Cosa sta succedendo nella Massoneria italiana. La “coraggiosa ribellione” di Sergio Ciannella, Gran Maestro GLDIRS

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di Claudia Izzo-

I cieli stellati, si sa, nascondono comete che come tali brillano fino a spegnersi. Così nel cielo stellato degli ALAM, seconda obbedienza massonica italiana per numero di affiliati, si sta assistendo ad una notte ormai troppo buia dove a brillare saranno nuove stelle.

Oltre 6.000 gli affiliati di tutta Italia che stanno comprendendo sempre meglio la situazione che per molti era sconosciuta nei dettagli.

Tra maglietti e colonne, grembiuli e guanti bianchi, anni di battaglie legali nell’ambito della Massoneria italiana degli ALAM sembrano giungere ad un importante punto di snodo.

A Palazzo Vitelleschi, si vivono ore difficili. E’ questo uno dei più affascinanti palazzi di Roma, innanzi a Largo di Torre Argentina, dove si dice sia morto Giulio Cesare e dove vive la colonia felina più antica di Roma. E’ qui la sede operativa della Gran Loggia d’Italia degli ALAM, che trae le sue origini dalla Massoneria detta di Piazza del Gesù Palazzo Vitelleschi, così denominata per volere del Gran Maestro Renzo Canova, di cui hanno fatto parte il principe De Curtis, in arte Totò e Gabriele D’Annunzio, per citare alcuni affiliati illustri, nata da una scissione epocale del Grande Oriente d’Italia, noto come Massoneria di Palazzo Giustiniani.

Il 17 Giugno, in pieno periodo solstiziale, mentre ciascun massone vive la luce e la rinascita interiore, a Roma, presso le aule del Tribunale Civile viene emessa una sentenza, a firma del Giudice Iannaccone, che vede sconfitto l’attuale Sovrano Gran Commendatore Luciano Romoli, commercialista romano, il suo vice Luigi Restelli e l’ex Gran Maestro Antonio Binni,  accusati di irregolarità e poi processati in seguito alle accuse mosse da Sergio Ciannella, avvocato napoletano, che con le sue cariche apicali ha occupato i ruoli più prestigiosi e aperto ponti con Obbedienze europee e mondiali, a capo di un foltissimo gruppo di fuoriusciti, già Gran Priore della seconda obbedienza italiana, divenuto poi Sovrano Gran Commendatore Gran Maestro del Rito Scozzese, GLDIRS.

Dunque, restano “bruciati tra le colonne” Luciano Romoli e Antonio Binni, mentre Sergio Ciannella ed altri vengono riammessi negli ALAM; in parole povere la Gran Loggia d’Italia degli ALAM ha perso i suoi vertici e sta per averne di nuovi. Ne parliamo con l’avv. Sergio Ciannella.

Facciamo un passo indietro, come nasce questo contenzioso?

Il contenzioso nasce alla fine del 2016 quando alcuni membri effettivi del Supremo Consiglio vengono a conoscenza di un’azione, definirei indegna, dei vertici della Massoneria appena eletti. Parliamo dell’avv. Antonio Binni, eletto Sovrano Gran Commendatore e Gran Maestro e di Luciano Romoli eletto Luogotenente Gran Commendatore, Gran Maestro Aggiunto Vicario.

Le elezioni si erano tenute il 17 dicembre 2016, il giorno dopo, come da prassi, si riunisce il Supremo Consiglio per commentare le elezioni, ratificare le nomine e rinnovare le cariche del Supremo Consiglio. In apertura riceviamo una sorpresa sgradevolissima: il confermato Sovrano ci comunica di aver espulso uno dei più autorevoli membri del Supremo Consiglio, Luigi Pruneti, che era stato Sovrano Gran Commendatore Gran Maestro dal 2007 con me Vicario e, nel mandato precedente di Binni, aveva ricoperto il ruolo di Grande Oratore della Gran Loggia d’Italia.  Ci viene comunicata dunque questa sospensione insieme a quella di un altro membro effettivo di Firenze, Riccardo Cecioni, senza darne motivazione. In seguito veniamo a conoscenza che mezz’ora dopo la riunione Binni e Romoli avevano riunito quattro membri effettivi per nominare, col pretesto di una riunione urgente del Sacro Collegio, ben 31 nuovi membri nel Supremo Consiglio di cui 15 effettivi e 16 aggiunti. Tutto questo per poter governare la Comunione Massonica indisturbati, potendo fare affidamento sull’appoggio di una larga maggioranza.

 Un’azione, dunque, che va al di là di tutti gli statuti?

Un blitz, un colpo di mano. Dato che il Supremo Consiglio è l’organo più alto della Massoneria, autorevole e influente su tutto, considerato che in seno al Supremo Consiglio il Sovrano Gran Commendatore è un -primus inter pares-, come il Maestro Venerabile nella Loggia, gli altri membri effettivi hanno diritto-dovere di dire la loro e, ove occorra, di controllare e contestare il suo operato.

Evidentemente questa facoltà era considerata un’azione di disturbo intollerabile per chi intendeva spadroneggiare, quindi hanno avuto cura di neutralizzare ogni opposizione prima espellendo Luigi Pruneti e Riccardo Cecioni, poi gli altri fratelli, notoriamente liberi, che avevano contestato il blitz: il sottoscritto, Paolo Ciannella, Ezio Botta e altri quattro che venivano di fatto emarginati con l’immissione di questo gruppo di 15 membri effettivi. Infatti in quel momento il Supremo Consiglio era formato da appena 18 membri tra cui alcuni anziani assenti per malattia, quindi la parte vitale era rappresentata da noi. Questo è stato il casus belli

Ma alla base della querelle vi era anche la tensione dovuta alla gestione delle risorse dell’Ordine?

Non ci ponevamo questo problema, questo è sorto dopo, quando ci siamo resi conto che gli interessi in gioco erano tutt’altro che iniziatici. La motivazione dello scontro è stata di natura etica perché nella Massoneria l’etica viene al primo posto e se i Massoni, specialmente di livello e di grado elevato, non rispettano le regole crolla tutto l’edificio e si disperde il patrimonio di valori iniziatici depositato nell’istituzione.

Lei come si è sentito da “fuoriuscito”?

È stata una cosa graduale che alla fine ha portato ad un atto, potremmo dire, di coraggiosa ribellione. Quando siamo venuti a conoscenza di tutto questo, come prima cosa abbiamo chiesto al Sovrano di rivedere questa posizione, lo abbiamo addirittura pregato di rientrare nei ranghi; lui ha risposto in maniera piccata e superba. Antonio Binni, voglio ricordarlo, è colui che l’anno dopo, dinanzi alla Commissione Antimafia presieduta da Rosi Bindi affermava: “sono il Sovrano, Gran Commendatore, Gran Maestro, sono intoccabile e rispondo solo all’Essere Supremo”. E inoltre:” governo col pugno di ferro ed espello quando le cose non vanno”.

Dunque cademmo nello sconforto. Eravamo in nove, giusto la metà del Supremo Consiglio e ci consultammo: o ci rassegnavamo, o andavamo via o ci riappropriavamo del Supremo Consiglio visto che io ero Gran Priore, terza carica e in assenza delle due apicali avevo il diritto di presiedere il Supremo Consiglio. Tutto questo non fu deciso da me ma fu una proposta unanimemente condivisa, partita da uno dei membri effettivi più rappresentativi, Ezio Botta. Nacque così l’idea di continuare a far vivere il Supremo Consiglio nel suo prestigio e regolarità. In un primo tempo, il Supremo Consiglio così recuperato amministrò non solo le Camere di Rito che erano passate da noi ma anche quelle Logge che si erano subito aggregate. In seguito, poiché cresceva il numero dei fratelli e delle logge, abbiamo avuto la necessità di creare un’Obbedienza denominata Gran Loggia d’Italia di Rito Scozzese, proprio per evocare l’influenza dei gradi superiori del Rito. In pratica è avvenuto qualcosa di simile alla scissione di Saverio Fera del 1908 che produsse la separazione del Supremo Consiglio, nostro progenitore, dal Grande Oriente d’Italia e la costituzione della Serenissima Gran Loggia d’Italia nota come Massoneria di Piazza del Gesù, oggi Gran Loggia d’Italia degli ALAM. Da quel momento in poi abbiamo vissuto una Massoneria che ha ampiamente soddisfatto le nostre aspirazioni.

Una volta ripreso il Governo del Supremo Consiglio abbiamo messo contemporaneamente sotto processo massonico Binni, Romoli e gli altri responsabili  del colpo di mano, processo che ha avuto luogo il 20 Aprile 2017 e si è concluso con la espulsione degli accusati. Per ritorsione Binni ha dato vita ad un processo illegittimo nei confronti miei e degli altri Membri Effettivi fino ad arrivare alla radiazione che è stata annullata dal Tribunale di Roma.

Dunque nel 2016 ci sono le elezioni e viene riconfermato Antonio Binni, per un secondo triennio con maggioranza sull’unico concorrente Marco Galeazzi. Binni opera dunque fino al 2019 con Romoli vicario che a sua volta viene eletto nel 2019 e nel 2022 allunga la durata del mandato da 3 a 5 anni con possibilità di rinnovo. A febbraio 2022, il Giudice Iannaccone rigetta l’impugnazione che Romoli  ha proposto contro la radiazione  da Lei provocata. L’altra causa termina con l’annullamento della radiazione fatta nei Suoi confronti. Quali sono gli scenari che si aprono adesso?

In base a queste due sentenze Romoli non ha diritto a restare nel posto in cui si trova e tutti gli atti da lui compiuti dal 2019 sono nulli. Inoltre ha l’obbligo di dare il rendiconto di questi anni e di restituire quanto ha incassato illegittimamente a titolo di compensi. In conseguenza dell’annullamento della mia radiazione, ho diritto di rientrare nella Comunione come Gran Priore e di assumerne il governo provvisorio come terza carica, in assenza delle prime due, per indire nuove elezioni e rimettere le cose a posto. Abbiamo chiesto a Romoli di dare le consegne, ma ha rifiutato. Poiché le sentenze non sono definitive, ciò ci costringe a fare ancora ricorso all’Autorità Giudiziaria.

Quindi, il passo successivo?

Dovrà ancora essere interessata la magistratura che dovrà verificare la gestione patrimoniale di questi anni.

Migliaia sono gli iscritti che si sono allontanati dalla Comunione di Palazzo Vitelleschi e che forse lo faranno ora che il Vaso di Pandora è stato scoperchiato.  Molti sono confluiti nella nuova obbedienza fondata da Luigi Pruneti, OMTI, Ordine Massonico Tradizionale Italiano, altri nella Gran Loggia Liberale di Galeazzi, altri hanno aderito alla Gran Loggia d’Italia di Rito Scozzese retto da Lei. Oggi com’è la situazione nel percorso di crescita e di sviluppo dell’Obbedienza?

Abbiamo un trend di crescita in controtendenza, sotto tutti i punti di vista, men tre le obbedienze più importanti, italiane ed estere, in questo momento storico sono in declino.

Come se lo spiega?

Noi siamo riusciti a scacciare tutte le scorie profane dalla nostra Comunione e stiamo facendo semplicemente ciò che è previsto dai nostri statuti e dai nostri rituali, né più né meno, non abbiamo nessuna formula magica ma pratichiamo la Massoneria autentica e questo diventa attrattivo per il mondo massonico, dove tutto si sa e si riconosce. Man mano che andiamo avanti acquistiamo sempre maggior prestigio, anche in termini numerici, perché puntiamo alle qualità umane, consapevoli che solo così si salvaguarda il patrimonio morale della Massoneria.

Cosa l’ha spinta ad entrare in Massoneria?

Avevo 25 anni e non ho mai avuto il minimo dubbio che questa dovesse essere la strada. Affascinato da miti, leggende, cavalieri, epica, avevo un’attrazione grandissima per questo mondo. Quando mi parlarono di Massoneria non ebbi un attimo di dubbio perché ero convinto che fosse il mio destino. Racconterò un aneddoto: l’avvocato che mi contattò e mi parlò per la prima volta di Massoneria non tornò più sull’argomento. Passò un po’ di tempo, ero inquieto e mi chiedevo perché non me ne parlasse più. Presi così il coraggio a due mani e lo chiamai, lui mi rimproverò dicendomi – non ti devo mica inseguire, se avevi interesse dovevi chiamarmi tu…- così incominciai.

Qual è l’elemento attuale della Massoneria di oggi?

L’attualità di sempre. La Massoneria è stata sempre attuale perché ha unito due fattori fondamentali dell’esistenza umana: il fattore etico che è alla base di tutto e il fattore di ricerca, gnoseologico, che la Massoneria appaga attraverso un percorso iniziatico. Ma qui ci inoltreremmo in un ambito che non è facile spiegare.

Si è parlato in passato di devianze della Massoneria, di scopi sinistri, diversi da quelli statutari. Qual è il Suo pensiero in proposito?

Questa è una forma di “scippo” della Massoneria da parte di formazioni che non hanno nulla a che vedere con la Massoneria. Io contesto, e l’ho scritto diverse volte, il fatto che talune organizzazioni abusino del nome Massoneria che si identifica semplicemente in quel segmento che riflette principi e regole fondate nel 1717. Tutte le deviazioni dovrebbero essere discriminate e chiamate col giusto nome di aggregazioni di altro tipo, ma certo non si tratta di Massoneria. Quindi è un problema di identità, la difesa della Massoneria è nella salvaguardia della sua identità.

Concetto di fratellanza, termine molto attuale ai giorni nostri, implica un concetto profondo di unione, condivisione. Oggigiorno quanto è pregno questo termine? Quanto è importante nella Massoneria e nel mondo profano?

E’ un concetto molto importante che può essere facilmente travisato. La Fratellanza per la Massoneria non è mutuo soccorso. Infatti ci teniamo a dire a coloro che si avvicinano alla nostra associazione che da questa è bandito qualsiasi tipo di rapporto che abbia a che vedere  con interessi economici e vantaggi personali, tuttavia si rifà ad un discorso solidaristico che ha a che vedere con la filantropia perché da un punto di vista morale noi siamo convinti che i Massoni possono fare tanto. C’è bisogno di aiuto, di conforto, punto di vicinanza alle persone che hanno bisogno. Noi dobbiamo attestarci su questa linea e scacciare qualunque sospetto che nella Massoneria si possa accedere per interessi materiali.

Intessere rapporti di Fratellanza a livello mondiale, crescere insieme ad altre Obbedienze mondiali, cosa ha lasciato in Lei?

Mi ha dato l’idea della Universalità della Massoneria, l’idea di un qualcosa che unisce tutti gli esseri umani, una sorta di linguaggio unico, la lingua dei simboli praticata in tutto il mondo.

Insomma, è il caso di dire “carta canta”, le due sentenze a favore della linea portata avanti dall’avv. Sergio Ciannella sono dunque efficaci anche se non definitive. Palazzo Vitelleschi a Roma attende, a rigor di legge, che si insedi il nuovo Supremo Consiglio, stavolta sotto un promettente cielo stellato.

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