Il WWF preoccupato per i depuratori in Penisola Sorrentina

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Mare inquinato a giorni alterni e cattivi odori. Si può rimediare?- di Vincenzo Iommazzo-

A settembre si attenua il caldo, diminuiscono un po’ le folle di turisti, ma non si attenua la “puzza di fogna” in alcune aree costiere di Meta di Sorrento, Sorrento (Marina Grande) e Massa Lubrense (Marina della Lobra). E’ quanto denuncia Claudio D’Esposito presidente di WWF Terre del Tirreno in un dettagliato comunicato ripreso dalla stampa, dai media e da numerosi social ricchi di proteste.

Nei giorni scorsi c’è stato un sopralluogo al depuratore di Punta Gradelle in comprensorio di Vico Equense da parte del consigliere regionale Luigi Cirillo del Movimento 5 Stelle, accompagnato da esponenti pentastellati della penisola sorrentina e da tecnici della società Veolia responsabile dell’impianto, per provare a capire i motivi dell’odore sgradevole di scarico fognario, che generalmente si avverte in zona passeggiata Naviganti Metesi/Conca.

Dopo la visita è stata diffusa una nota in cui si attribuisce la responsabilità delle criticità alla discarica di Taranto che quest’anno non ha accolto tutto il rifiuto solido prodotto in estate (per motivi non chiari), e di conseguenza esso è stato stoccato in una decina di cassoni di metallo ciascuno delle dimensioni di un camion, oppure lasciato nelle vasche, provocando il disagio avvertito dai cittadini.

Cosa ne pensa il WWF?

Il problema della depurazione ha molteplici aspetti, oltre quello anticipato. Molti dei punti di tutta la condotta che porta i liquami a Punta Gradelle (di gestione Gori) sono mal ridotti al punto che sono ben visibili perdite e fuoriuscite in mare di “tal quale”, prima ancora che possa raggiungere l’impianto.

Un terzo problema è rappresentato dal sistema fognario che non prevedendo la separazione delle acque nere e bianche porta, in caso di forti piogge, grosse quantità di liquami al depuratore e spesso (almeno due o tre volte l’anno) gli addetti sono costretti ad aprire la condotta e lasciare che per il tempo della criticità il “tal quale” venga rilasciato in mare.

 Ci sono altre cose che il presidente D’Esposito sottolinea: “Va premesso che un depuratore per funzionare bene deve avere due presupposti: “carico” inquinante noto e costante (non con notevoli concentrazioni discontinue) e “portata” del carico anch’essa costante per non accelerare i vari processi depurativi. Se a monte le reti fognarie non possono permettere entro certi limiti per quanto elastici questi requisiti, il depuratore non viene messo in condizioni di lavorare a dovere.

Dal sopralluogo effettuato sul depuratore di Punta Gradelle scaturiscono varie considerazioni: innanzitutto, per stoccare i fanghi occorrono aree idonee attrezzate per la percolatura e l’inertizzazione e comunicate all’Asl di competenza con un tempo di stoccaggio non superiore ai 20 giorni. E’ tutto in regola in quella galleria? A nostro avviso Taranto non c’entra più di tanto, oltre al fatto che il prezzo del materiale di risulta smaltito in Puglia (in Campania non esistono discariche per accogliere questi rifiuti) ammonta a 280 euro a tonnellata rispetto a un prezzo base stimato di 139.Ma è anche probabile che i rifiuti non partono perché, forse, hanno codici CER (Catalogo Europeo dei Rifiuti) non compatibili per lo scarto di depurazione o forse per concentrazioni del rifiuto fuori norma o codice. Questo giustificherebbe anche la differenza di prezzo

Ma se tutto questo accade – continua D’Esposito – è sempre perché la depurazione non è corretta o è insufficiente. Seguendo le indicazioni sui problemi di Punta Gradelle, apprese in  una conferenza tenuta dal dott. Alessandro Bifulco a Piano di Sorrento nel 2015 (prima che entrasse in esercizio il depuratore), e facendo un confronto con i dati enunciati, si deduce che il depuratore non può funzionare al meglio poiché la rete a monte non è idonea.

Il dott. Bifulco quattro anni fa già sosteneva che la quantità di liquami che sarebbe giunta al depuratore non poteva essere trattata perché carico e portata non erano gestibili e il depuratore era stato progettato su dati empirici e non reali, con una densità di popolazione teorica di 150.000 ab/eq. La realtà, desunta dai calcoli durante il controllo delle reti fognarie nel 2008, è che al depuratore di Punta Gradelle arrivano carichi con oscillazioni di totale incompatibilità con il progetto e d’inverno portate di incontenibilità.

Da qui l’esigenza impellente di creare le vasche volano e di prima pioggia, di separare le acque bianche dalle nere e controllare l’immissione in pubblica fognatura nei periodi di picco per valutare la corretta dimensionatura degli impianti a valle della rete, ovvero nel depuratore. Inoltre dai progetti visionati del depuratore, sempre secondo il dott. Bifulco, il disoleatore in ingresso era sottodimensionato di parecchio.

Insomma l’impianto di Punta Gradelle è stato realizzato a suo tempo rispettando la legge Merli emanata nel 1976 che indicava parametri più permissivi rispetto alle norme attuali e, successivamente, ogni adeguamento sarebbe stato progettato in via approssimativa, non conoscendo le portate reali, il carico reale di inquinamento e le varie fasi di oscillazione temporali.Viene da chiedersi: come si può pensare che una legge come quella in vigore oggi, cento volte più restrittiva, possa essere rispettata da un impianto progettato 40 anni fa con altri criteri e senza conoscere dati certi? Probabilmente, ancora nel 2015 sia i Comuni che la stessa Gori non erano in possesso o non avevano conoscenza piena dell’entità totale della rete fognaria.

Inoltre un impianto da 150.000 ab/eq necessita di spazi ben più ampi di una galleria che, tra l’altro, come fu detto, non si poteva costruire in un tunnel per motivi di leggi sanitarie.Non è poi una buona giustificazione il fatto che si continua a sostenere che in estate aumenta la popolazione: cosa ci si aspettava da una città turistica già all’epoca del progetto? E’ piuttosto la conferma che i carichi inquinanti e le portate non sono costanti nel tempo. Appare anche non credibile l’ipotesi che il mare si inquini a causa delle piogge, in quanto in penisola non piove da oltre 100 giorni.

Insomma sono molti gli aspetti che non convincono in questa vicenda, anche per le normative che si fanno via via più stringenti in fatto di smaltimento dei rifiuti solidi prodotti dalle discariche. Ciò che un tempo poteva essere considerato al pari di compost e quindi usato in agricoltura, oggi non è più ammesso. Per cui gli oneri e i costi per tali impianti aumentano e la questione non può essere affrontabile dai piccoli Comuni, ma –assicura il consigliere Cirillo – va portata in Regione e all’attenzione del ministro dell’Ambiente Sergio Costa. Tutto dovrà essere chiaro, proprio come dovrà esserlo l’acqua del mare della penisola, ovunque lungo la costa.

 Ma la Natura, ed è la notizia del giorno, si è presa la sua rivincita. Nonostante tutto, sulla spiaggia del Purgatorio a Meta si è registrato un evento che non si ripeteva da circa 30 anni. Ottanta  tartarughine Caretta-caretta sono nate e hanno preso il mare nei giorni scorsi dopo che una mamma tartaruga probabilmente nata anch’essa sulla stessa spiaggia molti anni fa, aveva ivi nidificato sorprendendo i residenti e gli esperti del Parco marino e della stazione zoologica Anton Dohrn che non avevano notato tracce di uova. Altri 14 esemplari sono venuti alla luce in modo più problematico e sono affidati alle cure degli zoologi che contano di rilasciarli in mare tra non molto tempo.

E’ un bel segnale di ottimismo e speranza anche per tutti gli esseri viventi ai quali viene segnalato che l’eterno ciclo della vita non si interrompe nonostante i danni che possiamo infliggere al pianeta, spesso con troppa superficialità.

 

 

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