Australia verso 2 miliardi di alberi nel 2030

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Dopo gli incendi semina intensiva con i droni-

L’Australia pionieristica torna a stupire il mondo con un programma di sorveglianza e riforestazione post-incendi mai tentato prima. Tra l’estate del 2019 e quella del 2020 il fuoco ha distrutto quasi un quinto delle foreste del Paese, ucciso più di trenta persone e causato una strage di animali selvatici, mettendo a rischio di estinzione alcune specie tra cui i koala simbolo del continente.

Ma come l’Araba Fenice, l’uccello mitologico che rinasce dalle proprie ceneri e che oggi potrebbe essere portato a simbolo della resilienza, ovvero la capacità di far fronte alle avversità mettendo in campo le risorse positive della nostra mente, il WWF Australia e l’organizzazione statunitense Conservation International hanno messo a punto una visione audace per il ripristino ecologico della natura perduta.

An Eye on Recovery è un progetto che vede alleate tecnologia e innovazione per censire e monitorare la fauna sopravvissuta, grazie alla installazione di 600 fototrappole, ovvero stazioni fotografiche di solito fissate ad un albero, munite di opportuno sensore che si attiva al passaggio dell’animale e in grado di conservare a lungo le  immagini o trasmetterle tramite la rete telefonica GSM ove esistente.

Si calcola in circa 3 miliardi il numero di vertebrati (mammiferi, rettili, anfibi, uccelli) che si trovavano nei 19 milioni di ettari di foreste e praterie incenerite – quasi due terzi della superficie dell’Italia – e in ben 119 specie quelle minacciate per le quali sono necessari interventi di cura. In soccorso degli scienziati e dei ricercatori è scesa in campo la piattaforma Wildlife Insights alimentata dall’intelligenza artificiale di Google, in grado di caricare e condividere una mole immensa di dati, scartare quelli inutili e permettere di capire per quali specie e dove le azioni di recupero siano più urgenti.

Ancora più ambizioso è il progetto da 300 milioni di dollari Regenerate Australia, programma quinquennale, anche questo coordinato dal WWF, che si pone l’obiettivo del ripristino degli habitat, il recupero della fauna selvatica e la trasformazione dell’Australia in un paese a bassa emissione di carbonio. Si guarda ad un futuro non molto lontano in quanto la frequenza degli incendi nel nuovo continente aumenta ogni anno, anche a causa dell’innalzarsi delle temperature medie e dell’avanzare della siccità. Si è ritenuto che per mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici e combattere la perdita di biodiversità con risultati tangibili entro il 2030, occorre riuscire a piantare due miliardi di alberi e sperimentare la semina diretta ricorrendo alla tecnologia dei droni.

Qui entra in gioco AirSeed Technologies, start-up australiana di restauro ambientale che fornisce il suo know-how per aiutare a piantare 100 milioni di alberi entro il 2024, ricostituendo gli habitat forestali con specie endemiche in particolare a sostegno delle popolazioni di koala in difficoltà.

Il processo si sviluppa in quattro fasi: lo studio dell’ecosistema per capire quali specie piantare e dove, la produzione di baccelli contenenti i semi, la semina attraverso grandi droni e infine il monitoraggio e la protezione attiva delle piante.

Il baccello è progettato per proteggere i semi da animali invasivi come roditori, uccelli e insetti e contiene tutti i nutrienti di cui la pianta ha bisogno per crescere. I droni fanno la loro parte sorvolando il terreno ad altezze diverse, programmati per lanciare a terra il baccello a pressione variabile in dipendenza dal tipo di suolo e dalla sua durezza. L’intelligenza artificiale sul drone identifica le specie attecchite e quelle che non lo hanno fatto oltre a controllare le erbe selvatiche dannose e altri parametri significativi.

Questo sistema non solo permette di raggiungere più facilmente terreni impervi, ma rappresenta una risposta rapida ai danni causati dagli incendi boschivi in quanto si stima che permette di ripristinare la vegetazione 25 volte più velocemente e con costi più economici dell’80% rispetto ai metodi tradizionali.

Dall’Australia idee originali studiate da tempo e già in fase di sperimentazione avanzata per quanti in tutta Europa sono a caccia di progetti innovativi da inserire nei recovery plan nazionali.

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