Nei luoghi del Commissario Ricciardi. Intervista a Gennaro Ponziani, direttore del Gambrinus

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-di Claudia Izzo-

Essere a Napoli e vedere il  Gambrinus riaperto dopo la chiusura dovuta al Covid 19, è come un raggio di sole in pieno inverno. Bello come sempre, da 161 anni il salotto di Napoli, il cui nome deriva dal mitologico re delle Fiandre Joannus Primus, fu fondato da Vincenzo Apuzzo che con i suoi pasticcieri, gelatai e baristi ottenne il riconoscimento per decreto di “Fornitore della Real Casa”.

Tappa obbligata per i turisti, il Gambrinus è tanti luoghi in uno, qui il commissario Ricciardi, protagonista dei romanzi dello scrittore Maurizio De Giovanni, usualmente fa colazione. E proprio qui,  in questo periodo in cui viene trasmessa la trasposizione televisiva del romanzo sulla RAI, è possibile vedere un tavolino  riservato  all’affascinante  Commissario.

Non si può non restare stregati dal Caffè Gambrinus, tra i primi dieci Caffè d’Italia che trasuda bellezza e cultura, location preferita di personaggi del calibro di Oscar Wilde, Matilde Serao, Eduardo De Filippo, Benedetto Croce, Eduardo Scarpetta, Totò, Ernest Hemingway, Jean Paul Sartre, l’imperatrice Sissi d’Austria, Elisabetta Amalia Eugenia di Wittelsbach. Qui Gabriele D’Annunzio  avrebbe scritto la poesia ‘A Vucchella.

Ad accogliermi è il direttore Gennaro Ponziani, ci accomodiamo in sala e sorseggio il celebre caffè.

Dopo una pausa dovuta alla pandemia, il Gambrinus ha riaperto per la felicità dei suoi estimatori, con una organizzazione interna a norma Covid. Come si rinasce?

Abbiamo affrontato la riapertura con il massimo rispetto delle norme anti Covid fatte di distanziamento, sanificazione, rispettando cioè tutte le regole per poter offrire sicurezza ai nostri clienti che siamo sempre pronti  a coccolare affinché qui possano sentirsi a casa. In questo locale vi lavora una squadra di 42 persone che si alternano per permettere a tutti di  resistere in questo duro periodo.

Il Gambrinus, tra i primi dieci Caffè d’Italia, restaurato nel 1890 da Antonio Curri uno dei più grandi architetti dell’epoca, arredato in stile beaux-arts, conserva al suo interno stucchi, statue e quadri della fine dell’800 di manifattura  napoletana. Oggi è ancora un luogo magico?

L’importanza del caffè per i napoletani è fondamentale, è un rituale di vita. Tanti incontri di lavoro, di piacere si fanno in questo luogo perché fa parte della vita dei napoletani. Con la sua pasticceria, con il suo caffè, con la sua bellezza ha conservato l’antica arte dell’ospitalità.

Facciamo un passo indietro, Lei è il direttore di questo prestigioso Caffè. Come nasce questo ruolo?

Nel 1964 in questa piazza si stava aprendo il Caffè del Sole, il direttore era milanese. Io ho iniziato lì. Erano altri tempi, noi ragazzini a Napoli cercavamo lavoro, dopo la scuola,  per aiutare le nostre famiglie; così ho imparato il lavoro ed il tempo e l’esperienza mi hanno portato qui.

Da sempre grandi personalità hanno frequentato questo Caffè. Cambiano i tempi ma le tradizioni restano. Per la serie -dove ci vediamo? -Al Gambrinus…!-

Durante la Belle Époque, tante personalità frequentavano le sale per assistere al Cafè Chantant che insieme al Salone Margherita fu uno dei luoghi più frequentati dalla nobiltà napoletana. Poi,  il Prefetto  ne ordinò la chiusura, il Gambrinus fu considerato  ritrovo di antifascisti; il vero motivo fu invece che, essendo questo il Palazzo della Prefettura, la moglie del prefetto non riusciva a dormire a causa del frastuono proveniente dal caffè. Gli ambienti del Gambrinus  ospitarono allora il Banco di Napoli fino al 1952, poi  l’imprenditore napoletano Michele Sergio riuscì a far riaprire i battenti, rioccupando parte delle sale, quelle che si affacciavano su via Chiaia. La gestione fu condotta dai  figli Arturo e Antonio che, con una controversia con il Banco di Napoli, riuscirono a recuperare anche i locali che affacciano su piazza Trieste e Trento e su Piazza del Plebiscito. Oggi siamo alla terza generazione di titolari della famiglia Sergio con  l’avv Michele Sergio  che con il dr Massimiliano Rosati, che si occupa del ramo pasticceria,  è impegnato a trasmettere la cultura del caffè affinchè diventi Patrimonio Unesco.

Il luogo è stato raggiunto anche da Capi di Stato, politici. Qualche aneddoto?

Francesco Cossiga, Oscar Luigi Scalfaro, Carlo Azeglio Ciampi, Giorgio Napolitano e Sergio Mattarella, i Presidenti del Consiglio Romano Prodi, Silvio Berlusconi, la cancelliera tedesca Angela Merkel sono passati di qui. E’ tradizione che ogni 1º gennaio il Presidente della Repubblica Italiana, che in quei giorni dimora a Napoli, si rechi  da villa Rosebery al Gran Caffè Gambrinus per fare la prima colazione dell’anno. Qui nel 2001 Carlo Azeglio Ciampi con la consorte ebbe a  dire- il caffè con il primo euro voglio pagarlo io-. Un altro aneddoto riguarda Papa Francesco che usava allungare il caffè con l’acqua calda. Mi rivolsi a Sua Santità dicendo, che, con tutto il rispetto, questa cosa a Napoli non si poteva vedere… Si lasciò convincere e prese il caffè normale, poi disse: – Da oggi non aggiungerò mai più acqua nel caffè-

Lascio il Gambrinus ed uscendo lo sguardo cade sulla caffettiera gigante in cui si possono lasciare gli scontrini sospesi perchè è questo il luogo in cui nacque, nella seconda metà dell’800, la pratica del Caffè sospeso, il lasciare un caffè pagato per coloro che non possono acquistarlo. La pratica è in uso ancora oggi, soprattutto durante questa pandemia, per regalare a tutti il piacere di un buon caffè.

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