Enzo Decaro ricorda Pino Daniele

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Intervista esclusiva- di Claudia Izzo-

Attore, sceneggiatore e regista, Enzo Decaro con Massimo Troisi e Lello Arena ha saputo interpretare il cambiamento dello scenario artistico e culturale negli anni settanta in una Napoli legata ancora alla tradizione. Ha prestato il volto a numerosi personaggi, popolando ( e spopolando) fiction e serie TV di grande successo attraverso quasi un ventennio di televisione italiana.

-Chi era Pino Daniele per Enzo Decaro ?

“Il fatto è che scrivere di Pino al passato è veramente difficile, strano, impossibile direi … perché lui muove sempre i suoi passi dove nessuno prima è andato mai, neanche lui stesso, in quella terra di nessuno dove osano gli esploratori, i ricercatori, gli Artisti. Forse è anche per questo che l’amore che gli hanno  sempre dimostrato i napoletani, e non solo loro, nei giorni che hanno seguito la sua scomparsa, è addirittura esploso, tracimando in manifestazioni di affetto spontaneo, in forme di incontenibile nostalgia. Gratitudine … Si, forse  proprio per tutte quelle canzoni, la musica, i pensieri, le parole, le idee mai osate prima da nessun altro … Anche prima che Pino lo dicesse, Napoli era sia mille colori che una carta sporca, ma nessuno lo aveva  mai detto prima, né cantato. Lui si, l’ha fatto, ha inventato quello che già c’era restituendocelo come mai nessuno prima. E quel “suo” è diventato di tutti,  dei tanti che attraverso più generazioni hanno visto o sentito in lui una voce, un sound, un modo, un punto di vista musicale napolitanpower e oltre con cui crescere, pensare, sentirsi ascoltati e ascoltare. Emozionarsi.”

-Cosa rappresenta la musica di Pino Daniele per te e per la tua generazione?

“Abbiamo condiviso, artisticamente e umanamente, quella stagione irripetibile per il fermento culturale a Napoli  che è stata la fine degli Anni ’70 … Voglia di riscatto, di affermare una napoletanità staccata da stucchevoli manierismi e oleografie, necessità di ritrovare o meglio ricreare una nuova identità attraverso nuovi linguaggi e sistemi comunicativi in ogni ambito artistico, e non solo. Le espressioni artistiche e i suoi interpreti fiorivano con naturalezza e addirittura sovrabbondanza, come naturale risultato della confluenza in comunicazione delle varie istanze della società civile, quella colta, quella popolare. Un’onda nuova dove la Tradizione riprendeva il suo predominio sul tradizionale e il nuovo si riempiv di senso e contenuto, non solo di ultima moda.. Roberto De Simone con la Nuova Compagnia di Canto Popolare, Bennato, La Smorfia, Pino Daniele… Diverse ramificazioni di un unico fiume chiamato Napoli, anzi Napoli che era e poi “Napul’è…”

-Tu hai insegnato a Napoli ed ora sei legato all’Università di Salerno, come docente del Laboratorio di  Scrittura Creativa e Rappresentazione presso la Facoltà di Scienze della Comunicazione. Qual è per te la grandiosità dei testi di Pino Daniele?

“La naturalezza con cui Pino comincia a sfornare, uno dietro l’altro,  i suoi gioielli di musica e poesia che non smettono di sentirsi da giorni e giorni ovunque, a Napoli, erano il tratto tipico del genio, colui che fa con semplicità ciò che agli altri non riesce, un fuoriclasse , che non ha mai smesso  di cercare di migliorarsi, di esplorare, stupire e stupirsi, musicalmente e poeticamente. Pino, come Massimo, é uno dei grandi poeti di fine ‘900 che, oltre ad essere cantati, ricordati e rimpianti, sono fatti per migliorarci, esserne degni, all’altezza, semplicemente portandoli dentro e intorno a noi, per non perdere la speranza che…’ll’aria s’adda cagná.. Proprio come avrebbero voluto, con la Poesia che Pino ci lascia nel suo eterno Presente…”

 

 

 

 

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