Forum Rifiuti 2016 – Economia e Ambiente a braccetto

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Olio lubrificante rigenerato, un vantaggio per l’ Ecosistema

Quanti di noi, popolo di automobilisti incalliti, nel sostituire l’olio motore o nel verificarne il livello con la classica asticella, si chiedono se il liquido in uso risponda a parametri ecologici?

E che fine fa il lubrificante sostituito che lasciamo molto volentieri al meccanico in quanto non sapremmo come e dove smaltire?

Ebbene, Secondo le indicazioni dell’Unione Europea, l’Italia avvia alla rigenerazione il 90% dell’olio usato raccolto; una prestazione decisamente migliore di quella degli altri principali Paesi dell’Europa Occidentale: in Francia si rigenera il 40%, in Spagna il 68% e in Germania non si va oltre al 50%.

Per ogni tonnellata di olio rigenerato, si registra un risparmio netto del quaranta per cento di CO2 rispetto alle emissioni provenienti dal ciclo produttivo degli oli di prima raffinazione: il che vuol dire che in Italia si è accumulato, nel trentennio di attività del Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati, un risparmio netto complessivo pari a un milione di tonnellate di CO2 equivalente.

Si aggiungono altri vantaggi del rigenerato in termini di minore impatto per eutrofizzazione terrestre, acidificazione, particolato e rischio cancerogeno. Senza contare che la raffinazione comporta un consumo di risorse oltre trenta volte maggiore rispetto alla rigenerazione.

Queste caratteristiche sono state ricordate nel corso delle giornate del Forum rifiuti 2016 tenutosi a Roma in giugno, ponendo l’accento sulla convenienza per la Pubblica Amministrazione di inserire anche gli oli lubrificanti rigenerati fra gli acquisti verdi, per il loro minore impatto ambientale. Sarebbe un passo avanti importante per la Green Economy nel nostro Paese.

La diffusione degli acquisti verdi in Italia copre circa il 9,3% dell’ammontare in valore degli appalti pubblici, pari a circa 11,5 miliardi di euro l’anno. Negli ultimi 32 anni, la rigenerazione degli oli usati ha consentito all’Italia di evitare l’importazione di quasi 34 milioni di barili di petrolio per la produzione di basi lubrificanti nuove, con un risparmio economico per il Paese quantificato in più di un milione e trecentomila euro.

Anche dal punto di vista tecnologico, la ricerca ha sviluppato per le basi lubrificanti rigenerate livelli qualitativi comparabili a quelli delle basi di prima raffinazione. Nel Forum, l’aggiornamento annuale dei dati è stato fornito da Viscolube, azienda leader del settore, presente in Italia con stabilimenti in provincia di Lodi e di Frosinone da cui si ricavano circa 120.000 ton/anno di basi lubrificanti rigenerate.

Antonio Lazzarinetti, a.d. di Viscolube ci ha tenuto ad auspicare che le Pubbliche Amministrazioni diventino protagoniste dell’economia circolare, favorendo il salto di qualità verso lo sviluppo sostenibile del mercato di prodotti e servizi.

Gli Acquisti Verdi delle Pubbliche Amministrazioni potrebbero costituire un volano alla offerta di mercato di oli lubrificanti rigenerati da utilizzare nel trasporto pubblico e negli automezzi dedicati al servizio d’igiene urbana e al trasporto scolastico.

L’uso di oli rigenerati nei trasporti pubblici e nei servizi per la raccolta dei rifiuti rappresenta un’opportunità per tutte le parti in causa: per gli utilizzatori, perché assicura efficienza ai motori e risparmi sui costi; per i produttori, perché al ricavo delle vendite si aggiunge una maggiore visibilità in termini di sensibilità ambientale; per la società nel suo complesso, perché si riducono gli impatti sull’ambiente.

E di quest’ultima caratteristica ce n’è veramente bisogno.

Vincenzo Iommazzo

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