Siccità, ci sono i mezzi per combatterla

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di Vincenzo Iommazzo-
In Italia le piogge garantiscono circa 300 miliardi di mc. di acqua all’anno. Solo il 20% (53 miliardi di mc) è utilizzabile dall’uomo, il resto si perde in parte a disposizione della natura e in parte per evapotraspirazione. L’Italia ne utilizza solo 5,8 miliardi, molto meno di quanto potrebbe intercettare.

Per risolvere la questione idrica il nostro paese avrebbe bisogno di circa 2.000 invasi idrici di piccole e medie dimensioni in terra battuta e inerbiti, ovvero ricoperti di manto erboso per consolidarne le superficie ed evitare smottamenti.

Attorno agli invasi non si registra, da sempre, un interesse fattivo degli enti preposti anche in presenza di segnali inequivocabili di siccità apparsi già da anni, tanto che 90 di essi avrebbero bisogno di manutenzione straordinaria a causa interrimento da detriti, solo 16 (100mila mc. di acqua) sono in fase esecutiva, 23 non sono ancora cantierabili e ben 2.000 circa sono allo stadio di studi di fattibilità e nuovi progetti cantierabili non ancora avviati.

A questo si aggiunge, come noto, che l’Italia perde una quantità enorme di acqua domestica ed irrigua (il 42%) per atavica carenza di manutenzione della rete idrica di distribuzione, non a caso definita colabrodo. Si tratta di 156 litri al giorno per abitante, quanto basterebbe a soddisfare ogni anno le esigenze idriche di circa 44 milioni di persone (fonte Greenreport-Istat), e spende ogni anno circa 3 miliardi di euro per danni causati dalla siccità.

Dulcis in fundo, le statistiche ci collocano al terz’ultimo posto in Europa per spesa di investimento nel settore idrico con 40 euro per abitante contro la media europea di 100 euro/abitante.

L’ex ministro dell’Ambiente Sergio Costa, da cui attingiamo prevalentemente i dati contenuti in questo articolo, aveva calcolato che per risolvere definitivamente la questione sarebbero occorsi 4,5 miliardi di euro inseriti a suo tempo in parte nel bilancio del suo Ministero e in parte nel primo PNRR. Ora i fondi disponibili sono scesi a 2,8 miliardi.

Quanto sopra illustrato e Istituti di ricerca certificano che in Italia l’acqua non manca e, malgrado i cambiamenti climatici, ce ne sarebbe a sufficienza per tutti.

Se si riuscisse ad operare uno scatto in avanti degli investimenti sull’acqua pubblica, si creerebbero oltre 20 mila nuovi posti di lavoro per la costruzione degli invasi “cantieri verdi” e 15 mila per la manutenzione delle condutture “green jobs”.

A regime il nostro Paese potrebbe liberarsi dall’incubo della siccità che, come spiega la dottoressa Ramona Magno del CNR sulla rivista Le Scienze, è un fenomeno subdolo, parte in maniera lenta (e sottovalutata, aggiungiamo noi) poi quando si arriva agli impatti diventa difficilissimo porlo sotto controllo se non si è provveduto prima a frenarlo in maniera rigorosa.

Non è una bella prospettiva per un bene da cui dipende la vita sulla terra.

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