Italia: Consumo di suolo insostenibile

0
20

ISPRA presenta il dossier 2017

Simile a Blob, il mostro del film “Il fluido che uccide”, il consumo di suolo in Italia avanza alla considerevole velocità di 3 mq. al secondo.

Da novembre 2015 a maggio 2016, nonostante la crisi economica, nel nostro Paese si sono consumati quasi 30 ettari di suolo al giorno, per un totale di 5 mila ettari di territorio. Come se in metà anno avessimo costruito 200.000 villette. Nell’arco del solo anno 2016 sono stati cancellati 23mila kmq. pari alla dimensione di Campania, Molise e Liguria messe insieme, quasi l’otto per cento del territorio nazionale.

Di questo passo è difficile immaginare un futuro roseo. Le previsioni dell’ISPRA, che ha ipotizzato gli scenari di trasformazione del territorio italiano al 2050, parlano di una perdita di ulteriori 1.635 kmq. pari a metà Val D’Aosta. Questo avverrebbe nel migliore dei casi, se cioè si adottassero interventi normativi significativi e azioni conseguenti che possano portare a una progressiva e lineare riduzione dell’attuale andamento.
Con il trend attuale, invece, i mq. consumati raddoppierebbero a 3.270, ma si potrebbe arrivare a 8.326 kmq. nel caso in cui la ripresa economica riportasse la velocità al valore di 8 mq. al secondo registrato negli ultimi decenni.
Le stime del fenomeno, sia per il 2016 che in previsione al 2050, sono state fornite per il quarto anno consecutivo dall’Ispra – Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale – a seguito di un lavoro di monitoraggio congiunto con Regioni e Province Autonome.
Dal Rapporto emerge che dagli anni ’50 al 2016, il consumo di suolo nazionale è passato dal 2,7% al 7,6%, con una crescita del 184%.

Per di più le colate di cemento continuano ad interessare zone a pericolosità sismica alta e molto alta, idraulica, da frana (circa il 12% del totale nazionale), fasce costiere, aree protette e parchi nazionali come l’Arcipelago della Maddalena e il Parco nazionale del Circeo.
In tutto sono 15 le regioni che hanno perso una percentuale di suolo superiore al 5%, tra queste si distingue la Campania con oltre il doppio del valore medio (10%).
Quella di Monza e della Brianza è la provincia con la percentuale più alta di consumo di suolo rispetto al territorio amministrato (oltre il 40%), con una crescita ulteriore, tra il 2015 e il 2016, di 22 ettari. Non si fanno distanziare Napoli e Milano, che seguono a ruota (oltre il 30%).

Sorprendente il dato che certifica la crescita percentuale maggiore delle superfici artificiali nei comuni di Calcio (in provincia di Bergamo, cresciuto del 9,5%), Oschiri (Olbia-Tempio, 7,4%), Altivole (Treviso, 6,9%), confermando che sono spesso realtà piccole o medio piccole che mostrano una maggiore tendenza a privarsi di spazi naturali.
Montalto di Castro in provincia di Viterbo, con 65 ettari di nuovo consumo di suolo tra il 2015 e il 2016, Eboli (57 ettari), Roma (54 ettari) e Alcamo (Trapani, 52 ettari) sono i comuni dove l’incremento è stato maggiore in valore assoluto. Tra i comuni con più di 150.000 abitanti, gli aumenti maggiori sono a Roma, quindi a Torino e Bologna.
Ogni italiano ha comunque a disposizione una percentuale di suolo “sano”.

Il picco virtuoso per abitante si ha in Piemonte, nel comune di Briga Alta in provincia di Cuneo con oltre 1.300.000 mq. disponibili per ognuno dei suoi 39 abitanti, e in altri comuni montani poco abitati e con vasti spazi naturali. La maglia nera per il 2016 non scende dalle spalle di alcuni comuni della Provincia di Napoli, che registrano appena dagli 8 ai 23 mq/ab. di suolo non consumato. A dimostrazione che alla cementificazione selvaggia è difficile porre rimedio, ammesso che lo si voglia.
E’ evidente che continuare nei prossimi anni con i numeri evidenziati dal rapporto Ispra contraddice in pieno i propositi di buona gestione del territorio, ribadita nel Settimo Programma di Azione Ambientale dell’Unione Europea che impone agli Stati membri di azzerare l’incremento del consumo di suolo entro il 2050.

Gli obiettivi di sviluppo sottoscritti anche dall’Italia nell’Agenda Globale delle Nazioni Unite, ci impongono altresì di raggiungere entro il 2030 la sostenibilità dell’attuale modello di sviluppo urbano e degli strumenti di pianificazione. Tra l’altro, assicurando un incremento del consumo di suolo non superiore a quello della crescita demografica e di azzerare l’incremento della percentuale di territorio soggetta ai diversi fenomeni di degrado del suolo.

Il futuro che ci aspetta dipende quindi dalla nostra volontà e capacità di mantenere con convinzione e senza eccezioni gli impegni assunti.

Vincenzo Iommazzo

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui