Diminuisce il lockdown, riprende l’inquinamento

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Legambiente e WWF in campo contro le maree nere- di Vincenzo Iommazzo-

Dopo appena 48 ore dall’allentamento dei divieti imposti dall’infausto lockdown, dobbiamo dimenticare le immagini diventate virali di polpi che nuotavano nei porti di Capri e di Venezia, di acque marine e dei fiumi sempre più trasparenti, di aria pulita e di natura che tentava di risvegliarsi e riappropriarsi di spazi occupati dall’uomo.

Hanno fatto il giro del web foto e video delle acque alle foci del fiume Sarno, del Canale Agnena tra Castelvolturno e Mondragone e dei Regi Lagni intorbidite da liquami ed emananti odori nauseabondi a causa di sversamenti abusivi di sostanze inquinanti.

Eppure, nei giorni scorsi, il Sarno, fiume tra i più inquinati d’Europa, aveva ripreso a “respirare”: il lockdown e l’assenza di scarichi industriali non purificati (in gran parte abusivi), aveva consentito una sua parziale, o quantomeno iniziale rigenerazione. Questo è avvenuto fino a lunedì 4 maggio, inizio della Fase 2: la ripresa ha riportato di nuovo inquinamento. “Durante il lockdown – scrive in un post Teresa Imparato, presidente di Legambiente Campania – il Sarno aveva ripreso colore, quello degno di un corso d’acqua. Ora, si è ripartiti, puntualmente, con scarichi che lo hanno riportato alla triste normalità” E auspica che da parte della Regione Campania si intensifichi la lotta agli eco crimini.

Rincara la dose il WWF in un Comunicato stampa dal titolo: “Il ritorno alla normalità che ci spaventa”. Ieri – rivela Alessandro Gatto, coordinatore regionale della vigilanza ambientale del WWF Italia – abbiamo seguito a distanza (perché siamo ancora costretti a stare a casa per il rispetto del lockdown) le operazioni della Guardia Costiera e dei tecnici dell’ARPAC che si sono recati alla foce dell’Agnena. Il WWF è pronto a scendere in campo sia con le proprie guardie volontarie, sia nella costituzione di parte civile nei processi contro i criminali che hanno prodotto questi disastri ambientali in così poco tempo. C’è da evidenziare che sicuramente si tratta, in tutti i casi di inquinamento del Sarno, dei Regi Lagni e dell’Agnena, di attività di aziende che non rispettano la legge, sia per la quantità di liquami, sia per la rapidità di sversamento degli stessi. Quindi siamo di fronte a reati ambientali molto gravi.

Per il WWF, è fondamentale uno sforzo il più possibile indirizzato a fare coincidere le misure di sostegno post-fase di emergenza dell’epidemia con misure per la mitigazione della crisi climatica. In particolare il nuovo debito deve essere il più possibile condizionato alla coerenza degli obiettivi ambientali.

Il rischio è di rimanere intrappolati nell’economia del passato e contestualmente dover sostenere i necessari investimenti per la mitigazione ed adattamento al cambiamento climatico senza una precisa scelta di campo. Non può essere sostenibile un sistema economico che dovrebbe ripagare in tal modo un debito enorme, con lavoratori e aziende posti in una situazione di crisi permanente e di lunghissima durata. E questo il pericoloso ritorno alla “normalità” che spaventa.

Chiamato subito in causa, il ministro dell’Ambiente Sergio Costa, a proposito dell’inquinamento del fiume Sarno risponde sui social: “Al primo giorno di allentamento dei divieti e di riapertura delle aziende sono ricominciati gli sversamenti. In tantissimi mi avete mandato queste foto e video, e vi ringrazio: l’ho sempre detto che sono i cittadini le sentinelle del territorio. Per questo, anche grazie alle vostre segnalazioni, subito ho attivato i Carabinieri del Noe per controlli e indagini in zona, indagini prontamente partite. Confermo quindi che tutti gli enti predisposti sono sul posto per controllare e per individuare il colpevole”.

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