Quirinarie. Giorno 2

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-di Pierre De Filippo-

Si riparte oggi dopo il nulla di fatto di ieri, dopo 672 schede bianche – lo stesso numero che sarebbe stato sufficiente ad eleggere il Presidente per le prime tre votazioni – e un numero enorme di schede disperse di nomi più o meno noti, più o meno conosciuti.

Fosse il secondo tomo di un manuale, ripartiremmo da questa frase che Matteo Salvini lascia nella serata di ieri: “Sto lavorando perché nelle prossime ore il centrodestra unito offra non una ma diverse proposte di qualità, donne e uomini di alto profilo da mettere sul tavolo delle proposte”.

I nomi arrivano nella conferenza stampa unitaria – con Tajani, Meloni, Toti e gli altri di centrodestra – tenuta nella auletta dei gruppi alle 16.30.

I nomi sono quelli di Marcello Pera, filosofo ed ex Presidente del Senato, Letizia Moratti, ex ministra, ex presidente della Rai e ora vicegovernatrice della Regione Lombardia e Carlo Nordio, magistrato e uomo di legge.

In realtà, ci sono altri tre nomi che aleggiano, due dei quali vengono fatti per evitare dietrologie: quello di Antonio Tajani – “col curriculum migliore”, dicono in coro Salvini e Meloni –, quello di Maria Elisabetta Alberti Casellati, Presidente del Senato, che si preferisce tenere fuori perché “occupa un ruolo istituzionale” e quello, che però non viene fatto, di Franco Frattini, ex ministro con Berlusconi, neo Presidente del Consiglio di Stato ma di posizioni filorusse oggi poco gradite ai più.

Che nomi sono quelli proposti? L’idea è che siano nomi nati già deboli, cosa di cui sono consapevoli in primis i proponenti.

I nomi vengono ritenuti “di qualità” da parte di Letta, mentre Conte mette le mani avanti: “la destra ha, non solo il dovere, ma anche il diritto di fare dei nomi” e su Draghi aggiunge “la nostra nave è ancora in difficoltà, non possiamo cambiare timoniere”, confermando l’indisponibilità del Movimento.

Poi, i due si incontrano, presente anche Speranza, per il vertice di centrosinistra. Inizia molto più tardi delle 17.15, orario previsto.

La nota, che arriva alle 19.15, è quella che si aspettava: i nomi sono di qualità ma irricevibili. Vediamoci domani, propongono, e discutiamone. “Dobbiamo incontrarci e buttare via la chiave finché non troveremo un accorto”, chiosa Letta.

Ma siamo già oltre, in un nuovo scenario.

Lo spoglio non dà grandi sorprese: le schede bianche sono nuovamente maggioritarie mentre i voti dispersi sono ancora di più e più fantasiosi. Maddalena incrementa le sue preferenze e così Mattarella, per tutti i nostalgici e gli speranzosi di un bis.

Cosa ci lascia questa giornata? L’ennesima conferma di un Parlamento di minoranze e di debolezze, difficili da colmare.

La destra rivendica la sua legittimità a fare dei nomi, e fa bene. Dovrebbe anche ricordare che, sette anni fa, proponeva Vittorio Feltri come candidato di bandiera. Oltre alla legittimità a fare nomi, occorre badare anche alla loro ricevibilità, tanto più se nessuno ha i numeri di eleggerselo da solo.

Una nota di colore – poi vedremo quanto solo di colore – la si è avuta all’alba, quando Pierferdinando Casini ha postato sui social una foto in bianco e nero, di lui che comizia, al congresso dei giovani Dc di Bergamo 1977.

“La passione politica è la mia vita”, scrive, come a voler rivendicare presenza e possenza.

Intervistato per strada, a domanda se avrebbero dovuto chiamarlo già “presidente”, ha risposto: “come mi dovete chiamare? Casini, come fate da quarant’anni”, rimarcando nuovamente la sua esperienza politica e parlamentare.

Dunque, Casellati o Casini?

Questi paiono essere i nomi più plausibili.

Stasera Italia Viva proporrà di iniziare due votazioni al giorno, plausibile anche questo.

Oggi finisce così, nuovamente del doman non v’è certezza.

 

 

 

Nell’immagine Letizia Moratti, ex ministra, ex presidente della Rai e ora vicegovernatrice della Regione Lombardia

 

 

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