Il progetto “Borghi in scena – gli scrittori raccontano i luoghi dell’anima”: intervista a Maria Gabriella Alfano

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Maria Gabriella Alfano, Presidente dell’Associazione “Iride” (associazione culturale per la promozione della letteratura e poesia), nonché ex Presidente dell’Ordine degli Architetti e paesaggisti della Provincia di Salerno, da qualche mese porta avanti il progetto “Borghi in scena= gli scrittori raccontano i luoghi dell’anima”. Mi puoi spiegare di cosa si tratta, il fine ultimo di questa iniziativa?

Si tratta di collegare la letteratura al tema dei piccoli borghi. Sappiamo che ci sono tanti romanzi ambientati in piccoli paesi d’Italia, quelli dell’entroterra lontani dai flussi economici, quelli più soggetti ad abbandono e spopolamento massiccio. Noi di Iride divulghiamo tanti romanzi ambientati nei piccoli comuni e ispirati ai luoghi d’infanzia degli scrittori stessi, così da trattare tale tematica attraverso la sensibilità di uno scrittore che non solo descrive i luoghi fisici ma trasmette anche l’essenza del territorio locale. Si è partiti dai romanzi legati ai piccoli borghi della Campania interna, e attraverso le storie siamo andati alla scoperta di tali comuni recandoci con gli scrittori stessi, che ci hanno guidato in questi posti, inizialmente nei periodi dell’autunno scorso, ad esempio nel Sannio a San Marco dei Cavoti e Circello, poi in tre comuni dell’Irpinia ovvero Cairano, Guardia Lombardi e Nusco, e poi ultimamente, in Cilento, Giungano. Con noi sono venuti anche gli studenti dell’Università di Salerno che, accompagnati dal professore Amendola, hanno fatto uno stage ottenendo così un feedback della visione di un giovane che s’imbatte in questi paesi. In questi posti potevamo sentire solo i nostri passi sul selciato, c’era soltanto un bar aperto, pochissime persone e soprattutto pochissimi giovani. Con la sola eccezione di Giungano, in questi comuni ormai non nascono più bambini. Via via sono venuti meno anche i supermercati o i piccoli empori dove fare la spesa, in alcune realtà non c’è nemmeno il bancomat. L’Iride, come Associazione, parte dalla promozione del libro invogliando anche altri scrittori a scrivere su tali realtà coinvolgendo anche l’editoria. Tale iniziativa ha avuto anche un auspicio diverso. Immaginiamo, ad esempio, il paesino di Vigata di Montalbano (immaginario comune siciliano, in realtà Porto Empedocle), in cui è ambientata la fiction, la casa del Commissario è attualmente un B&B, e comunque i luoghi della famosa serie televisiva sono diventati assai gettonati dal punto di vista turistico. Si è parlato di turismo, (un turismo destinato a coloro che amano i luoghi tranquilli, amano giocare a carte con gli abitanti del posto, dove s’impara anche fare la pasta in casa). Ma il solo turismo non basta. Parliamo di luoghi con clima che, a volte, non è dei migliori in inverno, per cui il turismo è quasi esclusivamente estivo e, in definitiva, dobbiamo anche creare delle occasioni di lavoro.

  Tranne alcuni esempi di giovani imprenditori che hanno deciso di rimanere nei territori in questione, e di testimonianze ve ne sono, perché la maggior parte di loro invece scappa per non ritornarvi più? quali potrebbero essere i motivi?

Quando mi sono recata in questi piccoli paesi sono andata come una spugna e non come la persona che conosce la verità e la vuole portare in loco. Volevo ascoltare e capire. Dal punto di vista ambientale questi luoghi non hanno particolari criticità, aria, acqua, sole sono in realtà il punto di forza di tali luoghi, così come anche tutto ciò che si produce in questi posti ha una particolare qualità. Ho compreso che la differenza l’ha fatta la rete internet, ho capito che ci sono ragazzi con tanta voglia di lavorare in loco: ad esempio ci sono giovani che hanno creato delle birre locali, a Cairano, alle quali hanno dato il nome di realtà legate al territorio, oppure una ragazza di Giungano che è riuscita a creare un allevamento di lumache realizzando prodotti cosmetici a base di bava di lumache, o un altro che produce sottaceti biologici, un’altra ragazza che realizza infusi, e così via. Si tratta di giovani, la cui età media è di 25 anni, che fanno piccola imprenditoria locale come un ragazzo di Vallo della Lucania che organizza mercatini biologici e consiglia ai contadini delle regole (ad esempio la giusta maniera di coltivare determinati prodotti della terra, senza l’utilizzo di concimi chimici). Molti di loro sono andati all’Università lontano da casa come a Roma, per poi decidere di tornare nel paesino piccolo per mettere a frutto i propri studi. Sono sicuramente delle start-up che stanno nascendo da pochi anni in questi territori. Ripopolare i borghi solo col turismo non è sufficiente, neanche con quello che Michelangelo Ruggi definisce turismo di ritorno (ovvero i figli di terza generazione di tutti coloro che sono andati all’estero in cerca di lavoro che hanno sentito per tutta la loro vita dei racconti dei loro avi).

Ultimamente si parla molto dei finanziamenti europei del PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) un pacchetto di ben 750 milioni di euro, di cui 135 milioni da utilizzare per la nascita e crescita di 30 Green Communities ovvero comunità locali coordinate e associate tra di loro per la realizzazione di Piano di Sviluppo sostenibili sia dal punto di vista energetico, ambientale, economico ma anche sociale. Ad esempio in Toscana nell’Ambito turistico Costa degli Etruschi, si è proposto un articolato progetto tale da far rientrate 15 Comuni dell’area in questione nel piano della Green Communities, ottenendo un finanziamento di 4 milioni di euro, progetti che variano dalla sostenibilità alla valorizzazione della mobilità dolce fino all’efficientamento energetico mediante le energie rinnovabili (risposta anche alla crisi energetica attualissimo problema). A tal riguardo si potrebbe applicare, su territori campani, in questione, un programma simile tale da farli rientrate nella lista della Green Communities (un’idea da non sottovalutare soprattutto per le potenzialità economiche presenti all’interno di tali iniziative). A te una riflessione……

Quello che abbiamo non sappiamo venderlo bene. Solo di assistenzialismo non si vive, qui parliamo di paesi che hanno conservato un patrimonio edilizio pressoché inalterato. L’idea è quella di estendere tale iniziativa anche in altri paesi d’Italia, come in Toscana, in Emilia Romagna, ecc. L’idea è di estenderci in altri territori e ampliare la rete. Queste buone pratiche, quelle legate anche al PNRR è bene farle. C’è un ragazzo di Giungano del Forum dei Giovani che mi ha messo in contatto con alcune realtà del Cilento. Attraverso la rete si potrebbe applicare tale idea. Purtroppo molti progetti si presentano male e spesso non come li chiede l’Europa, e quindi capita di frequente che i finanziamenti si perdano.

 

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