Senza le api, in pericolo gli ecosistemi

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Salviamo gli insetti impollinatori e l’agricoltura sana

Ormai l’attenzione della stragrande maggioranza degli abitanti del nostro paese è rivolta all’economia più che alla pandemia, per fortuna, declinante. Gli italiani scrutano con gli occhi al cielo (l’Unione Europea) i segnali dell’arrivo della manna biblica – i miliardi del Recovery Found- che si augurano siano destinati a risolvere i problemi di ciascuno. C’è chi crede che quei soldi serviranno a ricoprire finalmente le buche nella strada sotto casa e chi invece vede già realizzato il ponte sullo stretto di Messina, con un numero di campate a piacere, quante ne suggerisce la fantasia di chi lo sogna.

Il rischio concreto è intanto di trascurare le criticità, in particolare quelle ambientali, che giornalmente richiedono cure per evitare di vederle aggravare in modo che potrebbe rivelarsi irreversibile. Uno dei tanti esempi che in questi giorni ci viene ricordato con la tradizionale ricorrenza del 20 maggio è la protezione delle api, di fondamentale importanza per la vita degli esseri umani in quanto questi insetti sostengono la biodiversità fornendo l’impollinazione, essenziale per una vasta gamma di colture e piante selvatiche.

Le Nazioni Unite (FAO) stimano che delle 100 specie di colture che forniscono il 90% dei cibi di tutto il mondo, 71 sono impollinate dalle api che contribuiscono al benessere umano non solo con la produzione di miele, ma anche di polline, cera, propoli e pappa reale. Se vogliamo attribuire un valore monetario annuo all’attività di questo enorme esercito instancabile e disciplinato, dobbiamo parlare di un valore pari a centinaia di miliardi di euro (altro che Recovery).

Le api da miele sono presenti in Europa da millenni, ma negli ultimi 15 anni gli allevatori segnalano una insolita diminuzione del numero di colonie di questi animaletti, in particolare nei paesi occidentali del vecchio continente tra cui Spagna, Francia, Germania, Svizzera, Belgio, Regno Unito e Italia.

Le cause sono molteplici come l’uso dei pesticidi, l’agricoltura intensiva, virus e agenti patogeni sempre più aggressivi, la frammentazione e la perdita di habitat, i cambiamenti climatici.

Quest’anno sono scesi in campo oltre 30 associazioni e comitati di cittadini con l’iniziativa “Salviamo api e agricoltori”, lanciando una raccolta di firme per chiedere all’Unione Europea norme più severe per l’uso dei pesticidi e l’eliminazione di sostanze chimiche mortali per tutti gli insetti impollinatori.

“L’impollinazione è uno dei servizi ecosistemici più importanti forniti dalla Natura per il benessere umano e per la nostra economia. L’88% di tutte le piante selvatiche con fiore dipendono in vasta misura dall’impollinazione animale, mentre delle circa 1.400 piante che nel mondo producono cibo e prodotti dell’industria, quasi l’80% richiede l’impollinazione da parte di animali, non solo api domestiche e selvatiche, ma anche vespe, farfalle, falene, coleotteri, uccelli, pipistrelli e altri vertebrati. Considerando le sole api selvatiche si tratta di un vero e proprio esercito di oltre 20.000 specie di animali da cui dipende il 35% della produzione agricola mondiale, con un valore economico stimato ogni anno di oltre 153 miliardi di euro a livello globale e 22 miliardi di euro in Europa”, afferma Franco Ferroni, Responsabile Agricoltura & Biodiversità del WWF Italia.É importante raggiungere l’obiettivo di 1 milione di firme entro Settembre per fare sentire in Europa la voce dei cittadini che chiedono norme più severe per l’uso dei pesticidi e l’eliminazione delle sostanze chimiche riconosciute dannose per le api e gli altri impollinatori, come i tristemente noti neonicotinoidi. Le Strategie europee presentate proprio il 20 maggio dello scorso anno infatti, vanno nella giusta direzione ma vanno difese da chi per propri interessi vorrebbe indebolirle e rendere i loro obiettivi non vincolanti per gli Stati membri”. 

Qualche giorno fa il Senato italiano ha approvato quasi all’unanimità il Ddl n. 998 (in itinere dal 2013) sull’agricoltura biologica che segna una svolta per la transizione ecologica della nostra agricoltura e rappresenta un tassello importante per l’attuazione del Piano di Azione Europeo per il biologico. Il testo deve tornare alla Camera per la terza lettura, avendo Palazzo Madama introdotto modifiche a quello licenziato da Montecitorio in prima lettura.

Pur con tutti i passaggi non ancora conclusi e che crediamo non possano modificare la sostanza del testo, siamo portati a ritenere questa proposta un considerevole passo in avanti per il comparto dell’agricoltura biologica che in tal modo esce dalla sua posizione di nicchia, per vedersi ufficialmente riconoscere il tanto auspicato ruolo di raccordo tra salute e sicurezza alimentare.

Fotografia: Pixabay License

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