Napoli: Plastic free alla Federico II con il Ministro Costa

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Con il salvamare la pesca diventa miracolosa- di Vincenzo Iommazzo

Nella guerra ai rifiuti e alle plastiche non riciclabili si è mosso il Campus universitario federiciano di Napoli -Monte Sant’Angelo – con l’incontro “Plastic Free, strategie e nuove regole per salvare l’ambiente” nel quale è intervenuto il gen. Sergio Costa, ministro dell’Ambiente, tra l’altro ex allievo dell’Università Federico II, impegnato fin dai primi anni 2000 in indagini sui rifiuti tossici in Campania e nel contrasto alle ecomafie.

 Nel corso del meeting si è affrontato il tema della riduzione della “impronta ecologica” intesa come indicatore del consumo umano di risorse naturali rispetto alla capacità (sempre più critica n.d.r.) della Terra  di rigenerarle. In particolare, l’attenzione è stata rivolta alla riduzione del consumo delle materie plastiche, prodotte annualmente nel mondo in quantità pari a 300 milioni di tonnellate, di cui almeno 8 milioni finiscono in mare. Si tratta di una minaccia seria per gli ecosistemi e per le specie marine, ma anche un enorme rischio per la salute umana, con implicazioni negative su settori economici, pesca, turismo, acquacoltura.

Il confronto tra il ministro e i professori del Dipartimento di Economia, Management ed Istituzioni Roberto Vona, Renato Briganti e Mauro Sciarelli ha trovato tutti d’accordo sull’opportunità di trattare i temi ecologici sempre più attraverso il coordinamento tra i settori specializzati che spesso, per vari motivi, sarebbero portati ad operare in maniera indipendente. E’ stato usato il termine di “Contaminazione positiva” tra idee diverse che meritano sempre ascolto per giungere ad una valorizzazione delle differenze (cosa inaugurata in Europa dall’imperatore Federico II stupor mundi nel XIII secolo), in quanto al centro del dibattito sulla sostenibilità non bisogna dimenticare di considerare la persona umana come fine e non come mezzo.

La risoluzione di problemi complessi non è favorita da scorciatoie, meglio ragionamenti tra figure interdisciplinari come tecnici, politici, ma anche filosofi e giuristi. Una norma poco lungimirante, per es., impedisce ai pescatori di trattenere nel natante la plastica che si trova tra le reti (circa il 50% del pescato) assimilata a rifiuto speciale e quindi complicato da trattare da parte di chi lo raccoglie. Organizzando, invece, le fasi successive ovvero lo stoccaggio in porto, lo smaltimento e il riciclo (per quanto possibile) da parte di soggetti qualificati, si permetterà ai pescatori di fare il loro mestiere e contemporaneamente di pulire la loro e nostra casa: il mare.

Il ministro ha annunciato la promulgazione della prossima legge “Salvamare o Antiplastica” finalizzata a promuovere il recupero dei rifiuti in mare incentivando il trasporto dei rifiuti a terra, attrezzando le banchine dei porti e organizzando il ciclo di smaltimento o riuso con una spesa a carico della fiscalità generale calcolata in appena un cent./anno per famiglia. La legge, che vieta più in generale dal primo gennaio 2020 l’uso di posate, piatti, cannucce,  bastoncini per palloncini monouso, anticipa in qualche modo la direttiva europea, concedendo peraltro una certa gradualità perché occorre dare un tempo ragionevole alle aziende per cambiare il meccanismo di produzione.

Nel corso della mattinata, oltre alla plastica, l’interesse degli ascoltatori ha acceso flash su temi quali i cambiamenti climatici, le trivellazioni, le energie rinnovabili, il riciclo e l’economia circolare: le innovazioni in senso sostenibile in questi settori faranno nascere entro il 2025 centinaia di migliaia di nuovi posti di lavoro nel vecchio continente.

Prima di congedarsi, il ministro Costa ha anticipato all’affollata platea, che dal 2 al 5 dicembre del 2019 a Napoli, riconosciuta quindi nel suo ruolo di capitale, sarà ospitata la conferenza internazionale per la tutela del Mar Mediterraneo con rappresentanti della Comunità Europea, dell’ONU, dei paesi africani ed asiatici prospicienti il mare nostrum, a dimostrazione della volontà dell’Italia di voler giocare un ruolo di leadership nella tutela ambientale.

 

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