Prevenire lo spreco alimentare per tutelare l’ambiente

Febbraio 5, 2019 0 Comments Ambiente 322 Views
Prevenire lo spreco alimentare per tutelare l’ambiente

Abbiamo mangiato bene, ma quanto cibo si butta oggi?- di Vincenzo Iommazzo-

Due anni di studi servendosi dei più recenti dati scientifici hanno portato l’ISPRA a documentare, in occasione della Giornata nazionale per la Prevenzione dello spreco alimentare, che nel mondo, nonostante le (ancora timide?) campagne di sensibilizzazione, è in aumento lo spreco alimentare. In termini di impatto ambientale si tratta di un problema enorme in quanto per la produzione di cibo vengono impiegate risorse pregiate come energia, acqua e terra con conseguente nociva generazione di emissioni da rifiuti buttati in discarica che contribuiscono in maniera cruciale al cambiamento climatico. Si aggiunge  una quota di deforestazione inutile, che porta a una grossa perdita di biodiversità.

La principale causa di spreco alimentare è la sovrapproduzione di eccedenze che si verifica ad ogni incremento della  popolazione mondiale in previsione di passare dagli attuali circa 7 miliardi di individui a 8,4 miliardi entro la metà del 2030, e a 9,6 miliardi entro la metà degli anni 2050.

A questo, si associa l’aumento delle disuguaglianze: nel mondo, 815 milioni di abitanti soffrono la fame e 2 miliardi la malnutrizione, mentre vi sono quasi 2 miliardi di persone in sovrappeso. Se fosse una nazione, lo spreco alimentare sarebbe al terzo posto dopo Cina e USA nella classifica degli Stati emettitori. In Italia, per ristabilire condizioni di sicurezza alimentare, gli sprechi complessivi dovrebbero essere ridotti di almeno il 25% degli attuali.

Secondo la FAO, circa un terzo del cibo commestibile globale è perso o sprecato non solo nelle nazioni industrializzate, ma anche in quelle in via di sviluppo. Se restasse fermo l’attuale livello dello spreco, per soddisfare la crescente domanda di cibo legata alle dinamiche demografiche, la generazione e la distribuzione di cibo dovrebbero aumentare del 50% con conseguente incremento della produzione per unità di superficie e delle aree da coltivare a scapito del capitale naturale e dei benefici offerti spontaneamente dalla natura.

Tra i risultati messi in evidenza dal Rapporto ISPRA “Spreco alimentare: un approccio sistemico per la prevenzione e la riduzione strutturali”, emerge che per garantire la tutela ambientale è urgente puntare su un uso responsabile del consumo di suolo e sull’inversione dell’abbandono di aree rurali, caratteristica negativa che accomuna gran parte dei Paesi industrializzati, nonché alla riconversione della produzione, favorendo l’agroecologia, la scienza che applica i principi dell’ecologia alla pianificazione e gestione dei sistemi agricoli. Essa riduce gli impatti ambientali e produce in modo durevole più sostanze nutritive, valorizzando l’insieme delle diversità biologiche in agricoltura tra cui le varietà di vegetali, razze animali, insetti e microrganismi utili.

Necessari risultano il monitoraggio e il contrasto dello spreco domestico del cibo in Italia, il vero punto debole del sistema, in quanto nelle nostre case gettiamo qualcosa come 36 kg annui di alimenti pro capite. Un danno economico e di forte impatto diseducativo sui giovani alla luce dei dati del Rapporto 2018 dell’Osservatorio nazionale Waste Watcher di Last Minute Market/Swg.

Importante è il ruolo della ricerca, incentivata nel programma quadro UE 2021-2027, così come  stabilire sinergie con altre competenze, soggetti e istituzioni per attuare impegni internazionali contenuti nell’Agenda ONU 2030 che prevede di ridurre i rifiuti alimentari nelle filiere di fornitura e dimezzarli nelle fasi finali, tramite modelli di produzione e consumo equi e sostenibili.

Quali consigli utili al consumatore, necessariamente in prima fila per vincere la battaglia? Preparare un accurato elenco di quello che serve, acquistare solo le quantità che si ritiene di consumare entro le date di scadenza, conservare il cibo secondo le indicazioni del produttore, favorire il recupero e la donazione delle eccedenze alimentari a fini di solidarietà sociale. Insomma acquisire la consapevolezza che la prevenzione e la riduzione dello spreco di alimenti siano da considerare tra le principali strade da percorrere per la tutela dell’ambiente e il benessere sociale.

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