Poco tempo e tanti adempimenti: parte la nuova legislatura

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di Pierre De Filippo-

L’appuntamento è fissato per giovedì 13 ottobre, quando a Palazzo Madama ed a Montecitorio si riunirà il nuovo Parlamento per inaugurare la diciannovesima legislatura.

Il Presidente della Repubblica non vuole perdere tempo, perciò nel giro di pochi giorni avvierà e condurrà a conclusione le classiche consultazioni. Dovrebbero durare poco perché lo scenario emerso dalle ultime elezioni è abbastanza chiaro: la destra ha vinto, ha una buona maggioranza in entrambe le Camera e Giorgia Meloni raccoglierà lo scettro – oltre che la campanella – di Mario Draghi.

Anche la composizione del governo non sembra così problematica: avendo Fratelli D’Italia sostanzialmente quasi dieci punti percentuali più di Forza Italia e Lega messi insieme, la loro forza contrattuale non equivarrà ad una potenza di fuoco.

Questo che significa? Che forse non vedremo Salvini al Viminale e non vedremo neanche Berlusconi a Palazzo Madama.

Sul toto-nomi, che è una cosa che ci entusiasma sempre, circolano le opzioni più disparata ma ha poco senso resocontarle ora, ci basterà attendere qualche settimana.

Alcuni temi, però, restano aperti. Oggi, Guido Crosetto – uno dei fondatori di Fratelli d’Italia e tra gli uomini più fidati di Giorgia Meloni, oltre che tra quelli più equilibrati del partito – ha nuovamente posto l’accento sulla necessità di “rivedere il Pnrr”.

Un tema che spaventa i mercati che, infatti, hanno risposto con l’incremento dello spread. Anche perché non si capisce esattamente cosa intenda la principale forza del Paese con “rivedere”, “rinegoziare”, “ridiscutere”.

Un sistema basato su bandi, gare, tempi certi e scadenze non può essere rinegoziato.

E poi la Nota di Aggiornamento al Bilancio, che Draghi presenterà in settimana e che traccerà la linea della futura Finanziaria.

Tutto procederà di comune accordo o ci saranno, già in questa fase, delle fibrillazioni? Staremo a vedere.

La Meloni, nelle ultime settimane, è stata la più feroce avversaria di qualsiasi scostamento di bilancio, sulla scia di Draghi e, certamente, dopo averne parlato anche con lui. Ora si troverà a gestire il caro bollette, il prossimo Decreto Aiuti e le interruzioni di rifornimento dal gasdotto Nord Stream. Da questo punto di vista sarà interessante capire chi siederà sulla seggiola che, fino ad ora, è stata di Roberto Cingolani alla Transizione ecologica.

E poi, le pensioni, la flat tax, le modifiche al Reddito di Cittadinanza, l’attenzione ai mercati, alle mosse della Banca centrale, all’inflazione e ai tassi di interesse.

Il nuovo governo sconterà le sue posizioni euroscettiche e sovraniste?

Probabilmente sì. Solitamente i mercati sono gli ultimi a convincersi che davvero chi proponeva di uscire dall’Euro e che, fino a qualche giorno fa, predicava che per l’Unione europea “la pacchia è finita” si sia davvero redenta.

Compito di Giorgia Meloni fornire garanzie su questo fronte.

Così come su quello del rispetto dello stato di diritto. La Meloni è politica astuta e sa che sui temi civili dovrà andarci veramente con calma e che l’Italia non diventerà mai una Ungheria o una Polonia.

Ma il posizionamento internazionale è, oggi, fondamentale. Sia quello atlantico che quello europeo. E se, rispetto alla Nato, non ci saranno certamente dubbi o fraintendimenti, sostenere le tesi di Orbàn in Europea può spingere lei – e noi con lei – verso quei Paesi di Visegrad che certamente non godono di ampie simpatie e fiducia.

Noi non possiamo permettercelo.

Per il resto, tutto bene.

 

 

https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0

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