Pace fatta tra Giuseppe Conte e Beppe Grillo: “E ora pensiamo al 2050”

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-di Pierre De Filippo-

Sono entrambi sorridenti e abbronzati, Giuseppe Conte e Beppe Grillo, in un ristorante di Marina di Bibbona, dove il ligure ha casa.

Sono sorridenti, abbronzati e allegri, pensando al 2050, del partito – meglio, del Movimento – e del Paese. Apprezzabile è, soprattutto, la nonchalance con cui i due gozzovigliano, anche se pietanze ancora non se ne vedono, e scherzano tra di loro.

Apprezzabile perché non più tardi di due settimane fa, Giuseppe Conte aveva tenuto una conferenza in cui, pacatamente ma categoricamente, aveva posto al leader fondatore comico (o, se volete, comico leader fondatore) un out out: o io o te, in sintesi.

Ancora più apprezzabile perché, all’out out, Grillo aveva risposto dicendo di Conte che “non ha né visione politica, né capacità manageriale, non ha esperienze di organizzazioni né capacità di innovazione”.

Bene ma non benissimo, verrebbe da dire.

Soprattutto perché al Churchill così rappresentato sono state affidate le sorti del Paese per circa due anni e mezzo – dal giugno 2018 al gennaio 2021 – in cui siamo passati da Salvini alla pandemia, due bei problemi. E Conte era, all’epoca, un perfetto sconosciuto per milioni di connazionali, catapultato a ricoprire l’impossibile ruolo del Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica italiana solo perché a volerlo, e fortemente, era stato il primo partito in Parlamento, quel Movimento 5 Stelle di cui Grillo è fondatore e padre nobile.

Pare di risentire la sora Lella, col suo verace accento romanesco, dirci che “annamo bene. Proprio bene…”.

Si può, con un tratto di penna o, come in questo caso, con una ipocrita fotografia accantonare tutto questo livore? Fare finta che non vi sia mai stato? Che alcune dichiarazioni non siano mai state rilasciate? In un Paese normale no, in Italia si.

Eppure, pare ci sia stata la tanto agognata pace, dinanzi ad un antipasto di pesce, una spigola al forno con contorno di verdure, come riportano i bene informati.

C’è evidentemente, però, ancora qualcosa che non va: se nel Paese del buon cibo, un armistizio che pare quello del settembre 1943 debba essere firmato dinanzi ad una spigola al forno – con tutto il rispetto per le spigole e le sue associazioni di categoria – c’è qualcosa che non torna.

Innanzitutto, Conte aveva detto no alla diarchia e Grillo no alla gestione assolutistica; dunque? Chi ha vinto? Non è dato sapersi ma, ad occhio e croce, non sembra ci siano molte alternative tra le due che entrambi aborriscono.

E poi, che linea tenere nei confronti del governo Draghi? Una più aperturista e tollerante, come vorrebbe Grillo che ha, in più di una occasione, definito il Premier “un grillino” o, viceversa, una più dialettica e critica, che sta a cuore a Giuseppe Conte?

Non è ancora chiaro e, forse, non lo saprà mai.

Succederà, perché succederà così, che il Movimento 5 Stelle diventerà contemporaneamente partito di governo e partito di opposizione, questa sorta di dono dell’ubiquità politica che solo in Italia conosciamo: Grillo parlerà quando Draghi prenderà qualche decisione a loro vicina in materie ambientali o sociale, Conte replicherà – come ha già fatto – quando, ad esempio, si toccherà la giustizia, fino a poco tempo fa appannaggio del suo prediletto Bonafede.

Il poliziotto buono ed il poliziotto cattivo, per rendere il M5S davvero il partito di tutte le stagioni.

Chi tira un sospiro di sollievo sono i pontieri: Luigino Di Maio, che stava già pensando di doversi interessare ai centri di collocamento, non come ministro ma come utente; Fico, che ha lasciato correre l’opportunità di candidarsi a sindaco della sua città, Napoli; e Patuanelli che, essendo il grillino meno grillino di tutti, se le acque si fossero intorpidite sarebbe stato certamente il primo sacrificato sull’altare del populismo (d’altronde, contro Toninelli e Paola Taverna non avrebbe avuto chances).

Il movimento che ha rivoluzionato l’Italia forse torna a nutrire la speranza di avere un futuro. E se ciò dovesse accadere, forse saremmo noi a dover accantonare la speranza di avere un futuro.

 

 

 

 

“Special Address by Giuseppe Conte, Prime Minister of Italy.” by World Economic Forum is licensed under CC BY-NC-SA 2.0

“Beppe Grillo” by Liwax is licensed under CC BY-NC 2.0

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