dismessi dei quali più di 2000 distribuiti tra Sicilia, Sardegna, Toscana, Piemonte, Lombardia, il resto nelle altre regioni, tra cui 40 in Campania. I siti di interesse storico ed etnoantropologico sono veri e propri “beni culturali”; alcuni di questi sono riconosciuti anche dalle locali Soprintendenze come autentiche testimonianze di archeologia industriale e protetti da specifici vincoli di tutela, cui spesso però non seguono interventi mirati al recupero e alla fruizione.

Il censimento dei siti minerari dismessi è stato realizzato da APAT (oggi ISPRA) a partire dal 1870, anno dell’Unità d’Italia, fino al 2006. Riguarda tutti i minerali solidi di prima categoria esclusi, pertanto, i combustibili liquidi (petrolio) e gassosi (metano), le acque minerali, termali e i fluidi geotermici.

Ben 93 delle 110 province italiane sono state oggetto di coltivazione mineraria, a dimostrazione del fatto che si tratta di un’attività particolarmente diffusa e importante per lo sviluppo non solo economico, ma anche socio-culturale del Paese.

Tra i minerali più coltivati troviamo zolfo,  marna utilizzata nella produzione di miscele cementizie, blenda da cui si estrae industrialmente lo zinco e  galena (utile per l’estrazione di piombo), il cui nome deriva dal greco “mare calmo”, descritta per la prima volta da Plinio il Vecchio famoso scrittore, naturalista e comandante militare romano travolto in Stabia dalla eruzione del Vesuvio del 79 d.C.

Nonostante a livello regionale vi siano numerose norme tendenti a tutelare questo patrimonio, anche attraverso la costituzione di parchi e musei di rilevante pregio sul piano paesaggistico, il Paese necessita di una legge organica in grado di tutelare in modo sinergico tutti i siti minerari dismessi che rischiano altrimenti di essere abbandonati.

Senza la legge si perderebbe anche l’occasione per promuovere e sostenere quella nuova forma di turismo minerario che rappresenta già una realtà nazionale attirando e richiamando migliaia di visitatori ogni anno. L’anno scorso circa 200 mila persone hanno visitato almeno uno dei 41 siti o parchi minerari che fanno per ora parte della rete nazionale, con una media di circa 4 mila visitatori a miniera. Dal Nord al Sud l’offerta turistica è la più variegata: si va dalle visite guidate anche accompagnati da ex minatori, a vere e proprie escursioni di più giorni. In Calabria si può fare trekking sulla Via delle Miniere, mentre in Sardegna e in Toscana, alla scoperta del mondo sotterraneo, si può andare in bicicletta, dappertutto invitati alla degustazione di prodotti locali.

Una proposta di legge è stata recentemente presentata dall’on.le Chiara Braga capogruppo PD in commissione Ambiente ed Ecomafie a Montecitorio, con l’intento dichiarato dalla stessa relatrice di “Valorizzare la rete dei siti minerari dismessi, che rappresentano un importante patrimonio di archeologia industriale, puntando alla loro riqualificazione dal punto di vista storico-turistico; individuare  un reale percorso di recupero dei più importanti e pregevoli tra essi, con l’obiettivo di censire il patrimonio attraverso la realizzazione di un apposito data base; stabilire un ordine di interventi strutturali per il recupero e la trasformazione in aree fruibili dei siti recuperabili, stipulando, laddove possibile, apposite convenzioni con gli enti proprietari; promuovere, a livello nazionale, percorsi integrati per favorire lo sviluppo di questa nuova forma di turismo”.

La proposta nasce dalla proficua collaborazione avuta negli anni con la Rete Nazionale dei Parchi e Musei Minerari Italiani coordinata e promossa dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA). La Rete, insieme al SIH (Save Industrial Heritage) ha  presentato alla BIT di Milano 2019 anche il Passaporto Turistico Minerario, il primo documento del settore che servirà a testimoniare il proprio passaggio nelle località visitate e a stimolare l’attenzione dei cittadini riguardo le diverse realtà presenti sul territorio.

Ci si augura che questa proposta possa trovare in Parlamento ampia condivisione e concludere l’iter in tempi ragionevoli per offrire all’Italia un nuovo, interessante “incubatore” per la crescita e l’occupazione.

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