Ripariamo la nostra terra

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-di Vincenzo Iommazzo-

Abbiamo mai avuto l’impressione di essere prossimi ad una overdose di giornate, anni e decenni commemorativi? Molte di queste ricorrenze sono state istituite da organismi nazionali e internazionali (l’ONU ne conta almeno 150 in un anno) allo scopo di sensibilizzare le popolazioni su temi di ogni tipo riguardanti prevalentemente ambiente, società, sanità, cultura, legalità e tanti altri argomenti suggeriti dall’attualità, ripetuti a scadenze annuali o addirittura decennali.

Nessun dubbio sulla utilità degli eventi come strumenti di comunicazione e di promozione di idee, ma è da segnalare il rischio che il susseguirsi di essi, a distanza di pochi giorni o addirittura di poche ore, favorisca un impatto forzosamente superficiale della platea di partecipanti, immediatamente richiamati da altre manifestazioni di analoga risonanza o interesse.

Per questo abbiamo atteso qualche giorno prima di commentare la Giornata mondiale della Terra (Earth Day) 2021 che ogni anno le Nazioni Unite celebrano un mese e due giorni dopo l’equinozio di primavera, il 22 aprile, per sottolineare la necessità della conservazione delle risorse naturali disponibili e promuoverne la salvaguardia.

Da più di un anno l’angosciante pandemia, difficile da estirpare, ha fornito a tutto il mondo l’occasione per riflettere meglio sulle problematiche del pianeta: inquinamento di aria, acqua e suolo, distruzione di ecosistemi, scomparsa di migliaia di piante e specie animali, impiego di risorse poco pulite quali petrolio e carbone,  cambiamenti climatici, minacciano direttamente o indirettamente l’umanità.

Oggi più che mai emerge la consapevolezza degli effetti negativi di molte attività dell’uomo e si invocano urgenti soluzioni di impronta ecologista quali la riconversione energetica, il riciclo dei materiali, l’uso oculato delle risorse naturali, il divieto di utilizzare prodotti chimici dannosi, la cessazione della distruzione di habitat fondamentali come i boschi e la protezione delle specie minacciate.

Per l’Earth Day di quest’anno, il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha invitato 40 leader mondiali a partecipare ad un summit virtuale che si è tenuto il 22 e 23 aprile con all’ordine del giorno l’accelerazione del contenimento della produzione di CO2 e il tentativo di arrestare la febbre del pianeta. Ha contestualmente annunciato che gli Usa raddoppieranno le misure sul clima con un taglio delle emissioni di più del 50% entro il 2030.

Il premier Mario Draghi, nel suo intervento al meeting, ha riconosciuto a Biden “un totale cambio di politica sull’ambiente” assicurando che la presidenza italiana del G20 coglie l’opportunità offerta dal Piano per la ripresa dalla pandemia di rendere l’economia più verde ed inclusiva, rispettando in pieno gli accordi di Parigi del 2015. Nell’occasione ha spiegato come sia stato lanciato in Europa il programma da 750 milioni di euro chiamato Next Generation Ue allo scopo di supportare la transizione ambientale nel Vecchio Continente di cui, solo in Italia, circa 70 milioni assegnati a infrastrutture green, economia circolare e mobilità sostenibile.

Unanimi auspici di collaborazione nella ricerca scientifica e nelle azioni contro il cambiamento climatico hanno formulato il presidente russo Vladimir Putin, il leader cinese Xi Jinping, il capo dell’Eliseo Emmanuel Macron e altri importanti capi di stato.

E’ doveroso segnalare almeno due autorevoli note fuori dal coro: l’attivista svedese Greta Thunberg ha dichiarato (non è la prima volta) “Gli obiettivi che si sono dati i leader mondiali per fronteggiare il cambiamento climatico sono largamente insufficienti, siamo già indietro di decenni e non possiamo accontentarci di qualcosa solo perché è meglio di niente”.

Ha lanciato un monito anche il segretario generale dell’Onu, il portoghese Antonio Guterres (e scusate se è poco): “Siamo sull’orlo dell’abisso, dobbiamo essere sicuri che il prossimo passo sia nella direzione decisiva e giusta”.

A proposito di quanto si è affermato all’inizio di questo articolo, speriamo vivamente che incalzanti altri summit e convegni non distraggano la politica dal ricordare le promesse e mantenere gli impegni, nell’interesse divenuto vitale dei cittadini e delle giovani generazioni.

Foto: Pixabay Licence

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