Campania: siti (non più) orfani, lo Stato bonifica gli scempi ambientali

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In Italia sono stati censiti almeno 270 “siti orfani” ovverosia aree potenzialmente contaminate per le quali i responsabili dell’inquinamento non sono individuabili o non provvedono agli adempimenti normativi previsti (D.M. 269 del 29 dicembre 2020).

53 aree riguardano la Campania, in particolare la cosiddetta Terra dei fuochi tra Napoli e Caserta in cui ricadono 38 discariche abusive quasi equamente divise tra le due province.

Finora questi luoghi molto pericolosi era come se non esistessero, nonostante le segnalazioni, in quanto mai qualificati giuridicamente – per quanto incredibile possa sembrare – e quindi nessuno interveniva per provvedere alla bonifica.

A risolvere il paradosso si era dedicato Sergio Costa, ministro dell’Ambiente da giugno 2018 a febbraio 2021 nei governi Conte I e II, che, come lui stesso ricorda, si adoperò per far promulgare una legge che “ufficializzava” i siti orfani e di conseguenza consentiva di identificare risorse e progetti per attivare le bonifiche. Fu individuata da Comuni e Regioni una prima tranche di 270 siti in Italia e ne fu finanziata inizialmente la bonifica con una dote di 105 milioni di euro, oltre a prevedere altri 500 milioni inseriti nel PNRR.

Bisogna arrivare ai giorni nostri per vedere approvato il necessario decreto di attuazione, grazie all’impegno dell’on. Ilaria Fontana, trentasettenne di Alatri (FR), sottosegretario di Stato al Ministero della Transizione Ecologica, che riconosce queste bombe ecologiche e ne consente la bonifica secondo procedure di intervento anch’esse definite.

E’ un notevole passo avanti per i cittadini attivi e i tanti comitati territoriali che da anni si battono per segnalare alle istituzioni discariche abusive di ogni tipo: ora possono chiedere che vengano inserite nell’apposito elenco e avviate alla bonifica per scongiurare rischi e pericoli per la salute. Scorrendo l’elenco dei siti pubblicato dal Ministero dell’Ambiente, si possono notare situazioni che attendono spesso da decenni il risanamento.

Per esempio, in Campania, tra i siti più contaminati si distingue la ex Pozzi Ginori di Calvi (CE), superficie di 300 mila mq., scoperta sei anni orsono e considerata la discarica abusiva più grande d’Europa di rifiuti interrati, nascondiglio di vernici, solventi, metalli pesanti e scorie chimiche di ogni genere che nel tempo hanno prodotto fumarole tossiche a contatto con l’aria. Sorprende che si sia potuta considerare “orfana” di responsabili.

In provincia di Napoli agguerriti comitati locali hanno invano denunciato cave dismesse alle pendici del Vesuvioutilizzate,  illecitamente fin dagli anni ’80 e ancora oggi, per interrare rifiuti pericolosi le cui tracce vengono sistematicamente fatte sparire appiccando roghi tossici. Nello stesso Comune di Napoli sono in lista la ex caserma Pattison in via Gianturco e la Maritecnica nella zona del porto.

Attenzionati infine 3 siti orfani nella provincia di Avellino, 5 a Benevento e 7 nella provincia di Salerno tra cui la discarica abusiva Pagliarone in località Serre di ben 50.000 mq. di superficie al suolo.

Armati di pazienza e ottimismo, resta solo da vedere quali saranno i tempi per il ripristino dello stato originario dei luoghi.

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