Quirinarie. Giorno 5.

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di Pierre De Filippo-

La notte ha portato consiglio? C’erano molte speranze, Salvini predicava calma e ottimismo ma alla luce del sole tutto appariva molto più sfumato.

La serata cosa ci aveva lasciato? Ci aveva lasciato le coalizioni spaccate: mentre a destra Fratelli d’Italia propone il nome di Cassese – insieme a quello della Belloni – Forza Italia in serata risponde, per bocca di Gasparri, che “Cassese è irricevibile per noi…”. Le motivazioni, quelle vere, si ignorano ma ubi maior, se lo dice Gasparri alziamo le mani.

Nell’altro fronte, invece, sempre in serata rumours parlano di una comunione di intenti tra Salvini e Conte – Italia rimembri ancora il governo gialloverde? – sul nome di Frattini, già ritenuto irricevibile per PD e Italia Viva.

Le due coalizioni, dunque, ostentano unità ma poi procedono in ordine più che sparso.

La novità più importante della giornata è l’accoglimento della richiesta della doppia votazione al giorno: si voterà dunque di mattina e di pomeriggio, con l’intervallo per la sanificazione dell’aula.

Il centrodestra si riunisce nuovamente ed esce col nome, non nuovo, della Presidente Maria Elisabetta Casellati, che si è molto spesa per se stessa.

Parallelamente, Salvini – che cerca ancora il bandolo della matassa, senza trovarlo per ora – convoca una riunione con Letta, Renzi, Conte e Speranza, contemporaneamente alla prima chiama. Ciò che significa? Che se alla prima chiama della giornata, alle 11, non c’è ancora un accordo tra i leader, e il nome proposto del centrodestra è quello della Casellati, si può dire con buona dose di certezza che il prossimo inquilino del Quirinale non sarà l’attuale Presidente del Senato, che viene così bruciata.

Cosa che conferma anche Renzi in una chat privata con i suoi grandi elettori: “non ritirate proprio la scheda, astenetevi; se la smettono di fare X-Factor alla sesta chiudiamo”.

Poi, però, il vertice non si tiene: Letta, Conte e Speranza disertano il vertice. Conte annuncia: “non accettiamo convocazioni da parte di nessuno”. Letta è silente.

Salvini a mezzogiorno incontra la stampa in una conferenza kafkiana: ribadisce i nomi della rosa, vira su Casellati e poi dice tutto e il suo contrario su Casini, Draghi, Mattarella. Come se non ci fosse una logica.

L’idea di un centrodestra compatto si scontra col primo voto di giornata: la Casellati – vittima sacrificale, come abbiamo già detto – prende 60 voti in meno di quelli previsti e, come previsto, la candidatura sfuma.

Da sinistra chiaramente esultato. Marcucci: “adesso basta spallate” mentre la Meloni rivendica: “noi e Salvini abbiamo tenuto, gli altri della coalizione no…”.

La seconda votazione inizia puntuale come sempre: la destra non ritira la scheda – come aveva fatto la sinistra di mattina – mentre PD, M5S e Leu votano votare scheda bianca.

Ma è come se fosse una pantomima perché l’attenzione non è più a Montecitorio, si è già spostata in uno degli uffici del Movimento 5 Stelle.

Si incontrano Giuseppe Conte, Enrico Letta e Matteo Salvini, per la prima volta tutti e tre dall’inizio della maratona, del romanzo. In pomeriggio, si dice, Salvini ha incontrato Draghi in un anonimo palazzo di via Veneto. C’è aria di accordo? Di conclusione.

All’uscita, Letta smorza un po’ i toni dell’entusiasmo: “serve una presidente o un presidente all’altezza di Mattarella”, arginando così l’ipotesi di un bis. Poi aggiunge: “non devono esserci né vincitori né vinti” e probabilmente parla anche all’interno del suo partito.

Si parla di una rosa: Draghi, Casini, Belloni e Mattarella bis.

Alle 19.50 Salvini lancia la bomba: “sto lavorando per il primo Presidente donna della nostra storia”.

E con questa notizia si chiude la giornata. Del doman, forse, stasera c’è qualche certezza in più.

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